Spostare l'asse del conflitto
di Martino Mora - 31/03/2026

Fonte: Martino Mora
Nel panorama geopolitico e spirituale contemporaneo, le vecchie categorie di "Destra" e "Sinistra" appaiono sempre più come gusci vuoti, residui di un Novecento che non ha saputo prevedere la vera frattura del XXI secolo. La linea di faglia oggi non corre tra nazioni o schieramenti parlamentari, ma tra due concezioni antropologiche inconciliabili: da una parte la visione spirituale dell'esistenza, fondata sui pilastri di Dio, Patria e Famiglia; dall'altra la deriva materialista e atea, che riduce l’uomo a un mero consumatore atomizzato.
Per un cristiano identitario, il vero nemico non è "l'altro" in quanto fedele di una religione diversa, ma il vuoto nichilista che sta divorando l'Occidente. Il modello della Francia laicista rappresenta l'apice di questa decadenza: uno stato che, in nome di una tolleranza astratta, ha eradicato il sacro dalla sfera pubblica, trasformando la società in un aggregato di individui senza radici, guidati solo dal desiderio materiale e dall'edonismo.
In questo scenario, anche le risposte che arrivano da certa destra anglosassone appaiono insufficienti o addirittura distorcenti. La deriva fondamentalista-protestante (spesso associata al "Trumpismo") viene da noi rinnegata: essa appare come una religione piegata al servizio del mercato e dell'egemonia geopolitica, una forma di "messianismo secolare" che confonde il Regno di Dio con il successo economico e il potere temporale, svuotando la fede della sua profondità millenaria e comunitaria.
La logica inattaccabile di questa posizione risiede in un riconoscimento della realtà oggettiva: un cattolico che crede nella sacralità della vita, nella struttura naturale della famiglia e nella sovranità spirituale dei popoli, trova oggi molti più punti di contatto con un musulmano praticante che con un ateo progressista europeo. questa non è una scelta di ecumenismo sentimentale o di sincretismo religioso (il "vogliamoci bene" tra fedi diverse), ma una convergenza strategica e metafisica. Entrambi i credenti riconoscono la sottomissione al trascendente. L'idea che l'uomo non sia il centro dell'universo e che esistano leggi divine superiori ai desideri individuali. La vera battaglia del nostro tempo è dunque quella tra credenti e materialisti. Questa prospettiva sposta l'asse del conflitto: la minaccia per l'identità cristiana non viene da chi prega un Dio diverso nello spazio pubblico, ma da chi vuole cancellare Dio da ogni spazio.
In questa ottica, l'Islam praticante diventa un alleato oggettivo nella lotta contro il deserto dell'anima proposto dal globalismo ateo. Mentre il liberalismo materialista cerca di omologare tutti i popoli rendendoli uguali nella loro assenza di fede, l'alleanza tra le tradizioni permette di difendere la specificità di ciascuno sotto l'ombrello comune del sacro.
Rinneghiamo la deriva del "feticismo politico" che trasforma la fede in un accessorio elettorale (come accade nel populismo d'oltreoceano) e rifiutiamo il suicidio spirituale dell'Europa laicista. La sfida è restare fedeli ai propri principi, ma riconoscere che, nel mezzo di una tempesta nichilista, chiunque riconosca l'autorità dello Spirito sta combattendo dalla stessa parte della barricata. La difesa di Dio, Patria e Famiglia oggi passa necessariamente per una coalizione di chi ancora crede che la vita abbia un senso che trascende la materia.
