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Radio Teheran. Lezioni di moderazione al Corriere della Sera

di Pino Cabras - 08/11/2008




 

«In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso». Si apre come d'uso, il comunicato della Radio IRIB di Teheran del 5 novembre. E un po' di questa autorevole misericordia si trova nel resto del documento. Senza impedirsi comunque una calibrata ironia, di cui fa le spese il «Corriere della Sera», che non aveva risparmiato bordate a carico dell'emittente iraniana. L'antefatto risale al 30 ottobre scorso. Il «Corriere della Sera» si lanciava in un'inchiesta-lampo intitolata «Gli italiani di Radio Teheran».

Il pezzo, firmato da Maria Antonietta Calabrò, era davvero breve. Nessuna profondità. Una parte dell'articolo lisciava il pelo a tutti i luoghi comuni e le verità fuori contesto sul fanatismo iraniano. Ma il vero obiettivo del Corriere era un altro, e ha occupato il grosso del pezzo: una lista di italiani, lunga e puntigliosa: quelli che - orrore orrore - avevano parlato con i giornalisti del babau persiano. Chi proscrivere? Maurizio Torrealta, Giulietto Chiesa, Alex Zanotelli, Angela Lano, Biancamaria Scarcia Amoretti, Claudio Moffa, Maurizio Musolino, Stefano Allievi, chiunque abbia concesso anche un minuto del suo tempo ai giornalisti provenienti da ciò che Bush chiama “Asse del Male”.

Radio IRIB rammenta al Corriere che ha scelto una lista molto parziale: ad esempio, «omette intenzionalmente di nominare il gentilissimo Alberto Bradanini, ambasciatore della Repubblica italiana a Teheran che è stato intervistato dalla nostra emittente in occasione della Settimana della Lingua italiana nel mondo. La foto dell'ambasciatore sta proprio sopra a quella di Maurizio Torrealta, uno dei giornalisti che il Corriere ha cercato di intimidire. Perché non è stato criticato pure l'ambasciatore? Oppure, anche la Settimana della Lingua italiana nel mondo fa parte dei "leitmotiv del regime iraniano" come dice la scrittrice dell'articolo?» E poi aggiunge altri nomi, inclusi nomi istituzionali della scena italiana, così come fanno – ricorda l'emittente iraniana – una «miriade di radio sparse nel mondo che hanno sezioni italiane.» Eppure l'articolo del Corriere diceva che – a parte la radio vaticana – quella era l'unica radio straniera ad avere trasmissioni in italiano. Un modo per presentarla come l'unica erede delle radio propagandistiche della guerra fredda, una sorta di Radio Praga inventata da Mahmud Ahmadinejad con la complicità degli italiani sunnominati. Solo che non si tratta di una creatura di Ahmadnejad. Gli iraniani hanno buon gioco a dire che «si scorda che la nostra emittente iniziò a svolgere le sue attività in maniera simile a quella di oggi nel periodo dell'amministrazione Khatamì, nell'ambito del progetto "Dialogo tra le civiltà", di cui Khatamì fu promotore.»

Che si tratti di Russia o Iran, i nostri media tendono sistematicamente a svalutare la complessità e l'intelligenza di interlocutori sofisticati che sanno guardare con disincanto al sistema dell'informazione occidentale. E infatti Radio IRIB scopre subito il gioco: « In pratica "essere stati intervistati dalla nostra radio" viene presentata come una macchia nera nella vita di questi intellettuali. E viene fatto pensare che essere intervistati da noi significa essere d'accordo con alcune nostre opinioni. Per correttezza dobbiamo spiegare che non è così e che abbiamo sempre intervistato persone sia favorevoli che contrarie ai nostri pensieri.»

Più chiaro di così…

Si racconta che John Fitzgerald Kennedy abbia scandito: «Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi.» Un versetto del Corano scelto in apertura del comunicato della radio persiana, il n. 46 (Sura del Ragno) lo dice con più eleganza: « Dialogate con belle maniere con la gente della Scrittura, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite [loro]: “Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su di voi, il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo.» Seguono poi parole di miele per nemici e avversari.

Forse sono le liste di proscrizione a essere fondamentaliste.