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Operation Epic “Gangsta” Fury

di Lorenzo Maria Pacini - 04/03/2026

Operation Epic “Gangsta” Fury

Fonte: Strategic Culture Foundation

L’operazione Epic Fury è la conferma epica che il mondo sarà in pace quando gli Stati Uniti e Israele non saranno più sulla mappa.

Ci risiamo

Ci risiamo, di nuovo. Gli Stati Uniti d’America hanno lanciato l’Operazione “Epic Fury” in Medio Oriente La Casa Bianca ha ufficializzato l’inizio di questa massiccia campagna militare, volta, dicono loro, a smantellare definitivamente il potenziale nucleare iraniano e le sue reti missilistiche.

Perché gli USA sono l’unica democrazia al mondo, l’unica che arroga il diritto di fare quello che vuole e di porre sotto la propria “democrazia” qualsiasi altro Paese essa voglia. L’auto-legittimazione che è molto democraticamente basata sul voto e l’espressione della volontà e della rappresentanza dei popoli… ah, no, è basata sulla quantità di piombo che viene proporzionalmente destinato a cadere sulla testa della gente.

Potete starne certi: mai verrà fuori qualcosa di buono dagli Stati Uniti d’America, un Paese fondato sugli scarti della società europea moderna, armato per fare da gangster e diffondere paura, odio, morte e distruzione in tutto il mondo.

Bentornato, “nuovo secolo americano”! Il clan dei padrini con la bandiera a stelle e strisce non aveva chiuso i battenti, era solo impegnato in qualche festino pedo-satanista sull’Isola di Epstein e altrove. Ora sono tornati operativi. Non importa il colore, non importa la bandiera politica, non importa nemmeno se l’economia è fiorente o è al collasso: ciò che importa davvero è spaccare tutto.

Infatti, la Casa Bianca ha detto che Epic Fury è basata sulla dottrina Peace Through Strength, segnando il passaggio dalla pressione diplomatica all’azione diretta per garantire la sicurezza globale e proteggere gli alleati strategici, che, letto fra le righe, significa Israele. Perché non dobbiamo dimenticarci – per davvero, non dobbiamo MAI dimenticarci – che Israele rappresenta la forza politica più forte degli USA. Netanyahu è solo un nome fra tanti, quello che conta è il messianismo escatologico neocon, con il suo cristianesimo rivisitato in salsa talk show spirituale. Quello non lo potete togliere con un’operazione militare, con qualche protesta per il genocidio o con una rivincita politica, perché è un elemento sistemico, fa parte della costituzione stessa degli Stati Uniti d’America.

Trump ha dichiarato che l’obiettivo di Epic Fury è porre fine a decenni di instabilità, mirando ad una neutralizzazione rapida e totale delle minacce nella regione, prevedendo 4-5 settimane di impegno militare.

Non c’è che dire, Trump si merita proprio il premio Nobel per la Pace. Sta recuperando tutte le guerre che non aveva fatto scoppiare nel primo mandato.

Anche il Board of Peace adesso acquisisce un significato più chiaro: è una rete per mettere al proprio servizio, a suon di miliardi di dollari, i leader di vari Paesi, che ora riconoscono la sua autorità come “signore dei signori”, mentre dal suo trono – non fatto di spade ma fatto del sangue e delle ossa della gente uccisa dalle guerre americane – dice al mondo cosa fare e prende in giro l’intero emergente sistema multipolare.

Coerenza diabolica

Dobbiamo essere onesti: gli USA non stanno facendo niente di nuovo. Continuano con ciò che hanno sempre fatto: guerre, guerre, guerre.

L’attacco americano e israeliano all’Iran è coerente con l’odio conclamato nei confronti della Repubblica Islamica, che rappresenta da 47 anni il principale problema per “la più grande democrazia del Medioriente” e i suoi fedelissimi, ma è anche coerente con la dottrina della geopolitica classica per cui le potenze talassocratiche vogliono conquistare l’Heartland tellurocratico. Non mi stancherò mai di dirlo: il dualismo geopolitico è ancora un assioma valido, che funziona. Chi dice che la geopolitica classica è superata, o non conosce la geopolitica, o non riesce a comprendere che si tratta di una variazione modalità, non di finalità.

L’obiettivo finale della dottrina estera americana dal periodo del primo Kissinger fino ad oggi, è la Cina. La Cina deve essere contenuta perché è troppo forte, troppo pericolosa, cresce troppo e, soprattutto, non fa guerre, quindi non si rende mai antipatica a nessuno. E la Cina, se fa alleanze e accordi di successo, può davvero arrivare ad essere la grande potenza principale del mondo. Questo gli USA non lo accettano. E, siamo onesti, questo non piace nemmeno alla Russia, che vede da sempre nella Cina un problema di carattere ideologico, etnico e territoriale.

È probabilmente per questa ragione che stiamo vedendo una certa inerzia da parte delle altre grandi superpotenze. La Russia si è limitata ad un commento diplomatico, mandando le condoglianze per la morte della Guida Suprema e chiedendo una risoluzione pacifica. Nonostante anni di relazioni intense con Teheran, da Mosca hanno deciso che l’operazione americana è vantaggiosa, almeno in parte. Ciò significa che quanto Mosca ha cercato di fare in Iran non è forse andato del tutto a buon fine, quindi è accettabile una risoluzione radicale e violenta.

Anche alla Russia fa comodo che la Cina venga contenuta. Con la eventuale caduta dell’Iran Islamico e Rivoluzionario, la Cina si troverebbe ad avere un unico partner commerciale per l’uranio, cioè la Russia, e non più due. Questo significa che la Russia può arginare e controllare, indirettamente, lo sviluppo energetico della Cina, che è il primo passo indispensabile per lo sviluppo tecnologico. Tradotto in altre parole: alla Russia la Cina super-potenza piace, ma non troppo super. Per questo può accettare un’operazione americana in Medio Oriente.

Il grande problema è che, probabilmente, al Cremlino non si ricordano bene le lezioni di padri della geopolitica russa, che furono tutti concordi, in senso anche profetico, nel condannare qualsiasi alleanza con le potenze talassocratiche, perché in esse risiede l’impero della menzogna. Kissinger lo ha sempre detto: prendere a qualunque costo una buona posizione con la Russia, farsela amica, per poi andare contro la Cina. E dopo? Dopo c’è la conquista finale dell’Heartland. Scacco matto.

La “balcanizzazione” dell’Iran è dietro l’angolo, gli USA lo ripetono da mesi, proprio come è successo in Siria. Questo è il loro intento, ora però dovranno confrontarsi con il popolo iraniano, che è forte, compatto, orgoglioso e decisamente stanco di essere l’obiettivo dell’imperialismo occidentale.

Perché sì, le cose bisogna chiamarla con il proprio nome. Gli USA stanno ridefinendo le proprie zone di influenza… l’influenza del proprio imperialismo.

L’Operazione Epic Fury è la conferma epica, e dunque entrerà nella Storia, del fatto che il mondo sarà in pace quando USA e Israele non si troveranno più sulle mappe.