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Le parole di chi rimuove la pace

di Fabio Mini - 30/11/2025

Le parole di chi rimuove la pace

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Da “irricevibile” a “dignitoso”, da “ibrido” a “bastardo”. Capire il vocabolario di chi vuole continuare la guerra in Ucraina aiuta a svelare le ragioni di quasi 4 anni di combattimenti

Nei momenti di bisogno si vedono gli amici e in quelli di crisi si vedono chi ha i nervi a posto e chi è nel panico. Indicatore fondamentale dello stato mentale è il linguaggio. C’è una logica nel linguaggio diplomatico ampolloso, criptico, incomprensibile ai più e talmente ambiguo da poter essere interpretato in un modo e nel suo opposto.
Il linguaggio deve dimostrare lucidità, distacco, freddezza e deve annullare le emozioni che potrebbero tradire il panico che è sempre una vulnerabilità in più offerta all’avversario. Oggi nel momento più delicato della guerra ucraina e delle altre crisi che hanno già sconvolto l’Europa e il Medio Oriente e si accingono a espandersi nel resto del mondo, il linguaggio adottato dagli europei denota soltanto panico. Si coniano nuove espressioni e si attribuiscono nuovi significati a vecchie espressioni. Una parolina ormai abusata è “irricevibile” riferita a qualsiasi cosa non collimi con i propri pensieri. Interessante è che nel momento in cui si definisce irricevibile, la proposta è stata già ricevuta e valutata. Altro termine è “ibrido” riferito alla minaccia da contrastare che prende a prestito un termine scientifico per descrivere qualcosa che nel quadro bellico è assolutamente normale e quasi banale: la natura multiforme della guerra. Inoltre, se si riferisce alla nostra guerra, il termine ha carattere benigno e salutare inteso come incrocio anche migliorativo, se riferito all’avversario assume un significato maligno, qualcosa di infido, subdolo, illecito perché possa meglio spaventare e diffondere il panico. L’ibrido dell’avversario è più vicino al termine “bastardo” che al mix di capacità. In questa accezione in lingua inglese è un epiteto peggiore del più noto “figlio di p…”. Infatti quest’ultimo ha un senso commerciale che lo rende quasi accettabile per una cultura mercantilistica come quella anglosassone. Il “figlio di p…” è frutto di un rapporto negoziale legittimo: sesso in cambio di denaro. La meretrice è una impresaria di sé stessa e il figlio è semplicemente frutto di una distrazione, noncuranza o del malinteso sulla protezione assicurata dal pappone o da quella che l’incauta madre riteneva di godere portando al collo la medaglietta di San Nicola di Mira. Il bastardo è invece un figlio illegittimo, non voluto, frutto di un tradimento, di un contratto (il matrimonio) violato. Di recente, rappresentanti politici europei in preda al panico hanno riesumato il termine “ripugnanti” nella sua accezione più negativa di schifose, obbrobriose, vomitevoli, per definire le proposte di pace americane per l’Ucraina piegata da una guerra “bastarda”. In effetti deve essere realmente ripugnante l’idea di far cessare un conflitto che promette ricchezze e soddisfazioni per pochi operatori e politici ibridi (multiformi) e le loro schiere di sostenitori e megafoni ibridi (bastardi).
L’amico e collega prof. Giuseppe Romeo nei suoi lucidi post ha chiesto ragione di un altro termine abusato e distorto dal panico europeo: “Inaccettabile”. “L’Unione europea – scrive Romeo – rivendica un posto da protagonista in un conflitto che ha combattuto seguendo prima gli Stati Uniti neo-conservatori e poi continuando sulla pelle degli ucraini, sostenendo un regime di dubbia legittimità. Ma è un posto che non le spetta avendo rinunciato sin dall’inizio delle ostilità ad assumere quel ruolo di principale negoziatore che lo spirito dei trattati del 1957 e delle successive ambizioni di affermarsi come fattore di stabilità continentale le avevano riconosciuto e nel quale si doveva credere e sperare. L’Europa, ovvero la UE, può indignarsi quanto vuole. Per la Kallas le condizioni sono inaccettabili? Può sempre decidere di combattere e così regolare i conti con Mosca, ma dovrebbe spiegare come e in che misura abbia avuto un padre ministro comunista nella Estonia sovietica e oggi motivare questo cambio di direzione, questo odio poco riconoscente. E se è inaccettabile un tentativo di negoziato se non considerando solo le condizioni poste dall’Unione europea, che non conta caduti se non quelli altrui, bisogna ricordare che è inaccettabile, oltre che irresponsabile, aver provocato la Russia trattandola da pezzente. Inaccettabile è stato rifiutare ogni possibile negoziato dopo aver affondato Minsk e Istanbul, costringendo l’Ucraina a rifiutare ogni tipo di accordo (si ricordi Boris Johnson e Starmer, Stoltenberg o il nuovo Rutte). Inaccettabile è stata una diplomazia europea miope e supponente che dopo aver seguito pedissequamente le ultime ambizioni americane di ciò che restava della prospettiva neocon affidate a Biden, dopo essere stata abbandonata da Trump tenta di fare la voce grossa giocando sulla paura del domani. Inaccettabile è aver permesso che il sangue di una guerra inutile corresse di nuovo sul continente come inaccettabile è l’aver usato il sangue degli ucraini, quelli onesti costretti a pagare gli errori e le ambizioni di pochi. Inaccettabile è aver bruciato risorse che avrebbero permesso di rilanciare l’economia europea e tutelarne la competitività, di migliorare la qualità della vita dei cittadini europei e di mantenere l’efficienza operativa degli strumenti militari europei di cui da oggi, e per i prossimi anni, non potremmo disporre, Rearm-EU nonostante. Inaccettabile è il non aver avuto almeno un piano di controllo delle risorse affidate al governo ucraino per evitare fenomeni di corruzione che sembrano tutt’altro che occasionali. Inaccettabile è l’improvvisazione, il dilettantismo dimostrato da leadership inadeguate non solo a portare avanti uno spirito europeista concreto, ma ad affrontare le prossime sfide da pari con Paesi che non intendono essere considerati secondi a nessuno. Oggi, coloro che rifiutano la proposta di Trump e sono alla ricerca di una “pace giusta”, poi ricorretta in “pace dignitosa” – e si spera non si trasformi in una pace obbligata e senza condizioni – dovrebbero spiegare perché ci sono voluti quattro anni e un milione di morti per raggiungere un risultato che si sarebbe potuto raggiungere dopo sei mesi solo se gli Stati Uniti di Biden ma, soprattutto, una troppo compiacente Unione europea l’avessero voluto”. (Il mondo visto da Sud. Una pace giusta? 23.11.25).
Ed ecco due termini riapparire dai recessi della storia della diplomazia: uno, “compiacere”, era da bandire in quanto sinonimo di servitù e piaggeria e l’altro, “dignitoso”, era da preservare in quanto pilastro delle relazioni internazionali e dei negoziati quando le parti riconoscevano di avere il dovere di rispettare la dignità altrui per salvaguardare la propria. Oggi il primo termine si riafferma nelle forme peggiori d’incompetenza e servilismo e il secondo si perde non tra le rovine della guerra, ma tra quelle della politica contagiata dal panico della burocrazia.