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Usa-Ue, c’erano una volta gli amici e i nemici

di Lucio Caracciolo - 29/03/2026

Usa-Ue, c’erano una volta gli amici e i nemici

Fonte: La Repubblica

Gli Stati Uniti sono in lotta per la sopravvivenza. E si scrollano di dosso tutti i tabù. Il principale e per noi più interessante riguarda il modo di rapportarsi al resto del mondo: niente più alleanze, solo transitori, pragmatici, flessibili allineamenti parziali

Nella nebbia di guerra stiamo perdendo di vista la rottura strategica che segna la rivoluzione americana, incarnata da Trump ma certo non riducibile alla sua gaia indifferenza per il principio di non contraddizione. Gli Stati Uniti sono in lotta per la sopravvivenza, se non come nazione di sicuro quale superiore potenza. Per questo si scrollano di dosso tutti i tabù. Dei quali il principale e per noi più interessante riguarda il modo di rapportarsi al resto del mondo: niente più alleanze, solo transitori, pragmatici, flessibilissimi allineamenti parziali. Addio schema amico-nemico.
In concreto: non sono più avversari i russi e nemmeno — clamoroso! — quei cinesi che fino a ieri erano dipinti incubo strategico. Pace universale, allora? Al contrario: caos illimitato. Tutti possono svelarsi amici o nemici su questo o quel dossier, per questo o quel contenzioso geopolitico o economico. La scena cambia nel battere di un ciglio di Trump, per ricambiare senza preavviso. Regoliamo i nostri orologi sull’ora illegale.
In metafora, è come se la scena internazionale si diluisse in duelli bilaterali a maggiore o minore intensità. Ciò perché nell’uno contro uno noi siamo e saremo sempre i più forti, spiegano i Soloni d’Oltreatlantico.
La svolta ci riguarda da vicino. L’Italia ha costruito il suo modo di stare al mondo sulla garanzia di sicurezza americana firmata Nato. Senza quel presunto ombrello siamo a zero. Esposti a qualsiasi malevola incursione di predatori, tra cui diversi “alleati”, che ci scrutano come il lupo goloso attratto dal dolce agnello.
Mentre la guerra guerreggiata batte alle nostre porte e quella economica ci sfonda casa, la politica parla d’altro (di sé). Eppure i convulsi passi di lato del nostro ex protettore dovrebbero suscitare un fervore di proposte su come reagire a tanto disordine. Nulla di ciò. Semmai l’opposto: acqua in bocca, occhi bassi, muoversi sul posto. Con giudizio.
Così distratti, non vogliamo percepire che nella variegata compagnia europea finora unanime nel riconoscere utile e necessaria la superiore protezione a stelle e strisce ognuno sta affrontandone la crisi a modo suo. Curando ferite profonde, lenendo indicibili paure, scaricando i propri guai sui compagni di viaggio del deragliato convoglio euroatlantico. Nato e Unione Europea, alle origini e in fin dei conti strumenti dell’egemonia a stelle e strisce sul Vecchio Continente, sono formicai impazziti. Nessuno si fida più dell’altro.
Come potrebbe essere diversamente, se gli Stati Uniti minacciano di invadere la Groenlandia, sì che la Danimarca improvvisa piani di guerriglia per resistere all’aggressore/alleato e allena le sue truppe all’asimmetrico scontro con l’ex capocordata? Che altro deve accadere prima che ci si decida a considerare che le organizzazioni euroatlantiche costruite per il soleggiato tempo di pace — vero nome della guerra fredda — non possono per definizione funzionare in tempo di guerra? Si sa, l’inerzia tecnocratica è una delle poche caratteristiche comuni a tutti gli Stati. Quando il clima imbrutta, il riflesso difensivo diventa ingovernabile. Ogni tartaruga nel suo carapace.
Uno sguardo alle dinamiche in corso dovrebbe spingerci a considerare che l’improvviso agnosticismo europeo di Washington, unito alla tentazione di ridurre le relazioni internazionali a deal tra oligarchi cucinati da immobiliaristi e finanzieri allenati a tattiche di stile borsistico, sta sfigurando il volto pacioso della nostra Europa.
All’inerzia si tenta di sopperire, specie in Germania, Francia e Regno Unito — insomma nei pianeti di qualche consistenza in quello che fu il centro del mondo e non rinuncia a pensarsi tale — con un riarmo che di europeo non ha nulla se non gli slogan.
Quanto a scandinavi, baltici, polacchi e romeni, con la testa e alcuni fatti sono già in guerra contro la Russia. Sicuri che prima o poi l’Orso tirerà la sua zampata oltre l’Ucraina in decomposizione, prima vittima della virata trumpiana.
Riaffiorano le faglie storiche che immaginavamo sepolte grazie all’America europea. A partire dalla famosa coppia franco-tedesca, mai tale anche quando ben recitata, ormai scoppiata. Conclusione: se restiamo fermi cadremo all’indietro. E non da soli. Qualche idea nella prossima puntata.