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Perché gli ebrei sono così influenti?

di Kevin B. MacDonald - 05/11/2023

Perché gli ebrei sono così influenti?

Fonte: Come Don Chisciotte

Le popolazioni ebraiche hanno sempre avuto enormi effetti sulle società in cui risiedono grazie a diverse qualità che sono centrali nella strategia evolutiva del gruppo ebraico e che probabilmente sono state sottoposte a selezione genetica nei gruppi ebraici ashkenaziti. Innanzitutto, gli ebrei sono etnocentrici e capaci di cooperare in gruppi altamente organizzati, coesi ed efficaci. Importante è anche l’intelligenza elevata, compresa l’utilità dell’intelligenza per raggiungere la ricchezza, la ribalta nei media e l’eminenza nel mondo accademico e nella professione legale. Discuterò anche altre due qualità che hanno ricevuto meno attenzione: l’intensità psicologica, l’aggressività e, infine, accennerò al fenomeno dei guru ebrei.

I quattro tratti di fondo dell’etnocentrismo, dell’intelligenza e della ricchezza, dell’intensità psicologica e dell’aggressività, insieme a una forte leadership carismatica, fanno sì che gli ebrei siano in grado di produrre gruppi formidabili ed efficaci, capaci di avere effetti potenti e trasformativi sui popoli in cui vivono. Nel mondo post-illuminista, questi tratti influenzano il mondo accademico e il mondo dei media mainstream e d’élite, amplificando così l’efficacia degli ebrei rispetto alle società tradizionali. Tuttavia, anche prima dell’Illuminismo gli ebrei sono diventati ripetutamente un gruppo d’élite e potente nelle società in cui risiedevano in numero sufficiente.

È notevole che gli ebrei, di solito come una piccola minoranza, siano stati al centro di un lungo elenco di eventi storici. Gli ebrei erano molto presenti nella mente dei Padri della Chiesa nel IV secolo, durante gli anni formativi del dominio cristiano in Occidente. In effetti, ho suggerito che i duri atteggiamenti e norme antiebraiche della Chiesa del IV secolo debbano essere intesi come una reazione difensiva contro il potere economico e la schiavitù dei non ebrei da parte degli ebrei [1]. Gli ebrei che si erano nominalmente convertiti al cristianesimo, ma che mantenevano i loro legami etnici nel matrimonio e nel commercio, furono al centro dei 250 anni di Inquisizione in Spagna, Portogallo e nelle colonie spagnole del Nuovo Mondo. Fondamentalmente, l’Inquisizione va vista come una reazione difensiva al dominio economico e politico di questi “nuovi cristiani” [2].

I critici ottocenteschi degli ebrei si lamentavano in genere dell’influenza ebraica nei media e della ricchezza ebraica, che spesso rendeva le tradizionali élite aristocratiche occidentali sottomesse a loro e, come Richard Wagner, si lamentavano dell’influenza ebraica sulla cultura [3]. Gli ebrei sono stati anche al centro di tutti gli eventi importanti del XX secolo, sono stati una componente necessaria della rivoluzione bolscevica che dette origine all’Unione Sovietica, partecipando volontariamente agli orrendi omicidi di massa dei primi decenni, e sono rimasti un gruppo d’élite nell’Unione Sovietica fino a ben oltre la Seconda Guerra Mondiale [4]. Sono stati un punto centrale del nazionalsocialismo in Germania, in parte a causa del ruolo degli ebrei nel bolscevismo, e sono stati i principali promotori della rivoluzione culturale e multiculturale/multietnica negli Stati Uniti dopo il 1965, compreso l’incoraggiamento di una massiccia immigrazione non bianca nei Paesi di origine europea [5]. Nel mondo contemporaneo, i gruppi di pressione ebraici americani organizzati e gli ebrei neoconservatori profondamente impegnati nell’amministrazione Bush e nei media, hanno avuto un ruolo cruciale nel fomentare guerre a vantaggio di Israele, e ora gli ebrei neocon dell’amministrazione Biden hanno stabilito il sostegno totale all’Ucraina contro la Russia e a Israele contro Hamas. In questo momento l’ADL sta guidando la campagna per eliminare dai social media, in particolare da X (Twitter), le idee a loro non gradite, e i miliardari ebrei stanno inserendo nella lista nera gli studenti e ritirando i finanziamenti alle università se non esprimono un entusiastico sostegno a Israele [6]. In effetti, direi che stiamo assistendo ancora una volta a un’incredibile dimostrazione del potere ebraico negli Stati Uniti.

Come può una minoranza così piccola avere effetti così grandi sulla storia dell’Occidente? Non discuterò il ruolo dell’individualismo occidentale nel facilitare l’influenza ebraica [7]. Tendiamo a vedere le persone come individui, come nell’ideologia della meritocrazia daltonica così comune tra i conservatori mainstream.

Gli ebrei sono etnocentrici

In altre sedi ho sostenuto che l’etnocentrismo degli ebrei può essere ricondotto alle loro origini mediorientali [8]. La cultura ebraica tradizionale presenta una serie di caratteristiche che identificano gli ebrei con le culture ancestrali dell’area. La più importante di queste è che gli ebrei e le altre culture mediorientali si sono evolute in circostanze che hanno favorito grandi gruppi dominati da maschi [9]. Questi gruppi erano fondamentalmente famiglie allargate con alti livelli di endogamia (cioè il matrimonio all’interno del gruppo di parentela) e di matrimonio consanguineo (cioè il matrimonio con parenti di sangue), compreso il matrimonio zio-nipote sancito nell’Antico Testamento. Queste caratteristiche sono esattamente l’opposto delle tendenze dell’Europa occidentale.

Mentre le società occidentali tendono all’individualismo, la forma culturale ebraica di base è il collettivismo, in cui esiste un forte senso dell’identità e dei confini del gruppo e un particolarismo morale rappresentato dalla frase “È un bene per gli ebrei“. Negli scritti religiosi ebraici, i non ebrei non avevano alcuna posizione morale e potevano essere sfruttati a piacimento, purché non danneggiassero l’intero gruppo. Le società mediorientali sono caratterizzate dagli antropologi come “società segmentarie”, organizzate in gruppi relativamente impermeabili e basati sulla parentela [10]. I confini del gruppo sono spesso rafforzati da marcatori esterni come l’acconciatura o l’abbigliamento, come gli ebrei hanno spesso fatto nel corso della loro storia. Gruppi diversi si stabiliscono in aree diverse dove mantengono la loro omogeneità accanto ad altri gruppi omogenei, come illustra questo resoconto di Carleton Coon:

“Lì l’ideale era sottolineare non l’uniformità dei cittadini di un Paese nel suo complesso, ma l’uniformità all’interno di ogni segmento speciale e il massimo contrasto possibile tra i segmenti. I membri di ogni unità etnica sentono il bisogno di identificarsi attraverso una qualche configurazione di simboli. Se in virtù della loro storia possiedono qualche peculiarità razziale, la esalteranno con tagli di capelli speciali e simili; in ogni caso indosseranno abiti distintivi e si comporteranno in modo caratteristico” [11].

Gli ebrei sono all’estremo di questa tendenza mediorientale al collettivismo e all’etnocentrismo. Nella mia trilogia sull’ebraismo ho fornito molti esempi di etnocentrismo ebraico di cui, forse, il più importante è il “networking” etnico che è stato così importante per il mio libro “The Culture of Critique”, e ho sostenuto in diversi punti che l’etnocentrismo ebraico ha una base biologica [12]

Un buon punto di partenza per riflettere sull’etnocentrismo ebraico è il lavoro di Israel Shahak, in particolare il suo Fondamentalismo ebraico in Israele, scritto a quattro mani con Mezvinsky [13]. Gli attuali fondamentalisti cercano di ricreare la vita delle comunità ebraiche prima dell’Illuminismo (cioè prima del 1750 circa). In questo periodo la grande maggioranza degli ebrei credeva nella Kabbala, la tradizione mistica ebraica. Studiosi ebrei influenti come Gershom Scholem ignorarono l’ovvio materiale razzista ed esclusivista della letteratura cabalistica usando parole come “uomini”, “esseri umani” e “cosmico” per suggerire che la Kabbala ha un messaggio universalista. I testi attuali dicono che la salvezza è solo per gli ebrei, mentre i non ebrei hanno “anime sataniche” [14].

L’etnocentrismo che traspare da tali affermazioni non solo era la norma nella società ebraica tradizionale, ma rimane una corrente potente del fondamentalismo ebraico contemporaneo, con importanti implicazioni per la politica israeliana. Ad esempio, il rabbino Menachem Mendel Schneerson, il Lubavitcher Rebbe, descriveva la differenza tra ebrei e non ebrei:

Non si tratta di un caso di cambiamento profondo in cui una persona si trova semplicemente a un livello superiore. Abbiamo piuttosto un caso di… una specie totalmente diversa…. Il corpo di una persona ebrea è di qualità totalmente diversa dal corpo di [membri] di tutte le nazioni del mondo…. La differenza della qualità interna [del corpo]… è così grande che i corpi sarebbero considerati come specie completamente diverse. Questo è il motivo per cui il Talmud afferma che c’è una differenza halachica di atteggiamento nei confronti dei corpi dei non ebrei [rispetto ai corpi degli ebrei]: ‘i loro corpi sono vani’….. Una differenza ancora maggiore esiste per quanto riguarda l’anima. Esistono due tipi opposti di anima, un’anima non ebraica proviene da tre sfere sataniche, mentre l’anima ebraica deriva dalla santità [15].”

Queste persone, e gli etno-nazionalisti laici che hanno fondamentalmente le stesse idee, sono saldamente al comando in Israele, il che ha portato a una lunga serie di proteste da parte degli ebrei liberali in Israele e negli Stati Uniti. Ci sono un milione di altri esempi, ma per brevità mi limiterò a questo. Persino un importante apologeta di Israele come Thomas Friedman del NYTimes ha recentemente scritto che l’attuale governo è una “coalizione di estrema destra di suprematisti ebrei e di ebrei ultraortodossi“. Ma l’AIPAC (la potentissima lobby ebrea, N.d.T.) domina ancora il Congresso e il ramo esecutivo e quindi non ci saranno cambiamenti a breve.

Da Mondoweiss:

Quando a luglio la deputata Jayapal ha definito Israele uno Stato razzista, democratici e repubblicani le sono saltati addosso in una sorta di “frenesia alimentare” politica. Si sono accaniti sulla difesa di Israele, uno Stato il cui razzismo non è solo evidente, ma anche un punto di orgoglio per molti membri del suo governo. Hanno approvato immediatamente e a stragrande maggioranza una risoluzione in cui si afferma che ‘lo Stato di Israele non è uno Stato razzista o di apartheid’. La Jayapal, ovviamente, ha votato con la maggioranza. I nove che hanno votato contro erano tutti progressisti che sono in cima alla lista dei più odiati dall’AIPAC. Il provvedimento è passato al Senato con un consenso unanime.

Un sostegno analogo e schiacciante a Israele nell’aggressione a Gaza è passato alla Camera dei Rappresentanti ed è stato unanime al Senato. I repubblicani e i conservatori in generale sono particolarmente favorevoli a Israele.

Lo stesso vale per i media conservatori. Non sono sicuro del perché. Da un lato probabilmente perché una parte significativa del loro pubblico è costituita da evangelici che pensano che il successo di Israele inaugurerà la seconda venuta di Gesù e la fine dei tempi. Potrebbe anche trattarsi del loro desiderio di ottenere legittimità in un ambiente culturale completamente dominato dalla sinistra, che accusa chiunque si trovi alla destra di Mitt Romney di essere un fanatico nazista.

L’etnocentrismo risponde a particolari fattori ambientali, quelli che gli evoluzionisti definiscono “meccanismi facoltativi”, cioè meccanismi che possono essere innescati da circostanze esterne come la percezione di una minaccia. Il fenomeno della mentalità dell’assediato è stato notato da molti autori come tipico della cultura ebraica nel corso della storia (cfr. “A People That Shall Dwell Alone”, cap. 7, pp. 218-219)

Tra gli ebrei sembra essere comune un senso costante di minaccia incombente. Scrivendo sul profilo clinico delle famiglie ebraiche, Herz e Rosen (1982) [17] notano che per le famiglie ebraiche ‘il senso di persecuzione (o della sua imminenza) fa parte del patrimonio culturale e di solito è assunto con orgoglio. La sofferenza è persino una forma di condivisione con i propri compagni ebrei. Lega gli ebrei al loro patrimonio, alla sofferenza degli ebrei nel corso della storia’. Zborowski e Herzog (1952, 153) [18] notano che le case degli ebrei benestanti nelle comunità tradizionali Shtetl dell’Europa orientale avevano talvolta dei passaggi segreti da utilizzare in caso di pogrom antisemiti, e che la loro esistenza era ‘parte dell’immaginario dei bambini che vi giocavano intorno’, proprio come la memoria semi-rimossa faceva parte dell’abito mentale di ogni ebreo”.

(Nota del Traduttore: al riguardo si veda anche Gilad Atzmon, “Disturbo da stress pre-traumatico” pubblicato su ComeDonChisciotte già nel 2006 e citato pochi giorni fa da un lettore).

Un buon esempio è la reazione degli ebrei americani alla guerra del 1967. Silberman osserva che all’epoca della guerra arabo-israeliana del 1967, molti ebrei potevano identificarsi con l’affermazione del rabbino Abraham Joshua Heschel: “Non sapevo quanto fossi ebreo” [19]. Silberman commenta che “Questa era la risposta, non di un nuovo arrivato all’ebraismo o di un devoto occasionale, ma dell’uomo che molti, me compreso, considerano il più grande leader spirituale ebreo del nostro tempo“. Molti altri fecero la stessa sorprendente scoperta su se stessi; Arthur Hertzberg scrisse che “la reazione immediata dell’ebraismo americano alla crisi fu molto più intensa e diffusa di quanto si potesse prevedere. Molti ebrei non avrebbero mai creduto che il grave pericolo per Israele potesse dominare i loro pensieri e le loro emozioni escludendo tutto il resto” [20].

L’attuale guerra a Gaza non fa eccezione. Gli haredim (ebrei ultra-ortodossi conservatori, N.d.T., foto del titolo), che di solito evitano il servizio militare per dedicare la loro vita allo studio, si stanno arruolando nell’IDF e J Street, la lobby sionista liberale, emette condanne di Hamas totalmente prive di contesto. È la stessa cosa con la facoltà ebraica della mia ex università, tutti liberali e ignari del ruolo del comportamento israeliano nel produrre l’odio palestinese, ma inorriditi dal fatto che qualcuno possa abbattere un poster di un ostaggio ebreo affisso in un edificio universitario e che si appellano alla libertà di parola (dove erano al momento di condannare il ruolo centrale dell’ADL nel censurare la libertà di parola sui social media? Non credo sia un caso che io e un paio di miei “fratelli d’arme” siamo stati banditi da X dopo che Musk ha preso il comando e sta facendo del suo meglio per evitare l’ira dei potenti). Ci sono ancora voci come Jewish Voice of Peace e Mondoweiss che da tempo condannano le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi, ma non rappresentano certo la stragrande maggioranza del potere e del denaro della comunità ebraica americana.

Questa risposta evoluta alle minacce esterne è spesso manipolata dalle autorità ebraiche che cercano di inculcare un più forte senso di identificazione del gruppo, come ad esempio i messaggi di minaccia sempre crescente di antisemitismo promulgati dall’ADL, accompagnati da richieste di donazioni.

Bar-Tal et al. (1992) notano che

…non sorprende che la mentalità dell’assediato sia correlata all’etnocentrismo. La convinzione che il mondo abbia intenzioni negative nei confronti del gruppo indica la sua malvagità, cattiveria e aggressività. In questo contesto, il gruppo non solo si sente vittima e padrone di sé, ma anche superiore al gruppo esterno [21].”

Gli ebrei sono intelligenti (e ricchi)

La grande maggioranza degli ebrei americani è composta da ebrei ashkenaziti. Si tratta di un gruppo molto intelligente, con un quoziente intellettivo medio di circa 111, con una particolare forza nel quoziente intellettivo verbale. Poiché il QI verbale è il miglior predittore del successo lavorativo e della mobilità verso l’alto nelle società contemporanee, non sorprende che gli ebrei siano un gruppo d’élite negli Stati Uniti. L’intelligenza, così come gli altri tratti qui discussi, erano probabilmente sottoposti a selezione genetica nelle società ashkenazite tradizionali, perché agli studiosi venivano offerti matrimoni con le figlie di ebrei ricchi e buone opportunità commerciali. Ricchezza e successo riproduttivo erano fortemente legati almeno prima del XIX secolo.

Tuttavia, a causa delle differenze demografiche tra ebrei e bianchi americani, ci sono molti più bianchi americani a qualsiasi livello di QI richiesto per la mobilità verso l’alto e le posizioni di leadership nella società americana. Ad esempio, con un QI di 140, gli americani bianchi sono cinque volte più numerosi degli ebrei. Il QI è quindi una spiegazione insufficiente dell’influenza ebraica.

L’intelligenza e la rete etnica sono importanti per il successo accademico, e nei capitoli due e cinque di “The Culture of Critique” ho mostrato che gli ebrei e le organizzazioni ebraiche hanno guidato lo sforzo intellettuale per negare l’importanza delle differenze razziali ed etniche nelle vicende umane e per patologizzare qualsiasi senso di identità o interesse bianco. Il ruolo degli ebrei nel creare il contesto intellettuale della legge sull’immigrazione del 1965 si è basato sul successo del movimento Boasiano in antropologia nel plasmare i punti di vista accademici sulla razza, dominando l’American Anthropological Association fin dagli anni Venti. Ad esempio, la storica dell’antropologia Gelya Frank ha osservato che “nel messaggio e nello scopo, [l’antropologia di Boas] era una scienza esplicitamente antirazzista“. Questo sovvertiva il forte senso della razza e degli interessi razziali che erano tendenze prominenti nel mondo accademico e nei media tradizionali. La scienza è la lingua franca dell’Occidente, quindi il prestigio dei boasiani era fondamentale per il loro successo.

L’intelligenza è anche legata alla ricchezza. In base ai risultati passati, gli ebrei costituiscono probabilmente circa il 35% degli americani più ricchi, e questo si traduce in un’infrastruttura ben finanziata di cause ebraiche, dai think tank neocon all’AIPAC all’ADL e alle campagne politiche, dove il Partito Democratico è fondamentalmente finanziato da ebrei ricchi e la Coalizione Ebraica Repubblicana fornisce probabilmente il 40% delle donazioni del GOP (Great Old Party, partito repubblicano, N.d.T.), finalizzate a sostenere Israele e a spostare il GOP a sinistra sulle questioni sociali. Il patrimonio dell’ADL nel 2021 ammontava a 238.000.000 di dollari; 62.000.000 di dollari in contributi. L’ADL nazionale, come l’ACLU, l’SPLC, il NAACP e altri cosiddetti gruppi per i diritti civili, è ora solo un gruppo del Partito Democratico esente da tasse e ha puntato tutto sulla teoria critica anti-bianchi della razza, sulla follia di genere e sull’opposizione a qualsiasi discorso sulla Grande Sostituzione, sostenendo che l’idea stessa è razzista e antisemita (mentre afferma che Israele deve mantenere la sua maggioranza ebraica controllando l’immigrazione e impedendo ai palestinesi della Cisgiordania di votare). L’ADL è un attore molto importante nel regime di censura che pervade la sinistra in Occidente. In questo momento l’ADL sta conducendo una campagna aggressiva per eliminare dai social media le idee che non gli piacciono, soprattutto su X (Twitter), cosicché Elon Musk viene abitualmente etichettato come antisemita dai media ebraici e qualsiasi menzione dell’influenza di George Soros o il richiamo al globalismo viene considerato antisemita. Grazie alle loro connessioni d’élite, sono stati in grado di fare pressione sugli inserzionisti su Twitter, tanto che le entrate pubblicitarie sono diminuite del 40% rispetto ai tempi pre-Musk.

L’intelligenza è evidente anche nell’attivismo ebraico. Gli ebrei e le organizzazioni ebraiche hanno organizzato, guidato, finanziato e svolto la maggior parte del lavoro delle più importanti organizzazioni anti-restrizione attive tra il 1945 e il 1965 e sono tuttora coinvolti in modo significativo. L’attivismo ebraico è come un pressing a tutto campo nella pallacanestro: una pressione intensa da ogni possibile direzione. Ma oltre all’intensità, gli sforzi ebraici sono molto ben organizzati, ben finanziati e sostenuti da difese intellettuali sofisticate e dotte. L’intelligenza e l’organizzazione sono evidenti anche nel lobbismo ebraico a favore di Israele. Più di trent’anni fa un funzionario del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha osservato che “su tutti i tipi di questioni di politica estera il popolo americano non fa sentire la propria voce. I gruppi ebraici sono un’eccezione. Sono preparati, superbamente informati. Hanno le idee chiare. È difficile per i burocrati non rispondere” [22]. All’epoca si temeva che il Dipartimento di Stato rimanesse un bastione di WASP della vecchia scuola. Non è più un problema, con i neoconservatori Anthony Blinken, Victoria Nuland e Wendy Sherman saldamente al comando del Dipartimento di Stato.

Scrupolosità ed intensità emotiva

Nel capitolo 7 del mio libro del 1994 sull’ebraismo, ho evidenziato due tratti della personalità degli ebrei, la scrupolosità e l’intensità emotiva. Entrambi sono ereditabili e molto probabilmente sottoposti a selezione nelle comunità ebraiche tradizionali. La scrupolosità, che implica attenzione ai dettagli, pulizia, ordine, impegno per raggiungere i risultati, persistenza verso gli obiettivi di fronte alle difficoltà e capacità di focalizzare l’attenzione e ritardare la gratificazione è, insieme al quoziente intellettivo, legata alla mobilità verso l’alto. La scrupolosità sociale sembra essere una sorta di tratto rivolto a “non deludere il gruppo“, originariamente proposto da Darwin (1871) come base della fedeltà al gruppo. Ci si aspetta che gli individui con un alto livello di questo tratto provino un intenso senso di colpa per non aver adempiuto ai loro obblighi nei confronti del gruppo. Inoltre, data l’importanza, per l’ebraismo, del conformarsi alle norme di gruppo, ci si aspetterebbe che gli individui con un basso livello di questo tratto siano sproporzionatamente inclini ad abbandonare l’ebraismo, mentre gli ebrei di successo, che erano i pilastri della comunità e quindi incarnavano l’etica di gruppo dell’ebraismo, avrebbero una probabilità sproporzionata di avere un alto livello di conformità di gruppo e anche di avere successo riproduttivo nelle società tradizionali. Il risultato è che ci sarebbero forti pressioni di selezione verso alti livelli di scrupolosità sociale all’interno della comunità ebraica.

La scrupolosità era fortemente enfatizzata nella socializzazione ebraica. Così, un bambino cresciuto in una casa ebraica tradizionale sarebbe stato educato a controllare continuamente il proprio comportamento per garantire il rispetto di un gran numero di restrizioni, il gran numero di comandamenti della scrittura religiosa ashkenazita. Queste sono esattamente le tipologie di influenze ambientali che ci si aspetta rafforzino il sistema di scrupolosità, quelle che io chiamo “influenze ambientali specifiche del sistema“.

Gli ebrei tendono anche ad avere elevato tratto di personalità legato all’intensità affettiva, cioè sono inclini a vivere esperienze emotive intense, sia positive che negative [23]. Gli individui con un alto livello di intensità affettiva hanno reti sociali più complesse e vite più complesse, che includono obiettivi multipli e persino conflittuali. Sono inclini a cambiamenti d’umore rapidi e frequenti e conducono una vita emotiva varia e variabile. Dal punto di vista clinico, l’intensità degli affetti è correlata alla ciclotimia (cioè a periodi alterni di euforia e depressione), al disturbo affettivo bipolare (cioè alla psicosi maniaco-depressiva), ai sintomi nevrotici e ai disturbi somatici (nervosismo, sensazione di disagio, respiro corto).

La percezione comune degli operatori psichiatrici, ebrei e non, dalla fine del XIX secolo fino ad almeno la fine degli anni Venti era che, rispetto ai gentili, gli ebrei ashkenaziti (e in particolare gli ebrei maschi) avessero un sistema nervoso relativamente sensibile e altamente reattivo, il che li rendeva più inclini alle diagnosi di isteria, maniaco-depressione e nevrastenia (Gershon & Liebowitz 1975; Gilman 1993 92ss) e depressione (solo gli uomini). Gershon e Liebowitz notano che il 45% [di un campione] di 22 pazienti presentava un disturbo affettivo bipolare, più o meno lo stesso di una popolazione irachena, rispetto al 19% di uno studio condotto su popolazioni del Nord Europa. All’interno di Israele, citano uno studio israeliano (in ebraico) che ha rilevato che i disturbi affettivi erano “molto più diffusi” tra gli ebrei ashkenaziti rispetto agli ebrei sefarditi [24]. E uno studio “preliminare” ha rilevato un numero significativamente maggiore di pazienti con psicosi affettive e meno con schizofrenia rispetto ai non ebrei [25]. Uno studio del 2000 ha rilevato che in un campione di israeliani con disturbo bipolare, la fase maniacale era “molto più comune nei pazienti bipolari israeliani” rispetto alle popolazioni europee e americane (il 55% dei pazienti ha malattie caratterizzate principalmente da manie, il 28% ha un numero approssimativamente uguale di manie e depressioni, e il 17% soffre prevalentemente di depressioni, ma senza differenze tra le popolazioni ashkenazite e sefardite) [26].

Sottolineo che l’intensità affettiva è anche legata alla creatività e alla fase maniacale del disturbo affettivo bipolare, che sembra essere più comune tra gli ebrei [27]. Durante gli episodi di mania la persona ha un’immagine grandiosa di sé (“Sono brillante e potrei salvare il mondo se solo la gente mi ascoltasse”), un’attività orientata all’obiettivo, come lavorare ossessivamente a un progetto per tutta la notte, un coinvolgimento eccessivo in attività piacevoli, come gli acquisti e la gratificazione sessuale, e pensieri frenetici che ovviamente la persona maniacale ritiene brillanti. La parte depressiva è esattamente l’opposto. Ma molte persone possono avere un alto livello di emotività senza soddisfare i criteri della psicopatologia. È facile capire che persone con un’emotività positiva moderatamente alta (ipomaniacali o normali) ma vicine alla gamma maniacale, sarebbero persone di grande successo; lavorerebbero con costanza per raggiungere gli obiettivi e sarebbero molto sicure di sé e con un’alta autostima. Queste persone tendono a ricoprire posizioni di leadership in qualsiasi organizzazione si trovassero. È facile intuire che diventerebbero dei guru, creando un seguito di devoti, come i rabbini carismatici delle comunità ebraiche tradizionali – guru ebrei come Freud, Boas, Trotsky, ecc. di cui si parla in Culture of Critique.

Per esempio, Albert Lindemann nota che molti tratti della personalità di Trotsky sono stereotipicamente ebraici:

Se si accetta l’idea che l’antisemitismo sia stato guidato soprattutto dall’ansia e dalla paura, rispetto al disprezzo, allora la misura in cui Trotsky divenne una fonte di preoccupazione per gli antisemiti è significativa. Anche in questo caso, le parole di Johnson [cioè Paul Johnson, autore di ‘A History of the Jews’] sono suggestive: egli scrive del ‘potere demoniaco’ di Trotsky, lo stesso termine, rivelatore, usato ripetutamente da altri per riferirsi all’oratoria di Zinoviev o alla spietatezza di Uritsky [Zinoviev e Uritsky erano altri due importanti bolscevichi degli inizi]. La sconfinata fiducia in se stesso di Trotsky, la sua nota arroganza e il suo senso di superiorità erano altri tratti spesso associati agli ebrei. C’erano fantasie su Trotsky e altri bolscevichi, ma c’erano anche realtà attorno alle quali le fantasie crescevano. (Albert Lindemann, ‘Esau’s Tears Modern Anti-Semitism and the Rise of the Jews’ (Cambridge University Press, 1997, 448).

Il movimento trotskista era un ambiente fortemente ebraico e molto amato dai miei conoscenti ebrei radicali all’università. Un trotzkista di spicco, Max Shachtman

…attirava giovani discepoli ebrei, il familiare modello di rabbino-discepolo dei movimenti intellettuali ebraici (qui, p. 17-18): ‘I giovani intorno a Shachtman facevano pochi sforzi per nascondere il loro background newyorkese o le loro capacità e gusti intellettuali. Anni dopo potevano ancora sentire la voce di Shachtman nei discorsi degli altri’ [28]. In misura molto maggiore rispetto al Partito Comunista degli Stati Uniti, che era molto più grande ed era impegnato a seguire la linea sovietica, i trotskisti sopravvissero come un piccolo gruppo incentrato su leader carismatici come Shachtman, che rendeva omaggio al famoso Trotsky. Nell’ambiente ebraico del movimento, Shachtman era molto ammirato come oratore per la sua abilità nel dibattito e nella polemica. Divenne la quintessenza del guru chassidico, il leader di un gruppo affiatato e psicologicamente intenso: ‘Abbracciava e baciava [i suoi seguaci]. Dava pizzicotti su entrambe le guance, con forza, in un’abitudine che secondo alcuni mescolava sadismo e affetto’ [29]”.

Un altro esempio è Leo Strauss, figura di culto per i neocon e guru rabbinico per eccellenza, con discepoli devoti come Allan Bloom. Gertrude Himmelfarb (1974, 61) ha osservato che: “Ci sono molti insegnanti eccellenti. Hanno degli allievi. Strauss aveva dei discepoli” [30]. E Levine: “Questo gruppo ha i tratti di una setta. Dopo tutto, c’è un insegnamento segreto e l’estrema serietà di coloro che sono ‘iniziati’” [31]. Strauss assaporava il suo ruolo di guru per i discepoli adoranti, scrivendo una volta “dell’amore del filosofo maturo per i cuccioli della sua razza, dai quali vuole essere amato a sua volta” [32].

Molto tempo fa lo psicoanalista Fritz Wittels osservava: “I fedeli discepoli [di Freud] considerano i libri degli altri come di nessun conto. Non riconoscono altra autorità che quella di Freud; raramente si leggono o si citano a vicenda. Quando citano è dal Maestro, per dare il puro latte della parola” [33].

L’intensità affettiva influenza il tono e l’intensità dell’attivismo ebraico. Tra gli ebrei esiste una massa critica intensamente impegnata nelle cause ebraiche, una sorta di impegno 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che produce risposte istantanee e massicce sulle questioni ebraiche. L’attivismo ebraico ha una qualità instancabile, che non si placa mai. Questa intensità va di pari passo con l’argomentare in stile “pendio scivoloso“: l’attivismo ebraico è una risposta intensa perché anche la più banale manifestazione di atteggiamenti o comportamenti antiebraici è vista come inevitabilmente portatrice di omicidi di massa di ebrei se lasciata continuare.

Nel mio libro del 1994 ho osservato il modello storico di una mentalità paranoica, di assedio e di desiderio di vendetta che pervadeva le comunità ebraiche tradizionali. Le interviste con i radicali ebrei della Nuova Sinistra hanno rivelato che molti avevano fantasie distruttive in cui la rivoluzione avrebbe portato “all’umiliazione, all’espropriazione, all’imprigionamento o all’esecuzione degli oppressori” [34], combinate con la convinzione della propria onnipotenza e della capacità di creare un ordine sociale non oppressivo, il che indica chiaramente un’elevata sicurezza e autostima di sé. La tendenza è quella di una bassa autocritica e di un’alta autostima di livello psicopatico.

Gli ebrei sono aggressivi

Gran parte del precedente riguarda anche l’aggressività degli ebrei. Gli ebrei si sono sempre comportati in modo aggressivo nei confronti di coloro tra cui hanno vissuto e sono stati percepiti come aggressivi dai loro critici. Essere aggressivi e “invadenti” fa parte dello stereotipo degli ebrei nelle società occidentali. Purtroppo gli studi scientifici su questo aspetto della personalità ebraica sono scarsi, ma Hans Eysenck, famoso per le sue ricerche sulla personalità e per l’ispirazione di Phil Rushton sulle differenze razziali, sostiene che gli ebrei sono effettivamente considerati, dalle persone che li conoscono bene, più aggressivi.

Nell’America del primo Novecento, il sociologo Edward A. Ross commentò la maggiore tendenza degli immigrati ebrei a massimizzare il proprio vantaggio in tutte le transazioni, dagli studenti ebrei che chiedono agli insegnanti voti più alti ai poveri ebrei che cercano di ottenere più della solita elemosina. “Nessun altro immigrato è così rumoroso, pressante e sprezzante dei diritti altrui come gli ebrei“.

Le autorità lamentano che gli ebrei dell’Europa dell’Est non provano alcuna riverenza per la legge in quanto tale e sono disposti a infrangere qualsiasi ordinanza che trovano sulla propria strada…. Le compagnie di assicurazione esaminano il rischio di incendio ebraico più da vicino di qualsiasi altro [fulmini ebraici]. Gli uomini del credito dicono che il commerciante ebreo è spesso “viscido” e “fallirà” per liberarsi dei suoi debiti. Per le bugie l’immigrato ha una pessima reputazione. Nel North End di Boston “la disponibilità degli ebrei a commettere spergiuri è diventata proverbiale.

Albert Lindemann, nel suo “Esau’s Tears”, ha notato la stessa cosa riguardo allo spergiuro degli ebrei nella Russia zarista.

Queste caratteristiche sono state talvolta rilevate dagli stessi ebrei. In un sondaggio commissionato dall’American Jewish Committee sugli ebrei di Baltimora nel 1962, “due terzi degli intervistati hanno ammesso di ritenere che gli altri ebrei siano invadenti, ostili, volgari, materialisti e causa di antisemitismo. E questi erano solo quelli disposti ad ammetterlo“. (Yaffe 1968, 73. Yaffe inserisce questo commento in una discussione sugli ebrei che odiano se stessi, sottintendendo che gli ebrei stanno semplicemente accettando stereotipi che sono fantasie di non ebrei bigotti).

Gli ebrei erano unici come gruppo di immigrati americani per la loro ostilità verso la cultura cristiana americana e per i loro sforzi energici e aggressivi di cambiare tale cultura. Dal punto di vista di “The International Jew” di Henry Ford, nei quarant’anni precedenti gli Stati Uniti avevano importato circa 3,5 milioni di immigrati ebrei, principalmente di lingua yiddish e fortemente etnocentrici. In quel brevissimo periodo e molto prima di raggiungere un potere simile a quello ottenuto dopo la seconda Guerra Mondiale e la rivoluzione contro-culturale degli anni Sessanta, gli ebrei avevano avuto un effetto enorme sulla società americana, in particolare nei loro tentativi di eliminare le espressioni del cristianesimo dalla vita pubblica, a partire dal tentativo, nel 1899-1900, di rimuovere la parola “cristiano” dalla Carta dei diritti della Virginia. Il giornale di Ford, il Dearborn Independent, dichiarò:

La determinazione degli ebrei a cancellare dalla vita pubblica ogni segno del carattere cristiano predominante degli Stati Uniti è l’unica forma attiva di intolleranza religiosa presente oggi nel Paese“.

Un esempio prototipico dell’aggressività ebraica nei confronti della cultura americana è stato il sostegno ebraico alle politiche liberali di immigrazione che hanno avuto un effetto di trasformazione sugli Stati Uniti. Come ho scritto in “The Culture of Critique”:

Nel tentativo di influenzare la politica di immigrazione in una direzione liberale, i portavoce e le organizzazioni ebraiche hanno dimostrato un grado di energia insuperabile per qualsiasi altro gruppo di pressione interessato. L’immigrazione ha costituito l’oggetto principale di cui si sono occupate praticamente tutte le principali organizzazioni ebraiche di difesa e di relazioni comunitarie. Nel corso degli anni, i loro portavoce hanno partecipato assiduamente alle udienze del Congresso e l’impegno ebraico è stato della massima importanza nel fondare e finanziare gruppi non settari come la National Liberal Immigration League e il Citizens Committee for Displaced Persons.

L’epitome dell’aggressione ebraica è la loro lunga crociata come minuscola minoranza per alterare l’equilibrio etnico degli Stati Uniti, al fine di prevenire il tipo di movimento di massa che si è verificato in Germania negli anni ’30. Ci sono molte dichiarazioni di questo tipo da parte di attivisti ebrei, ma la più recente che ho trovato è quella di S. I. Rosenbaum, autore per il Boston Globe, che nel 2019 ha affermato che la lezione principale “dell’Olocausto” è che “ la supremazia bianca potrebbe rivoltarsi contro di noi in qualsiasi momento” e che la strategia di fare appello alla maggioranza bianca “non ha mai funzionato per noi. Non ci ha protetto in Spagna, né in Inghilterra, né in Francia, né in Germania. Non c’è motivo di pensare che funzionerà ora“. La questione centrale dell’impegno politico degli ebrei nelle società occidentali, ha insistito, è “come sopravvivere come popolazione minoritaria“, dove l’unico grande vantaggio di cui gode l’ebraismo americano è che “a differenza di altri luoghi in cui è fiorito l’etno-nazionalismo, gli Stati Uniti si stanno rapidamente avvicinando a una pluralità di minoranze“. Presiedere una coalizione di gruppi di non bianchi per opporsi attivamente agli interessi dei bianchi è il nuovo imperativo etno-politico ebraico: “Se noi ebrei vogliono sopravvivere in futuro, dovremo stare con le persone di colore per il nostro reciproco vantaggio“.

Nel loro libro Anglophobia del 2023, Harry Richardson e Frank Salter notano che le organizzazioni ebraiche hanno assunto un ruolo di leadership nella promozione del multiculturalismo e dell’immigrazione in Australia, per esempio stringendo alleanze con gruppi etnici poco organizzati e meno motivati. Questo fenomeno di leadership si verifica anche negli Stati Uniti, dove le organizzazioni ebraiche hanno stretto alleanze con un’ampia varietà di organizzazioni di attivisti etnici non bianchi.

Le accuse di antisemitismo e il senso di colpa per l’Olocausto non sono gli unici strumenti dell’aggressività ebraica. I gruppi ebraici intimidiscono i loro nemici con una varietà di mezzi. Le persone che si oppongono alle politiche su Israele sostenute dalle organizzazioni di attivisti ebrei sono state licenziate e messe nella lista nera del loro lavoro, molestate con lettere, sottoposte a sorveglianza invasiva e minacciate di morte. Sebbene ci sia una grande autocensura nei media su Israele come risultato del ruolo principale degli ebrei nella proprietà e nella produzione dei media, le lacune in questa corazza vengono colmate in modo aggressivo. Più di 30 anni fa Paul Findley osservava che c’erano “minacce agli editori e ai dipartimenti pubblicitari, boicottaggi orchestrati, calunnie, campagne di assassinio di personaggi e vendette personali” [35], un fenomeno che, come notato sopra, è tuttora in corso.

Conclusione

L’attuale situazione negli Stati Uniti è il risultato di un impressionante dispiegamento di potere e influenza ebraica. Bisogna considerare il fatto che gli ebrei americani sono riusciti a mantenere un sostegno indiscusso a Israele fin dalla guerra del 1967, nonostante Israele si sia impadronito della terra e abbia intrapreso una brutale occupazione dei palestinesi nei territori occupati, un’occupazione di apartheid che molto probabilmente si concluderà con l’espulsione o la completa sottomissione e degradazione dei palestinesi. Nello stesso periodo le organizzazioni ebraiche in America sono state una forza trainante, a mio avviso la principale, per creare uno Stato dedicato a reprimere l’identificazione etnica tra gli europei, per incoraggiare una massiccia immigrazione multietnica negli Stati Uniti e per creare un sistema legale e un’ideologia culturale ossessivamente sensibile alle lamentele e agli interessi delle minoranze etniche: la cultura dell’Olocausto. Tutto questo avviene senza che i media di superficie osino sia pure sussurrare dell’esistenza di due pesi e due misure.

La comunità ebraica americana è ben organizzata e riccamente finanziata. Ha raggiunto un grande potere ed è riuscita a realizzare i propri interessi. Uno dei grandi miti spesso promulgati dagli apologeti ebraici è che gli ebrei non hanno consenso e quindi non possono esercitare un vero potere. In realtà esiste un grande consenso su ampie questioni ebraiche, in particolare per quanto riguarda Israele e il benessere degli altri ebrei stranieri, la politica sull’immigrazione e sui rifugiati, la separazione tra Chiesa e Stato, il diritto all’aborto e le libertà civili. I massicci cambiamenti nelle politiche pubbliche su questi temi, a partire dalla rivoluzione contro-culturale degli anni Sessanta, coincidono con il periodo di crescente potere e influenza degli ebrei negli Stati Uniti. In effetti, è difficile trovare un’area significativa in cui le politiche pubbliche siano in conflitto con gli atteggiamenti delle organizzazioni ebraiche tradizionali.

Kevin B. MacDonald (cl. 1944), attualmente in pensione dopo essere stato professore in pensione di psicologia evolutiva presso la California State University, Long Beach, è autore di sette libri sulla teoria evolutiva e sullo sviluppo infantile ed è autore o redattore di oltre 30 articoli accademici in riviste specializzate. Ha conseguito la laurea presso l’Università del Wisconsin-Madison nel 1966 e il master in biologia presso l’Università del Connecticut nel 1976. Nel 1981 ha conseguito un dottorato di ricerca in scienze biocomportamentali presso l’Università del Connecticut, con una tesi sullo sviluppo comportamentale dei lupi. È redattore associato della rivista Sexuality & Culture e fornisce contributi occasionali a VDARE, un sito web che si oppone all’immigrazione incontrollata negli USA.

Link: https://www.unz.com/article/why-are-jews-so-influential/

Traduzione (IMC) di CptHook per ComeDonChisciotte