Se stanotte muore un’intera civiltà è meglio che mi sbrighi a scrivere
di Giovanni Lazzaretti - 09/04/2026

Fonte: Marco Tosatti
«Un’intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile».
L’ANSA la riporta così, inutile che vada a cercare versioni diverse.
In alternativa c’è la frase del «li riporteremo all’età della pietra».
Evidentemente Trump non è un cattolico. Se stanotte muore un’intera civiltà non è questione di probabile-improbabile: sarà semplicemente una sua colpa personale, visto che è lui il «commander in chief». Nonché colpa personale di tutti i suoi collaboratori favorevoli all’azione, di tutti i piloti degli aerei coinvolti, eccetera(1).
Pregheremo per lui, come facciamo quotidianamente, affinché si penta almeno in punto di morte.
Comunque, se un’intera civiltà muore stanotte, è meglio che mi sbrighi a scrivere.
“Dopo” potrei provare sentimenti di voltastomaco che renderebbero lo scritto poco lucido.
AUTOCITAZIONE
Autocitazione da un Taglio Laser del 2023(2).
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Sto scherzando, naturalmente.
Nessuno vuole attaccare l’Iran. L’Iran è vasto come la Libia ed ha 85 milioni di abitanti. Attraverso il Mar Caspio confina con la Russia.
C’è però il fatto inquietante della lista di Stati che gli USA volevano sistemare fin dagli anni ’90 del secolo scorso: Afghanistan, Iran, Iraq, Libia, Siria. Resta solo l’Iran come “incompiuto”.
Afghanistan e Iraq vennero trattati con la formula «vi distruggo, poi vi ricostruisco in forme democratiche». Gli esiti li conosciamo: piani d’intervento stupidi, costosissimi e fallimentari.
Per Libia e Siria l’occidente semplificò le cose: è sufficiente distruggere, l’importante è che gli Stati fastidiosi vengano tolti di mezzo.
Sull’Iran sto quindi scherzando, ma non troppo.
Perché, se lo scopo fosse quello di “battere” l’Iran nessuno si butterebbe nell’impresa, ricordando la devastante e inutile guerra per procura Iran-Iraq 1980-1988.
Ma, se lo scopo è solo “distruggere”, le cose cambiano.
Si può distruggere anche un paese con 85 milioni di abitanti, basta andare giù con mano pesante.
E, per andarci giù con mano pesante, una Pearl Harbor o un 11 settembre diventano necessari. Il necessario innesco per mobilitare le menti con la propaganda.
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«Sull’Iran sto quindi scherzando, ma non troppo».
Un’invasione via terra dell’Iran vorrei proprio vederla.
L’unico territorio che gli USA hanno conquistato è Grenada, mandando 7.500 uomini contro un esercito che ne aveva circa 2.000; per il resto hanno fatto solo distruzioni, oppure invasioni fallimentari con successiva retromarcia. O anche guerre per procura, sempre comode.
L’unica opzione per l’Iran è quindi la distruzione, non certo l’invasione.
Ci sarebbe anche l’opzione di non fare né invasione, né distruzione.
Ma quando un paese è nella lista nera degli USA e/o di Israele(3) qualcosa di brutto succede di sicuro: basta avere pazienza e attendere.
TRUMP ENTRA UFFICIALMENTE NEL CLUB
Scrivo poco, e avevo ancora in sospeso un intervento del lettore Daniele del 14 febbraio 2025, più di un anno fa, addirittura(4).
Mi scusi ma l’America e Trump saranno pieni di difetti, ma scrivere che Trump è un uomo di guerra non mi sembra né corretto né realistico. Ricordo che è stato l’unico presidente che non ha fatto guerre (se non altro con armi convenzionali). Ci sono anche altre tipologie di guerre che Trump sta portando avanti che stanno facendo emergere una situazione non proprio rosea (vedi Usaid e altre associazioni cosiddette umanitarie). Comunque la ringrazio dei suoi approfondimenti sempre acuti. Saluti. Daniele
Come avrei risposto a Daniele, se l’avessi fatto subito?
Avrei elencato una serie di azioni di Trump che lo indicavano come uomo pericoloso, certamente non uomo di pace.
- Il 14 maggio 2018 inaugurò l’ambasciata USA a Gerusalemme, trasferita da Tel Aviv. Il che significava dire ai Palestinesi «non vi resta che piangere». Ci furono manifestazioni di protesta con 58 morti e 2.400 feriti.
- Il 25 marzo 2019 riconobbe la sovranità di Israele sul Golan.
- Il 3 gennaio 2020 uccise con 4 missili lanciati da un drone il generale iraniano Qasem Soleimani (e vari altri assieme a lui). Il generale era appena atterrato all’aeroporto di Baghdad, dove era atteso per un incontro di distensione con rappresentanti dell’Arabia Saudita. Risibile la motivazione data da Trump su Soleimani che “stava pianificando di uccidere americani”.
- La motivazione più probabile per l’uccisione di Soleimani è che una distensione diretta Iran-Arabia poteva infastidire i cosiddetti “Accordi di Abramo”. Questi vennero appunto firmati nel corso del 2020 e possono sembrare una bella cosa; ma vanno visti invece nell’altra ottica, quella di Israele-USA che voglio tutelarsi dalla parte sunnita per poi demolire “l’asse del male” iraniano sciita.
- Dopo la rielezione del 2024 fece la sparata della deportazione degli abitanti di Gaza, per costruire la riviera del Mediterraneo.
- Sbloccò anche la consegna a Israele delle bombe da 2.000 libbre per la guerra di Gaza, foglia di fico del governo Biden che non le consegnava. Considerata la sua situazione familiare(5), Trump mai potrà dire un NO a Israele.
L’attacco breve all’Iran del 13-24 giugno 2025 (inizialmente da parte di Israele, poi da parte degli USA e di Israele) rivelò in maniera esplicita che Trump è esattamente come tutti gli altri presidenti USA: la guerra è nel loro DNA, non ne possono fare a meno.
Con la guerra di oggi il DNA di Trump è talmente evidente da fargli evocare cose molto brutte.
ETÀ DELLA PIETRA
Federico Rampini ricorda oggi sul Corriere che la frase «we will bomb them back to the stone age» non l’ha inventata Trump. «Vi bombarderemo fino a riportarvi all’età della pietra» è una frase di 80 anni fa.
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Quella terribile minaccia – we will bomb them back to the stone age – ha una risonanza particolare in Giappone. L’espressione viene attribuita a Curtis LeMay, il generale dell’aeronautica Usa responsabile della campagna di bombardamenti incendiari contro le città giapponesi nel 1945. In un singolo attacco, 300 bombardieri americani B-29 colpirono Tokyo uccidendo 100.000 persone. Poiché gli uomini in età di combattimento erano al fronte, la maggior parte delle vittime furono donne, anziani e bambini. Le bombe americane, cariche di gelatina di petrolio, erano qualcosa che nessuno aveva mai visto prima. Trasformavano i fiumi in fiamme e, se la sostanza si attaccava ai corpi, bruciava finché la carne non diventava osso. I piloti americani ricordarono in seguito il dolciastro odore di carne arsa che saliva dal basso.
Tokyo fu solo una delle oltre 60 città giapponesi bombardate nel 1945 – praticamente ogni centro urbano del paese. Quando il ronzio dei bombardieri cessò, fino a mezzo milione di persone erano morte. I bombardamenti incendiari fecero un tale numero di vittime che l’uso della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki non segnò un vero salto numerico nel bilancio dei morti.
In seguito, LeMay avrebbe osservato con i suoi equipaggi che, se gli Stati Uniti avessero perso la guerra, loro sarebbero stati processati come criminali di guerra.(6)
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Gli USA hanno uno strano concetto di “età della pietra”.
Per loro l’età della pietra coincide con la distruzione di ponti, infrastrutture, centrali elettriche, scuole, ospedali, case, eccetera. Brutta cosa certamente, distruzione che certamente provoca un regresso: miseria, fame, malattie, morte.
Ma non provoca necessariamente un regresso morale.
Pur ridotti all’età della pietra gli uomini possono ancora conservare dentro di sé la legge naturale universale, cioè l’intima convinzione che non è lecito uccidere l’innocente.
Purtroppo questa convinzione gli statunitensi non l’hanno mai avuta. Non parlo del singolo statunitense, ma del sistema USA in guerra permanente.
Il “commander in chief” degli USA e tutto il suo entourage sono rimasti più o meno al livello morale del biblico Lamec, discendente di Caino.
«Lamec disse alle mogli: “Ada e Silla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire. Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette!”»(7)
E si fanno guidare da tristi congreghe di “cristiani sionisti” per i quali l’apocalisse è un evento auspicabile per il ritorno del Messia. Cristiani sionisti che però se ne stanno tranquilli al di là dell’Atlantico, a vedere l’apocalisse altrui. Con il loro petrolio e con quello del Venezuela sempre a disposizione.
IN SOCCORSO DEI MANIFESTANTI
Vi ricordate quando l’intervento in Iran veniva evocato per liberare la popolazione che protestava e che aveva avuto 30.000 morti nello scorso gennaio?
Adesso invece intervengono per riportarli all’età della pietra. Per cui è certo che della popolazione non interessava nulla a nessuno.
C’erano stati davvero quei 30.000 morti?
La risposta è: «non siamo obbligati a crederci».
Vi ricordate la Libia 2011? I 10.000 morti e 50.000 feriti, le fosse comuni, Gheddafi che “bombardava il suo popolo”?
Non era vero niente. Semplicemente l’esercito libico combatteva contro jihadisti infiltrati dall’occidente e da qualche paese del Golfo. E le fosse comuni mostrate in TV erano un normale cimitero.
Se ci raccontarono bugie 15 anni fa, perché dovrebbero dirci la verità adesso?
Quelle manifestazioni mostrate in TV per giorni con filmini insignificanti vengono completamente cancellate dagli eventi di oggi. Se c’erano, erano comunque solo un pretesto. Adesso gli USA procedono, punto e basta. L’inferno, l’apocalisse, vedete voi cosa scegliere.
Tanto, quando si è padroni dei media, nessuno vi disturba.
«E sempre in fila per tre // marciate tutti con me // e ricordatevi i libri di storia // noi siamo i buoni e perciò // abbiamo sempre ragione // andiamo dritti verso la gloria».(8)
UN’ALTRA VISIONE
Capire non è facile. Ma certamente capire è impossibile se non ascolto “l’altro”. Gli USA avevano pensato di trattare l’Iran come il Venezuela: Khamenei = Maduro. Non funziona così.
Propongo un’altra visione pescata da un brano di Tahar Lamri, tratto da un articolo proposto sul blog di Sabino Paciolla.
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Stati Uniti e Israele hanno fatto [all’Iran] il regalo più grande: hanno creato il pantheon. Soleimani, Nasrallah, Khamenei: ogni eliminazione mirata che pensavano risolvesse un problema strategico ha prodotto un martire che moltiplica la coesione della rete. Nella teologia sciita la morte del leader giusto per mano dell’oppressore non è una sconfitta: è la conferma della sua giustizia. È la struttura narrativa di Karbala. Un generale vivo può sbagliare, può deludere, può invecchiare. Un martire è eterno e perfetto. Hanno riscritto, con i loro missili, il copione che l’altra parte aspettava.
Ma c’è un ultimo errore, forse il più grave. Israele ha colpito le banche di Hezbollah (l’istituto Al Qardh al-Hassan) e la più grande banca iraniana (Bank Sepah). Nel mondo sciita khomeinista la banca non è un istituto finanziario: è l’infrastruttura materiale della teologia. È il meccanismo attraverso cui si distribuisce la zakat, si finanziano le opere caritative, si mantiene il patto con i mustazaafin, i più deboli, gli oppressi, i dannati della terra di Fanon. Khomeini costruì il consenso della rivoluzione su questa rete capillare di solidarietà materiale. Colpirla non indebolisce la narrativa della resistenza: la conferma. Dimostra, nella vita quotidiana di milioni di poveri, chi sono i nemici dei deboli. È la migliore propaganda possibile, realizzata dalle bombe israeliane stesse.
Mettendo tutto insieme: si sta combattendo con la logica della guerra convenzionale – decapita la struttura, taglia i finanziamenti, distruggi le infrastrutture – una forma politica che non è una struttura convenzionale. È una rete simbolica, sociale, militare e religiosa volutamente costruita per essere indistruttibile proprio attraverso la distruzione. Ogni bomba che cade rafforza la narrativa. Ogni martire consolida il pantheon. Ogni banca colpita dimostra ai poveri da che parte sta l’oppressore.
E se lo Stato iraniano dovesse essere smembrato o sconfitto, i Pasdaran senza stato – addestrati, armati, formati in una cultura del martirio che non dipende da nessuna istituzione per sopravvivere – si distribuirebbero in una regione che va dal Libano al Pakistan, dall’Azerbaijan al Bahrain, con ramificazioni in tre continenti. Non più contenuti da nessuna struttura statale, senza niente da perdere, con martiri potentissimi e una narrativa di resistenza più forte di prima. Uno stato iraniano ostile è deterribile. Uno sciame di Pasdaran senza stato non lo è.(9)
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Preghiamo.
Vedete un’altra soluzione?
NOTE
[1] «Un delitto come quello di Hiroshima ha richiesto qualche migliaio di corresponsabili diretti: politici, scienziati, tecnici, operai, aviatori. Ognuno di essi ha tacitato la propria coscienza fingendo a se stesso che quella cifra andasse a denominatore. Un rimorso ridotto a millesimi non toglie il sonno all’uomo d’oggi. E così siamo giunti a quest’assurdo che l’uomo delle caverne se dava una randellata sapeva di far male e si pentiva. L’aviere dell’era atomica riempie il serbatoio dell’apparecchio che poco dopo disintegrerà 200.000 giapponesi e non si pente.» (don Lorenzo Milani, Lettera ai Giudici)
[2] Taglio Laser n.427 del 15 ottobre 2023, dal titolo “Senza pace, senza giustizia, senza pietà, senza misericordia”.
[3] USA e Israele sono sostanzialmente intercambiabili. 7 milioni di ebrei in Israele, 8-10 milioni in USA, è difficile pensare che dagli USA possa venire un’azione contraria a Israele; e un’azione USA non sai mai se è fatta “in conto proprio” o pro Israele.
[4] Mail arrivata dopo il Samizdat n.69 del 9 febbraio 2025, dal titolo “Gionson boia, Nixon boia”.
[5] Trump ha gli ebrei in casa. La figlia Ivanka è convertita all’ebraismo ed è moglie di Jared Kushner, imprenditore immobiliare ebreo. Le parole sul “lavoro da finire” a Gaza, sui palestinesi da spostare, e su Gaza riviera del Mediterraneo sono più o meno le parole pronunciate da Kushner nel marzo 2024.
[6] Federico Rampini, “La minaccia di Trump all’Iran che ha 80 anni di storia”, Corriere della Sera, 7 aprile 2026.
[7] Genesi 4, 23-24.
[8] Edoardo Bennato, dalla canzone “In fila per tre”.
[9] Tahar Lamri “La guerra povera contro la guerra ricca: perché l’Iran non può essere sconfitto”.
