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Un conflitto imprescindibile

di Gennaro Scala - 11/03/2026

Un conflitto imprescindibile

Fonte: Gennaro Scala

Il rapporto tra i gruppi umani che definiamo stati (ma esiste una dimensione ulteriore all'interno della quale si formano gli stati definita civiltà) è sempre stato regolato dai rapporti di forza. Pensare che possa essere diversamente nel breve periodo significa porsi al di fuori del realismo politico. Tuttavia, il conflitto in corso è diverso dai conflitti che hanno costellato la storia dell'umanità, in quanto è l'esito ultimo di un lungo periodo storico, che taluni fanno risalire alla "scoperta" delle Americhe, ma forse sarebbe meglio far risalire  all'epoca di Dante in cui si afferma a Firenze e nei principali comuni italiani (Venezia, Genova, Milano) una nuova funzione del denaro che da vita a ciò che poi è stato chiamato capitalismo. In tale periodo  il sistema di stati, in conflitto tra di loro per l'egemonia, di cui è stata formata la civiltà europea compie un salto qualitativo nell'organizzazione sociale, militare, e nell'ambito tecnico-scientifico che gli ha consentito un'espansione globale che culmina con l'espansione globale inglese, dall'America del Nord, all'India, all'Asia, al Medioriente, e la piena affermazione del sistema capitalistico di organizzazione della produzione. 
Con la rivoluzione sovietica, secondo il consueto principio storico dell'eterogenesi dei fini, abbiamo la prima reazione delle altre civiltà mondiali a tale espansione globale europea. Il conflitto intra-europeo vede infine la comparsa della Germania come contendente il ruolo di egemone globale all'Inghilterra in crisi, che è anche il tentativo di schiacciare la Russia sovietica primo atto del ritorno in campo delle altre civiltà mondiali, ciò che chiamiamo il mondo multipolare.
Con la fine della II guerra mondiale che vede la fine della civiltà europea, e la sua riformazione come Occidente, gli Usa ereditano l'egemonia globale che fu dell'Inghilterra, ma con il limite costituito dalla presenza dell'Unione Sovietica. Con il crollo dell'Unione Sovietica vi è stato il periodo della globalizzazione che ha visto il tentativo di stabilire una completa egemonia globale degli Usa, ma è stato solo un breve periodo che ha visto il ritorno in campo della Russia, la crescita della potenza economica della Cina, lo sviluppo dell'India, della Turchia, e la resistenza dell'Iran all'egemonia occidentale in Medioriente (tutte le potenze menzionate sono eredi di grandi civiltà storiche).
Questa digressione storica molto schematica è solo per portare alla luce la profonda radice storica del conflitto che oppone potenzialmente l'Occidente a tutte le altre potenze mondiali. Gli Usa-Occidente  sono in conflitto con tutte le civiltà mondiali, il loro dominio non prevede l'esistenza di nessuna civiltà che non sia sottomessa o gettata nel caos. Gli Usa si sono costituiti come sistema globale che vede il drenaggio di risorse da tutto il mondo attraverso il dominio del dollaro, con cui finanziare il sistema globale delle basi che a sua volta puntella il dominio del dollaro. 
Quindi le alternative sono due: 1) un conflitto globale per mantenere l'egemonia dell'Usa-Occidente, che questi ultimi non sono in grado di vincere, e molto probabilmente si trasformerebbe in conflitto atomico; 2) un cambiamento di sistema che prenda atto dell'irreversibilità del mondo multipolare (di cui però non si vede neanche l'ombra).