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Sciamani d’Appennino, la lepre e la luna: la cura della semplicità

di Gian Luca Diamanti - 09/07/2023

Sciamani d’Appennino, la lepre e la luna: la cura della semplicità

Fonte: Appenniniweb

Quando stiamo male, ma davvero male, spesso non riusciamo più neanche a pensare. Quella sofferenza che ti rende cieco, quel dolore che diventa l’unico interlocutore ha bisogno di una cura e forse anche di qualcuno che parli con lui – e con il suo mandante – per tuo conto.

In Appennino, ma anche su tutte le montagne del mondo, nelle culture tradizionali questo concetto che sa di magia, è talmente chiaro e concreto da non avere bisogno di spiegazioni. Quando siamo malati il male ci prende il corpo e l’anima. E con il male bisogna trattare, bisogna garantirgli una via d’uscita, bisogna sapere le parole giuste per aprire un dialogo con l’ospite e con le forze che lo governano.

Così – e solo a queste condizioni – lo sciamano andino è capace di convivere perfino con la medicina moderna. Se, ad esempio – come racconta l’antropologo Mario Polia – alle donne e agli uomini del villaggio portano l’Aspirina, loro la prendono solo se prima lo sciamano ci dice sopra le sue formule. E se lui lo fa, quell’Aspirina, con ogni probabilità, sarà più potente di quando era nella scatola, ma non ci sarà alcuna evidenza scientifica, o analisi a dimostrarlo. Perché, in definitiva, non tutto si può calcolare. Qualcosa sfugge.

Così nell’Appennino emiliano, dove come sempre ci accompagna Mario Ferraguti con i suoi splendidi racconti, (La lepre e la luna, Exorma 2023), un medico di famiglia trasferito dalla valle, alla fine ha accettato l’idea che la medicina scientifica abbia dei limiti e che, in alcuni casi, il paziente possa anche andare a farsi curare dalla guaritrice, o dal guaritore, insomma da quelli che – come si diceva una volta – sono capaci di segnare i mali
I guaritori, già! E chi non ne ha conosciuti, qua e là per le nostre montagne…
Quando andiamo da loro non siamo in un ambulatorio che puzza di disinfettanti, non siamo nemmeno nella fredda e disadorna camera di un ospedale, dove tutto sembra studiato apposta per farti sentire spaesato, privo d’identità, di storia personale…d’anima. Lì sei solo il numero scritto sul tuo braccialetto, il tracciato del tuo elettrocardiogramma, il sacchetto delle orine. Tu sei la tua malattia. I medici ti chiamano, ti identificano e ti ricordano con il nome della tua malattia. Ma il tuo essere più profondo, scompare. E il male se la ride.
Dal guaritore, come racconta Mario Ferraguti che ne ha incontrati tanti tra Varsi, Bazzano, Vasareto, la Val Pessola, ti ritrovi nella sua cucina mentre sta preparando la minestra, oppure nel suo giardino, dove coltiva l’orto. Il guaritore non è una persona diversa dalle altre, ha solo una virtù in più, che gli è stata tramandata da un nonno, da una nonna, da una zia…ha ricevuto in dono la potenza delle parole, la notte di Natale, quando gli altri bimbi invece ricevono giocattoli e dolci.

Inizio a intravedere un mondo, la sua trama nascosta, le ultime testimonianze di un modo di usare le parole e prendersi cura che implica un altro rapporto, con l’intero universo, con gli uomini, i mali, le forze e le cose. Un mondo che abbiamo abbandonato perché i figli non vogliono, si vergognano, i preti minacciano e la scienza ha preso tutta un’altra strada; ci siamo dimenticati di avere una potenza tale da riuscire a intrattenere rapporti privilegiati con gli dei, da poter allestire riti che influenzano e governano le forze metafisiche, le energie, e ci siamo tenuti solo le preghiere, questo chiedere disarmato che non conosce il modo imperativo e una medicina che prescrive pastiglie, ma muta, incapace di dare conforto, di partire in volo per recuperare l’anima perduta.

Mario Ferraguti, La lepre e la luna – Exorma

In principio era il verbo e il verbo era presso Dio…
A valle abbiamo dimenticato la potenza delle parole e non sappiamo più come rapportarci con il male. Che pure è parte delle nostre vite. Sui monti qualche anziano ricorda ancora le formule per segnare il fuoco di Sant’Antonio, le slogature, il male della forchetta, la terribile sciatica…
Non ci vuole molto, basta sapere una formuletta, anche senza toccare i corpi (in realtà in tutta l’indagine di Ferraguti questo qualche volta succede, ad esempio nella cura della sciatica). Ma la condizione essenziale è l’adesione piena del malato: guarisce solo chi ci crede. Ed è guaritore solo chi ha avuto il dono della virtù.

Lepre lepre, che ti passi la febbre, la lepre vola, ritorna da sola, di là dalla luna la lepre vola.

Allontanare gli effetti del male, portarli in una regione sconosciuta e lasciarli lì. La lepre chi è? Forse uno psicanalista potrebbe dare una risposta dettagliata, ma ce n’è bisogno?

Il fatto affascinante e per certi versi clamoroso è che i guaritori/sciamani d’Appennino non sono santoni, non hanno penne d’aquila, non compiono rituali complessi e tantomeno s’intendono di psicanalisi. Curano facendo cose semplici, con gli oggetti che usano tutti i giorni, una forchetta, uno spillo, il laccio del grembiule della cucina. Le formule tramandate sono così semplici da sembrare filastrocche per bambini. E sono segnate su fogli a righe, su quadernetti che poi vengono bruciati una volta imparati a memoria.
Che sia la semplicità il segreto più nascosto e più evidente? Che sia la semplicità la formula magica che scioglie i mali? Che siano le cose semplici quelle più belle come diceva Francesco d’Assisi che pure di curare le anime e i corpi qualcosa sapeva percorrendo a piedi in lungo in largo l’Appennino e avendo contribuito a riaprire una porta sulla physis (in greco φύσις, la realtà prima, fondante, alla base di tutte le cose…), sul rapporto tra l’uomo, la natura e il cosmo.

La guaritrice è efficace perché riesce a semplificare il male, attraverso la mobilitazione di simboli, visioni e metafore, determinarlo e racchiuderlo in un ambito comprensibile all’ammalato che, oltre a scorgerlo, intuisce che c’è un modo per allontanarlo e riconciliarsi con il ciclo dell’universo…

Mario Ferraguti – La lepre e la luna

Il futuro non può fare a meno del passato. E anche questo è un concetto semplice, almeno in Appennino.

Mario Ferraguti è anche autore di molti altri libri, tra i quali “Dove il vento si ferma a mangiare le pere”, del quale si è già occupato Appenniniweb.