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Pedofilia: predatori di Bambini

di Massimiliano Frassi - 07/03/2008

 

Intervista a Massimiliano Frassi autore del libro "I predatori di bambini sono intorno a noi" tratto da CONSAPEVOLE 13

«Pensate a quante volte avete sentito parlare le vittime ed al contrario a quante volte hanno parlato i legali dei carnefici, se non addirittura i carnefici stessi.
Qui ci riappropriamo di quello spazio che ai bimbi abusati, ed alle loro famiglie, è stato negato, o addirittura censurato.
E gridiamo al mondo tutto quel dolore, che non può più permettersi di essere zittito.»
Massimiliano Frassi – I predatori di bambini sono intorno a noi

Pedofilia: una parola che spesso ci fa tremare, che non vorremmo mai fosse pronunciata, che ci spinge a metterci le mani sugli occhi, sulla bocca, sulle orecchie. Eppure i numeri della pedofilia parlano chiaro. E parlando di un problema in crescita, di cui dobbiamo, per dovere morale nei confronti dei nostri bambini e di noi stessi, prendere coscienza.
Qualche esempio (i dati riportati sono a cura del Comitato Scientifico dell’Associazione Prometeo): solo nel primo semestre del 2006 i siti, collettivi o individuali, pro-pedofilia hanno avuto un incremento del 300%. Un sito pedo-pornografico, se ritenuto “di buona qualità”,produce un introito giornaliero di almeno 90mila euro. Sette bambini su dieci navigano da soli senza alcun controllo da parte di adulti ed il 70% degli “agganci” da parte di pedofili avviene nelle chat. L’Italia persiste ad essere uno dei paesi a “massima esportazione” di turisti sessuali. Al fianco delle mete oramai consolidate in tal senso, in primis Romania e Thailandia, oggi si presentano nuovi territori dove andare a “caccia di bambini”. Tra questi l’Ungheria, che, nel 2006, ha visto triplicati i reati di abusi a danno di minori; o il Kenya dove esistono circa 15mila bimbi di strada. Restando in Italia, sono oramai ridotti ad una percentuale bassissima i casi di cosiddetti “falsi abusi”, che oggi si avvicinano intorno allo 0,5 %.
Di fronte a tutto questo, Massimiliano Frassi – da anni impegnato attivamente nella tutela dei bambini abusati – ha considerato necessario alzare la voce, per gridare al mondo che la pedofilia c’è, esiste, è mostruosa, è raccapricciante, ma è giunto il momento di guardarla dritto in faccia.

La prima domanda che ti vorrei fare riguarda una vicenda che credo ormai tutti, tristemente, conoscano: il caso della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Mi sembra che al moment tutto taccia. Qual è il punto della situazione oggi?
E una vicenda di cui si è parlato molto all’inizio, poi è stata soppiantata dai vari scandali “Corona”, per cui ora se ne parla di meno. Il punto della situazione è il seguente: alcuni dei bambini hanno già iniziato gli incidenti probatori; gli altri riprenderanno a settembre, dopo la pausa estiva. Siamo pertanto in una situazione, dal punto di vista del percorso giudiziario, ancora tutta da definire. È vero, se così si può dire, che gli incidenti probatori sono andati “bene”, nel senso che i bambini hanno raccontato tutto e con grandi dettagli. Ora c’è la necessità di sentire anche gli altri bambini, per poi procedere nel percorso.

Come, secondo te, i media hanno affrontato questa vicenda e come l’affronteranno?
La vicenda è stata affrontata, a livello mediatico, sostituendo il vuoto lasciato dal “caso Cogne” il “caso Rignano”. I media vi ci si sono buttati – a mio avviso – senza alcuna professionalità, anzi facendo tornare indietro la questione della tutela dei bambini rispetto alla pedofilia di almeno vent’anni: grazie al caso di Rignano i bambini sono diventati nuovamente non credibili. Qualcun ha addirittura chiesto che si bloccassero gli incidenti probatori con la motivazione che turbano i bambini, mentre è ormai noto che – per doloroso che possa essere – è un percorso che comunque viene fatto sempre e che è stato creato con la specifica finalità di aiutare il bambino, che, diversamente, non avrebbe alcuna maniera per potersi “raccontare”. Credo che si sia data gran voce a chi i bambini li attacca o peggio ancora li abusa, piuttosto che a chi i bambini li difende.
Per quel che riguarda il futuro, temo purtroppo che i media adotteranno la stessa ottica. Purtroppo in Italia negli ultimi anni è accaduto che sia i carnefici accertati che quelli presunti – ovvero sia coloro che sono stati condannati colpevoli in via definitiva, che coloro che si trovano in attesa di giudizio – abbiamo capito che certe battaglie è meglio giocarle più sul piano mediatico che in aula di tribunale. Io ho trovato vergognoso, ma soprattutto offensivo nei confronti dei bambini abusati, che le persone coinvolte, chiamate sul banco degli imputati, facessero interviste e fossero ospiti di talk-show, si facessero vedere costantemente insieme ai propri parenti: trovo giustissimo che queste persone si debbano difendere, ma in un aula giudiziaria. Credo che ci sarebbe bisogno di un po’ più di silenzio, e, quando il silenzio viene rotto, un po’ più di professionalità e meno difese d’ufficio ad oltranza o assurde divisioni tra innocentisti e colpevolisti. Divisioni che non portano assolutamente a nulla.

Anche in rete circolano informazioni diciamo “particolari”: ad esempio digitando nel motore di ricerca Rignano Flaminio, senza la parola pedofilia, mi sono imbattuta in diversi blog in cui si parla di caccia alle streghe, di caccia all’orco, di isteria collettiva e di genitori che creano mostri dove non ce ne sono. Si parla di genitori “folli” che vengono definiti “i veri abusatori dei bambini”. Cosa ne pensi?
In rete c’è, da alcuni anni, un movimento che riunisce sia le persone già condannate per pedofilia (anche in ultimo grado), sia le persone che si trovano all’inizio dei un percorso giudiziario di questo tipo (come ad esempio nel caso di Rignano): questi individui cercano di fare passare l’idea che i bambini certe cose se le inventano, che ci sono genitori particolarmente ansiosi che convincono i propri figli di aver subito abusi. Queste persone hanno preso la strada di internet per diffondere questo “tam tam”: l’unica accessibile in questo senso. Ci sono persone che hanno avuto il compito di diffondere questo tipo di pensieri e di informazioni (caccia alle streghe, isteria collettiva, bambini che si inventano le cose) facendo leva su paure collettive – riportandole su alcuni blog, da cui si sono riversati a cascata su altri siti e blog – per sporcare e delegittimare la cultura e l’informazione corretta che, sul tema pedofilia, si stava affermando.
Io sostengo che se le streghe ci sono vanno cacciate, ma voglio riportare un dato che vale più di mille parole: nel nostro paese – e sono dati del Ministero – il 67% dei pedofili “accertati” (ovvero condannati in ultimo grado per pedofilia ed oggi in libertà avendo già scontato la pena) vive ancora a contatto con i bambini.

È vero che i genitori dei bambini di Rignano hanno chiamato per la difesa l’avvocato Taormina?
So che Taormina è stato chiamato dalle famiglie di due bambini, per cui non rappresenta tutte le famiglie. È probabile che la scelta di Taormina sia stata fatta tenendo conto dell’impatto mediatico della sua figura: in una vicenda che, come abbiamo detto, si sta dibattendo più nei salotti televisivi che nelle aule di tribunale, è possibile che alcuni genitori abbiamo deciso di iniziare a giocare con le stesse carte della difesa, sullo stesso piano.
Devo dire, comunque, che questa scelta mi ha un po’ sorpreso, prima di tutto per il fatto che Taormina ha in precedenza difeso Anna Maria Franzoni (condannata in secondo grado a 16 anni per l’uccisione del figlio). Inoltre – personalmente – non amo certi tipi di spettacolarizzazione: credo che certe situazioni vadano discusse, come ho già detto, in altri contesti e con altre modalità.
Spero che Taormina sia entrato nel processo per reale interesse nella difesa dei bambini abusati e non per cavalcare l’onda del nuovo processo mediatico “dopo Cogne”.

Riprendo un dato che hai riportato e che mi ha molto colpito: persone condannate per pedofilia in via definitiva – che hanno già scontato la pena e sono, quindi, nuovamente libere – continuano a vivere a stretto contatto con i bambini. Come può accadere questo? Cosa possiamo fare noi in prima persona perché non accada più?
Il perché queste cose accadono fa purtroppo parte di quella che è – lo dico in termini poco professionali, ma molto chiari – la grande “fregatura” della pedofilia: è un orrore così grande e spesso compiuta da soggetti insospettabili i quali – malgrado la condanna effettiva a cui spesso non viene dato l’adeguato rilievo sui mezzi di informazione – vengono lasciati costantemente a contatto con i bambini. Se per esempio il soggetto è un sacerdote, è impossibile, al giorno d’oggi, che gli sia precluso il contatto con i bambini. In questo modo, per mantenere una rispettabilità di facciata, si compie un grandissimo errore: se c’è una mela marcia nel cesto, quella mela va assolutamente tolta perché non rappresenta l’intero cesto di mele. Rispetto a quello che possiamo fare, dobbiamo ricordarci che l’arma che i pedofili temono più di qualunque altra è l’informazione: non è un caso che, come abbiamo già detto, la loro guerra sia diventata oggi mediatica. I pedofili cercano continuamente di boicottare e minimizzare l’informazione che vuole smascherare la pedofilia, che vuole “raccontare” come vivono i bambini vittime della pedofilia e come essi non possano inventarsi certi particolari, certi dettagli, simili a quelli raccontati, ad esempio, dai bambini di Rignano. L’unica arma che abbiamo è l’informazione: un’informazione adeguata permette alle persone di difendersi e anche di tenere lontano un soggetto che è accertato come pedofilo e che sappiamo essere recidivo.

Perché è così difficile, per moltissime persone, “vedere” la pedofilia, riconoscerla come un problema da affrontare?
È difficile perché è un orrore così grande che a volte preferiamo rimuoverla e allontanala da noi. Nel momento stesso in cui la neghiamo, ci convinciamo che non esiste. È molto più tranquillizzante pensare di poter lasciare il proprio bambino tranquillo e sereno all’asilo o alla scuola materna considerando questi ambienti sicuri, piuttosto che pensare che in quella stessa scuola (è accaduto una volta su un milione, ma è accaduto) il nostro piccolo possa subire abusi e sevizie.

Un’ultima domanda: io non ho figli, ma spero di averne. Potrà accadere che il mio stile di vita mi porti ad affidare i miei bambini a qualcuno, a un asilo nido, a una scuola materna. Come posso capire se ho affidato mio figlio alle persone giuste? Vivo nell’ansia, nella paura e nel sospetto, lo tengo a casa con me, lo iper-proteggo? Che consiglio dai, in definitiva, ai genitori per difendersi dalla pedofilia?
Purtroppo una risposta a questo non c’è: non è possibile offrire una ricetta. Inoltre voglio ricordare che il pedofilo non è l’orco che puoi individuare e identificare immediatamente: quando ce lo troviamo vicino ha l’aspetto della normalità e della tranquillità ed è capace di mimetizzarsi perfettamente.
I genitori, oggi, devono certamente alzare il livello di guardia: che ci piaccia o no questo lo dobbiamo fare. Ma dobbiamo anche, quando il nostro bambini avrà 3, 4 o 5 anni, iniziare a raccontargli e a spiegargli che ci sono sì delle persone “cattive”, ma che al babbo e alla mamma può sempre raccontare tutto: può e deve raccontare ai genitori quando qualcuno gli fa del male. Spesso la “bravura” dei pedofili sta nel ridurre il bambino, o per paura o per vergogna o per sensi di colpa, al silenzio: questo permette al pedofilo di continuare indisturbato a compiere i propri atti. Se il bambino è ben consapevole e ha ben compreso che nella famiglia o nel mondo della scuola o delle associazioni ci sono degli adulti ai quali può fare riferimento e chiedere aiuto laddove ci sia un problema, allora il bambino ha gli strumenti adeguati per difendersi ed è maggiormente al sicuro. Credo dunque che una delle regole educative di base, che dobbiamo impegnarci a mettere in pratica, sia il dialogo con i bambini, con i nostri figli, anche e soprattutto su questi temi.


IL LIBRO
Massimiliano Frassi
I Predatori di Bambini sono Intorno a Noi
Abusi nelle scuole materne, Chiesa e pedofilia, il business della pedopornografia, come agiscono i pedofili, i numeri della pedofilia. A volte è umano pensare che non ci sia più nulla da fare…
Pagine 192 – euro 11,90

Ricco di documenti e testimonianze di primo piano, scritto con un linguaggio esplicito, il libro mantiene alti i toni della denuncia sociale, raccontando episodi fino ad ora rimasti inediti.
Un libro per tutti coloro che vogliono sapere realmente cosa stia capitando, nel nostro paese e nel mondo, e come sia diffusa la pedofilia. Una lettura obbligatoria per chiunque, a vario titolo, abbia a che fare con i bambini, quindi genitori, educatori, insegnanti. I Predatori di bambini è il primo pamphlet scritto in Italia contro la pedofilia.

PER APPROFONDIRE
L’affare Dutroux
Il 24 giugno 1995, in Belgio, due amichette, Julie e Melissa, scompaiono. I loro genitori danno l’allarme alla polizia. I genitori sospettano un rapimento a scopi sessuali, e contattano un giornalista che, qualche mese prima, si era occupato di fatti simili. Per più di un anno il Belgio seguirà la vicenda. I genitori della bambine si confrontano con un’inerzia, un’incompetenza, e una negligenza palesi da parte delle forze dell’ordine; come pure una passività e una mancanza di umanità incredibile da parte del giudice istruttore. Apprendono che l’inchiesta è bloccata, che gli elementi d prova vengono distrutti in caserma, che il giudice, il quale era determinato a scoprire la verità, viene destituito. Tutta l’inchiesta è immersa in un clima di menzogna, di segreto, di silenzio. I genitori accusano, i giornalisti riferiscono i fatti e le bambine rimangono introvabili.
Il 17 agosto 1996, i corpi delle bambine vengono trovati dopo l’arresto del loro assassino, Marc Dutroux. Erano morte nel mese di marzo e i genitori non ne erano stati informati. Dal settembre 1995 la polizia aveva tutti gli elementi per arrestare Marc Dutroux, ma non lo fece. Perché?
Perché Marc Dutroux faceva parte di un’importante rete internazionale di pedofilia con il suo centro a Bruxelles. Questa rete venne scoperta nel gennaio 1996. Forniva minori per festini a cui partecipavano persone “rispettabili”, di buona famiglia, personalità pubbliche e persone che ricoprivano posti di responsabilità. Grandi nomi, grandi titoli, grosse cariche, reti, protezioni. La storia si ripete.
Tratto da Ghislaine Saint-Pierre Lancôt – Cosa diavolo sono venuta a fare su questa terra (Macro Edizioni, 2002).


Segnalazioni librarie:

Dall'autore de "I bambini delle fogne di Bucarest", un amaro grido di dolore a favore dell’infanzia violata.Dai torbidi intrecci tra chiesa e pedofilia alla proficua rete della pedopornografia su internet, dalle insaziabili richieste del turismo sessuale alla sconcertante realtà degli abusi nelle...
 

Massimiliano Frassi,
L'inferno degli angeli
"C'è bisogno di rimettersi in discussione e di tracciare nuovi orizzonti, c'è bisogno di incazzarsi e di uscire da questo ipocrita buonismo creato per non punire i colpevoli e lasciare nei guai le vittime". La pedofilia come mai nessuno prima d'ora aveva avuto il coraggio di raccontare!