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Smottamenti atlantici

di Filippo Bovo - 31/03/2026

Smottamenti atlantici

Fonte: Filippo Bovo

Conflitti di portata ben più che regionale, date le ampie ricadute internazionali che vanno a produrre, come quello scatenato da Stati Uniti ed Israele all'Iran, non possono non avere i loro effetti anche nei rapporti con gli alleati. L'abbiamo già visto, e lo stiamo vedendo tuttora, nei rapporti tra Stati Uniti e paesi del Golfo; e lo stiamo parimenti vedendo or ora anche in quelli tra Stati Uniti e paesi europei. 
Ho già avuto modo di fare, in più occasioni, dei parallelismi tra i paesi del Golfo e quelli europei, ricordando come per entrambi il rapporto con Washington, un tempo presentabile come alleanza in cui malgrado le rinunce vi era pure una reciprocità d'interessi e vantaggi, sia di giorno in giorno divenuta un vassallaggio sempre più svantaggioso e lesivo dei loro interessi. Le guerre in Ucraina per paesi europei e all'Iran per quelli del Golfo sono, da questo punto di vista, esempi perfetti di quanto oggi sotto i nostri occhi. Naturalmente, e questa è una chiosa oltremodo necessaria, ciò spiega pure perché i principali media americani abbiano subito iniziato a falsificare le carte, attribuendo ai paesi del Golfo, Arabia Saudita in primis, una corresponsabilità nell'aver voluto il conflitto: fake news, come sappiamo, più volte smentite da Riyad, ma che non hanno mai incontrato le rettifiche e le scuse di quanti, dal Washington Post al New York Times, se ne sono resi autori.
Nel caso europeo, stiamo assistendo ad uno smottamento nei rapporti transatlantici non meno clamoroso. Sarebbe in ogni caso ingiustamente gratuito pensare che tutto ciò inizi soltanto da oggi: già in precedenza e in più occasioni i paesi europei, come del resto anche quelli del Golfo, hanno manifestato la capacità di guardar oltre la cornice americana, aprendo a fruttuosi rapporti con altri partner, dalla Russia alla Cina ad altri attori asiatici e mediorientali; coi paesi del Golfo, in particolare, dimostratisi ancor più capaci e versatili nel compiere simili evoluzioni. Non è un caso, infatti, che le guerre in Ucraina, ossia alla Russia, e all'Iran, siano state volute, favorite e scatenate da Washington anche e soprattutto al fine di riallineare a sé alleati che tendevano a farsi sempre più infedeli. L'esito di queste guerre, non ancora scritto ma ben percettibile, per eterogenesi dei fini sarà proprio ciò che porterà a renderli infedeli del tutto: i paradossi della storia, che evidentemente a Washington è materia poco amata ed ancor meno studiata.
Orbene, ha destato clamore la decisione del governo italiano di non concedere più l'uso della base di Sigonella ai bombardieri ed aerei americani, che vi erano diretti senza una richiesta preventiva; ma per tutti gli altri scopi, di logistica, rifornimento e sorveglianza ai fini del conflitto all'Iran, gli Stati Uniti possono invece continuare comunque ad avvalersene, come sin qui già visto. La Spagna, da questo punto di vista, è risultata, oltre che prima tra i paesi europei ad opporsi a Washington, molto più coraggiosa e lungimirante, attuando sulle basi di Rota e Moròn de la Frontera una progressiva morsa politica. Riconoscendo come illegale il conflitto in Medio Oriente, ne ha impedito l'uso ed infine è giunta a revocare anche il permesso di volo sui propri cieli agli aerei cisterna americani, che sono stati così spostati in Francia e Germania. Quest'ultime, oltre al Regno Unito, non hanno invece negato l'uso delle loro basi per missioni a scopo difensivo, con un approccio dunque ben più radicale di quello italiano, che non si spinge oltre la logistica e la sorveglianza. Il Regno Unito, per esempio, ha autorizzato l'uso di Fairford e di Akrotiri, quest'ultima a Cipro, di fatto coinvolgendo nel conflitto anche il non proprio favorevole governo di Nicosia. 
A suo supporto, tanto l'Italia quanto la Spagna presenziano con loro navi come le fregate Federico Martinengo e Cristobal Colòn, così da schermare l'Isola da eventuali missili o droni iraniani. E' un gioco di bilancia: la Spagna e ora anche l'Italia dicono di no ad un maggior coinvolgimento, col loro suolo, nella guerra americana (ed israeliana) all'Iran, ma non vengono comunque meno al dovere di sostenere un loro alleato UE e NATO come Cipro. Per il resto, con una presenza sin qui vista anche in altre missioni, talvolta tuttora in corso, da Inherent Resolve a Prima Parthica, o ancora nel caso italiano l'europea Aspides, Spagna ed Italia risultano comunque non del tutto assenti dallo scenario bellico mediorientale, seppur non con compiti direttamente collegati all'odierno conflitto all'Iran. 
Nel caso italiano, non è certamente passato inosservato il fatto che col suo comportamento, come già detto molto coraggioso ma soprattutto molto lungimirante, Madrid abbia ottenuto il permesso a navigare nello Stretto di Hormuz. Qua entrano in gioco interessi di natura economica, energetica, a cui nessun paese europeo per evidenti ragioni resta insensibile. Ancor più se pensiamo che la spagnola Repsol, diversamente dall'italiana Eni, non dispone nella regione del Golfo di rilevanti concessioni o partnership, puntando soprattutto sull'acquisto e la raffinazione degli idrocarburi locali. Mentre Eni vanta una solida presenza negli EAU (Concessione di Ghasha, la più importante, ed altre sei di analoghe come l'Offshore Block 2, o ancora le partecipazioni agli impianti di raffinazione di Ruwais, gli accordi esplorativi aggiuntivi firmati quest'anno, infine le collaborazioni su data center, minerali critici, interconnessioni elettriche, ecc), nel Qatar (progetto congiunto nel North East Field con QatarEnergy), in Iraq (Campo di Zubair, ecc), in Egitto (Zohr nel Mediterraneo, Nooros, Baltim W nel Delta del Nilo, Meleilha nel Deserto Occidentale, ecc), nell'Oman (accordi esplorativi appena firmati, per i Blocchi 47 e 77, e l'Offshore FPSO), in Bahrain (Blocco 1), in Libano (Blocco 8, ecc). Eni ha dunque molto più da perdere rispetto a Repsol, e Roma rispetto a Madrid. Non c'è dubbio che, con la sua tradizione di diplomazia parallela, Eni si sia fatta molto sentire presso il governo italiano, perché tenga maggiormente conto degli interessi nazionali.
Del resto, come sempre avviene nella storia, quando un'alleanza diviene un vassallaggio in cui non v'è più reciprocità d'interessi e di vantaggi, ma il suo contrario, quell'alleanza non può che andare incontro ad un'importante ed inevitabile "rettifica".