Torna la guerra dei mondi
di Alberto Negri - 09/07/2026

Fonte: Il Manifesto
Usa vs Europa Riprende la guerra dei mondi tra Stati uniti, Israele e Iran e gli europei saranno ancora spettatori?
Riprende la guerra dei mondi tra Stati uniti, Israele e Iran e gli europei saranno ancora spettatori? Mondi così distanti è difficile immaginarli. Mentre a Jamkaran, vicino alla città santa di Qom, sfilava la bara di Ali Khamenei nel luogo dove nel nono secolo scomparve il Mahdi, il 12° Imam, mito fondante degli sciiti duodecimani, ad Ankara, al vertice Nato, il presidente degli Usa annunciava che la tregua del 17 giugno con Teheran è finita, bollando come «feccia» la leadership iraniana.
Al suo fianco l’impettito segretario dell’Alleanza Mark Rutte approvava gli attacchi Usa nel Golfo in risposta a quelli dell’Iran contro navi in transito nello Stretto di Hormuz che non avrebbero rispettato le regole di navigazione di Teheran. Più o meno nelle stesse ore Washington revocava il diritto all’Iran di esportare il suo petrolio: oro nero e gas in rialzo sui mercati, come da copione proprio mentre, secondo la Gazprom, veniva attaccato dall’Ucraina il gasdotto Blu Stream tra Russia e Turchia. Torna lo spettro di una crisi energetica che non è mai finita davvero perché anche nei momenti di calma non sono mai passate da Hormuz più di una trentina di navi al giorno.
La sceneggiata di Trump ad Ankara ha seguito il suo tipico canovaccio: non ha avvertito nessuno degli alleati dell’attacco americano e poi li ha pure attaccati ad alzo zero. «Non ci hanno aiutati contro l’Iran, nessuno di loro ci aiutati», ha proclamato citando tutti, Italia compresa – tornata ondivagamente «buona» nella conferenza stampa della sera -, e scatenandosi contro la Spagna di Sánchez. Erdogan, il suo ospite, forse gongolava: non solo Trump lo ha riempito di lodi ma lui è riuscito a occultare la repressione anti-democratica contro l’opposizione e a far dimenticare che Imamoglu, il suo rivale politico in carcere dal marzo 2025, ieri era in tribunale. Naturalmente nessuno degli europei della Nato ha detto una parola perché la Nato afferma di fondarsi sui principi democratici ma in realtà li calpesta alla grande.
Mark Rutte con Trump sembrava il Gatto Silvestro dei cartoni animati che si arrampica stridendo le unghie sugli specchi: non sapeva più come dare ragione al presidente e allo stesso tempo giustificare i membri della Nato che secondo lui avevano agevolato almeno cinquemila voli degli Usa e si preparavano a versare quote sempre più alte per la Nato. In realtà non è solo questo acrobatico olandese volante, come il vascello del folclore marinaresco, ad agitarsi nella tempesta, pure gli europei stanno sentendo le pressioni di Trump.
Sono queste pressioni che si deve rimandare al mittente, ovvero a un presidente che è un mentitore matricolato. Non è vero che gli europei sull’Iran gli hanno voltato le spalle come insiste a dire. Non soltanto non ha mai avvertito gli alleati – come ha fatto del resto ieri ad Ankara – dell’attacco insieme a Israele contro Teheran ma non ha neppure richiesto il sostegno della Nato. Gli unici interlocutori di Trump sono i suoi generali e Netanyahu con i quali ha stabilito gli obiettivi di questo intervento senza mai chiarirli del tutto: l’abbattimento del regime e la distruzione degli impianti nucleari e missilistici. Ma soprattutto quello contro l’Iran è stato un intervento illegale del punto di vista internazionale che rendeva impossibile l’appoggio degli alleati Nato. Come pure l’utilizzo delle basi militari richiede l’approvazione dei governi e dei parlamenti (come nel caso dell’Italia). È cambiato qualche cosa rispetto al primo giorno di guerra, il 28 febbraio? Non sembra.
Sta cambiando invece il ruolo della Nato. Molti commentatori si soffermano sui numeri dell’aumento delle spese militari, sul fatto – da dimostrare – che ci saranno più spese per le armi europee. In realtà, come avvertiva un anno fa il Financial Times, Trump vuole forzare l’Europa a rifare il suo modello economico e sociale imponendo, in funzione di un devastante riarmo, tagli di bilancio al sistema continentale di welfare state (sanità, pensioni, ammortizzatori social). E i soldi vanno a lui: 300 miliardi di dollari di commesse belliche europee in Usa nei prossimi anni e 200mila nuovi posti di lavoro negli Stati uniti, così ha detto Rutte, il nostro Gatto Silvestro, in un’intervista recente al quotidiano economico britannico. Gli Usa perdono ai mondiali di calcio, perdono forse con l’Iran a Hormuz ma non con noi.
L’incognita è la guerra dei mondi. Tutto sembra segnare una distanza siderale tra i funerali dell’89 del fondatore della repubblica islamica Imam Khomeini e quelli in corso della Guida Suprema Khamenei. Il corpo dell’ayatollah allora cadde dalla bara avvolto in un sudario bianco mentre una folla enorme mi schiacciava le ossa e cercava disperatamente di strappare lembi del lenzuolo. Persino Ahmad, il figlio di Khomeini, fu gettato a terra e calpestato. Nei funerali di Khamenei tutto si è svolto, finora, in assoluta compostezza, una parata di regime.
Eppure tra i funerali dell’89 e questi (oggi, dopo il simbolico passaggio in Iraq, c’è la sepoltura della Guida Suprema a Mashad) il filo conduttore è evidente: una guerra che allora come adesso nessuno vince. L’Iran fu attaccato nell’80 dal raìs iracheno Saddam Hussein ma con la tregua dell’88 non venne cambiato il confine di un centimetro. C’è anche un’altra similitudine: negli anni Ottanta sembrava che l’Iran della rivoluzione potesse crollare e Trump qualche mese fa ha promesso agli iraniani la fine del regime. L’Iran in questa guerra che ha fatto fuori la sua leadership sembrava debole, provato e destinato alla sconfitta. Come sempre – forse lo avete notato – con l’Iran passano i decenni ma si sbagliano spesso le previsioni. Mondi che non si incontrano.
