Rubano la campagna e colpevolizzano l'agricoltura
di Antonio Catalano - 03/02/2026

Fonte: Antonio Catalano
L’avanzare del dominio del capitale finanziario su quello della produzione vede in modo massiccio uno sbilanciamento progressivo del rapporto città-campagna, dove la prima è enormemente privilegiata. In pratica questo significa che il mondo cittadino, metropolitano ancor di più, allontanandosi dal mondo della produzione si allontana dal mondo della vita.
Un allontanamento funzionale alle esigenze del capitale finanziario globalista che non perde occasione per “educare” il cittadino a stili di vita fluidi (in campo religioso, culturale, sessuale, intrattenimento…), ad esso consoni. Globalismo è fluidità sono infatti tutt’uno, per questo il primo ha come ossessione la demonizzazione dell’identità e del radicamento
La campagna rimane luogo di resistenza al globalismo neoliberista sotto spoglie progressiste, ragione per cui questo nutre per essa disprezzo, che spiega per esempio politiche Ue che continuamente (vedi Mercosur) mortificano e sabotano l’attività agricola (e la pesca) “tradizionale”.
Il vecchio latifondismo praticato dalla borghesia agraria, contro il quale nel secolo scorso ci sono state lotte epocali, oggi sta riemergendo nelle forme dell'espropriazione da parte di grandi multinazionali della piccola e media proprietà contadina. Con la grave conseguenza dell’abbondono di aree interne – in particola quelle di media e alta collina – e quindi della scomparsa dei presidi umani unica garanzia di controllo e gestione del territorio. Quando si parla di tutela del territorio si pensi a questo altro che alle idiozie sulla crisi climatica.
Paradossalmente, ma solo apparentemente, questo processo di espropriazione della terra e di allontanamento dai luoghi della produzione della vita si accompagna a un’ideologia ambientalista di cosiddetta ri-naturalizzazione, la quale, in nome della salvaguardia degli ecosistemi, propaganda la colpevolizzazione delle attività agricole responsabili, a suo dire, dell’alterazione dei naturali equilibri della natura. Si colpiscono, per esempio, colture e allevamenti perché causa di emissioni di carbonio. Si pensi alla campagna contro gli allevamenti colpevoli di aumentare la co2 con le flatulenze animali… e alla moria di migliaia di capi di bestiame costretti a ingerire farmaci per impedire la formazione di gas nelle proprie viscere... per non scorreggiare.
In nome della ri-naturalizzazione si reintroducono grandi predatori, anche allogeni, nelle aree rurali e montane, che rappresentano grave minaccia sia alle attività agro-pastorali che agli insediamenti umani. Per questo si crea intorno a questi animali una pubblicistica suggestiva e romantica tesa a colpevolizzare l’uomo ogniqualvolta tenti di difendersi da questa minaccia, e quando è aggredito o addirittura ucciso, lo si rimprovera di aver abusivamente occupato gli spazi vitali di questi animali.
Posizioni tese a favorire l’abbandono di queste aree in nome di interessi che considerano come pietre d’intralcio la presenza di attività agro-pastorali e gli insediamenti umani ad essi corrispondenti. Interessi che si presentano sotto forma di animalismo anti-specista che indica nell’uomo un vero e proprio nemico. È abbastanza facile ascoltare – specialmente negli ambienti urbani – frasi come “l’unica specie nociva è l’uomo"… così orsi, lupi, cinghiali diventano campioni di buonismo, arrivando persino a sciocchezze tipo l’orso è vegetariano o il lupo non attacca l’uomo... e rivisitare Cappuccetto rosso.
Tematiche alle quali urge dare attenzione perché direttamente intrecciate alla qualità della nostra esistenza nonché al futuro delle prossime generazioni, perché non siano preda di questo capitalismo dispotico e transumanista.
Ecco perché ho molto apprezzato l’intervento di Michele Corti, ruralista, professore presso il dipartimento di Scienze dell’alimentazione, sabato scorso al congresso di Dsp. Michele Corti ha parlato di questi temi con grande passione e grande competenza, acquisita sia con lo studio che sul terreno (è stato, tra l’altro, assessore regionale all’agricoltura della regione Lombardia). Ne propongo l’ascolto.
https://www.youtube.com/watch?v=3cdyUJJhSOM
