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Leggere Frank Furedi per comprendere il valore (virtuoso) di confini e frontiere

di Lorenzo Borrè - 21/06/2026

Leggere Frank Furedi per comprendere il valore (virtuoso) di confini e frontiere

Fonte: Barbadillo

Confine, frontiera, limite. In questi tre concetti si riassume tutto quello che è aborrito dall’ideologia della Forma Capitale e dai cantori delle sue magnifiche sorti e progressive.

E così è bastato che tra gli argomenti del tema di maturità scelti dal Ministero dell’Istruzione (e del merito) spuntasse una riflessione di Frank Furedi per far strepitare le oche capitoline che presidiano la rocca del pensiero dominante e per avvertirci, nel nostro perenne stato di sonno della Ragione, che ancora una volta la barbarie fascista è alle porte e che la Società Aperta è a rischio.

E poco importa che Furedi non sia fascista e ancor meno che le riflessioni del sociologo portate all’attenzione della platea dei maturandi riguardassero il confine che separa l’adolescenza dall’età adulta, quel confine che Joseph Conrad definisce “la linea d’ombra” e che sull’esperienza del varcarla ha scritto uno dei suoi romanzi più avvincenti (peraltro apprezzatissimo da Walter Veltroni).

La pietra dello scandalo è da ricondursi al poderoso, fondamentale ed essenziale saggio di Furedi da cui è stata estrapolata la traccia del tema di maturità: I confini contano (edizioni Meltemi).

Un testo che smaschera l’ideologia dell’apertura, denunciandone la vocazione anti democratica, le derive nichiliste e la funzionalità alle esigenze di quella che Michael Sandel definisce “la Società del Mercato”: la destrutturazione della persona, lo sradicamento delle fonti di produzione di senso e delle norme culturali diffuse, la limitazione della sovranità democratica e in ultimo lo smantellamento dello Stato sociale e con esso dell’idea repubblicana di cittadinanza; da sostituire con la dimensione di un’entita individuale, ma indistinta e liquida, che ha per orizzonte l’illimitato e per norma la dismisura, in greco antico: l’ hybris (ὕβρις).

La colpa di Furedi, da cui consegue la sua cooptazione nel cattiverio orbaniano, è il ritenere che “il principio e l’esercizio della cittadinanza sono indispensabili per il funzionamento di una società democratica”, perché i cittadini hanno diritti politici, diversamente dall’apolide, ma questi sono correlati ai doveri e alle responsabilità nei confronti degli altri membri della comunità, “che costituiscono le fondamenta della solidarietà tra i membri di una comunità”.

E prima di gridare (anche) al nazismo, si rifletta che Hannah Arendt spiegava che l’eredità di un mondo comune è ciò che lega le persone in modo tale che possano identificarsi tra loro e con le loro istituzioni politiche e perciò, chiosa Furedi, comunque la si pensi sulle frontiere nazionali, al di fuori del loro perimetro non può esservi vita pubblica democratica. E’ solo quando i cittadini interagiscono tra loro , all’interno di un’entità territoriale chiaramente delimitata che può funzionare il processo decisionale democratico…

Michel Onfray

Per dirla con Michel Onfray: “il capitale vuole l’abolizione delle frontiere per porre fine una volta per tutte a ciò che nell’ambito delle nazioni e dei paesi è stato ottenuto con secoli di lotta sociale.

Lo Stato Tale prevede una sicurezza sociale, offre scuole gratuite, il pensionamento a un’età decorosa, un equo diritto del lavoro, un potere sindacale forte, una sinistra che ha a cuore l’autentico progresso sociale – e non un progresso sociale soltanto ipotetico, il cui orizzonte non oltrepassabile si trova nell’affitto dell’utero di donne indigenti a beneficio di coppie ricche, autentico progetto liberale di commercializzazione dei corpi”.

Ideologia della dismisura

E assieme alla democrazia e alla cittadinanza repubblicana, l’ideologia della dismisura, delle frontiere aperte e dell’assenza di limiti e confini, mira a “infrangere i confini binari”, come esortano molti appelli di quella che Furedi definisce l’accademia, e tra questi la distinzione-opposizione uomo/donna: come non devono esistere confini che separano le diverse comunità nazionali, così non devono esistere, per l’ideologia anti-binaria, confini biologici tra uomini e donne (il sesso biologico è una costruzione sociale, mentre l’identità di genere è la realtà oggettiva, ovvero, come chiosa Furedi: l’accademia anti-binaria è impegnata a denaturalizzare ciò che finora è stato percepito come naturale).

Il ruolo del linguaggio

E questo avviene anche, denuncia il sociologo angloungherese, con una rielaborazione del linguaggio, che l’accademia vuole purificato dai suoi elementi discriminatori (tipo appunto la distinzione tra femminile e maschile) con l’obiettivo di modificare, con il linguaggio, il comportamento delle persone, posto che la lingua è il mezzo attraverso il quale si dà un ordine alle relazioni umane e si plasma la realtà delle persone secondo forme condivise di senso.

L’Ethos di una comunità, ci ricorda Furedi in chiusura del saggio, non è riducibile a un sistema di norme scritte su un pezzo di carta: “è il frutto della mediazione dei confini simbolici e dei riti che aiutano gli individui a infondere significato alla loro esperienza; si rinnova e acquista rilevanza attraverso atti di giudizio e tracciando linee di demarcazione”.

E il paradosso è che il concetto di frontiera, di linea di demarcazione abbia cittadinanza anche tra i fautori della società aperta è peraltro ben dimostrato dal fatto, dimostrato dalle reazioni allaramte di cui abbiamo paralato all’inzio, che essi non accettano che qualcuno valichi impunemente i confini dei loro spazi di egemonia.

Umanità indifferenziata

Ma alle distopie di un’umanità indifferenziata, senza confini fisci e biologici, fluida e edonista, quelli come me, che considera il testo di Furedi “un libro necessario”, contrappongono un’altra idea, forse più fragile e ingenuamente idilliaca, ma non priva di reale concretezza e che si trova icasticizzata nel bel romanzo di Paskè Marty “da qui il sentiero si perde”): “Che cosa mi legava? Ciò che non muore, appunto, che è l’ anima di una terra dopo secoli d’avventure in comune; un modo di essere, la linea dell’ orizzonte, il colore degli occhi e del cielo, i lineamenti, l’ ospitalità, le usanze particolari; una moltitudine di segni segreti che rivelano negli uomini di una certa terra, la fraternità, privati della quale non gli è dato vivere.

È un canto ripetuto ogni giorno da quando sei bambino e di cui la mente è pervasa al punto da non sentirlo più.

Se il canto si interrompe, potresti non accorgertene, e avvertire al massimo un’ inspiegabile mancanza. Ma se in seguito una nota o due rinascono in te, sentirai nel cuore quel canto profondo e ti verranno le lacrime agli occhi.” Quel canto che non piace ai denigratori del pensiero di Furedi.