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Tabula rasa

di Fabrizio Fratus - 09/03/2026

Tabula rasa

Fonte: Fabrizio Fratus

Di fronte all’ennesima fiammata di venti di guerra in Medio Oriente, la postura del sovranismo a stelle e strisce non cambia: una miscela tossica di arroganza contrattualista e ignoranza antropologica. Il dogma è sempre lo stesso: esportare il "modello perfetto" (il nostro) a colpi di sanzioni o, quando non basta, con la democrazia al fosforo bianco.
​Il peccato originale dei "neocon" e dei loro eredi risiede in una presunzione quasi infantile: credere che la democrazia liberale sia un software universale da installare su qualsiasi hardware umano. Ma la storia non è una tabula rasa su cui i tecnici di Washington possono scaricare i loro aggiornamenti. ​Mentre gli analisti del Pentagono tracciano linee sulle mappe, dimenticano sistematicamente che gli usi e i costumi pesano infinitamente di più delle leggi scritte. Il liberalismo anglosassone, figlio del patto sociale e dell'individualismo di mercato, è un soffio di vento rispetto alle radici di popoli con storie millenarie.
​Prendiamo il caso della Persia, oggi Iran. Non stiamo parlando di una "linea sulla sabbia" tracciata dai colonizzatori europei dopo il crollo dell'Impero Ottomano. Parliamo di un’entità culturale che esisteva quando a Londra si viveva ancora nelle capanne. Lì, l’identità non si fonda su un contratto d’affitto o su un’elezione ogni quattro anni, ma su una stratificazione profonda di spiritualità, gerarchia e tradizione che il materialismo occidentale non riesce nemmeno a concepire. ​Vogliono imporre la "sovranità dei popoli" solo se i popoli scelgono leader graditi a Wall Street.
​Ignorano che per molte culture la comunità viene prima dell'individuo e la tradizione prima del progresso tecnico.
​Pensare di vincere una guerra contro l'Iran, o contro qualsiasi civiltà-Stato,  con le "bombe intelligenti" è l'ultima spiaggia di chi ha finito le idee. Si può occupare un territorio, si può abbattere un regime, ma non si può sconfiggere la Storia. La resistenza culturale è un'idra: più cerchi di reciderne le radici con la forza, più queste si rinsaldano nel profondo.

​Dal Vietnam all'Afghanistan, il risultato è stato un fallimento sistematico. Miliardi di dollari bruciati per cercare di sostituire codici millenari con manuali di diritto costituzionale scritti ad Harvard. Il risultato? Un deserto di macerie e il ritorno prepotente di ciò che si voleva cancellare.
​Finché l'Occidente non capirà che il pluralismo delle civiltà non è un ostacolo al commercio, ma la struttura stessa della realtà, continueremo a finanziare guerre perse in partenza. Perché contro la cultura millenaria, le portaerei sono solo ferraglia destinata ad arrugginire.
N.B. Forse è ora di smetterla di guardare il mondo con il binocolo del Pentagono e iniziare a leggerlo con i libri di storia. Ma per farlo, servirebbe una classe dirigente occidentale che sappia leggere.