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Se la lotta al pregiudizio diventa conformismo

di Alfonso Piscitelli - 08/11/2008

Fonte: L'indipendente

 

Pregiudizi. Per Bacone erano “idola”: quasi divinità malvage, nemiche dello spirito umano. Per l’illuminismo erano il retaggio di un oscuro passato. Per alcuni legislatori contemporanei i pregiudizi si configurano addirittura come reati, da perseguire penalmente.

Malika Nor - Thibault Galtier, La prostituzione

Malika Nor - Thibault Galtier, La prostituzione

La casa editrice Armando ha dedicato di recente una collana ai “luoghi comuni”, agli stereotipi più abusati. E se il pregiudizio è un albero, molti sono i rami da sradicare. I primi volumi della collana affrontano quattro temi caldi, ad alto rischio di “luogocomunismo”: l’Islam (autore Paul Balta), gli omosessuali (Malika Nor), la prostituzione (Goanzague de Larocque), i bebè (Milène Hubin-Gayte). Il tono della trattazione è brillante, lo stile è rapido. Vi è anche una buona dose di piacere nel capovolgere frasi ricorrenti e capisaldi del senso comune.

“Il bambino è naturalmente buono”. Contro questa affermazione insorge Melene Hubin-Gayte con piglio rivoluzionario. Ma in realtà, con buona pace del vecchio Rousseau, già da cento anni Freud e la psicoanalisi avevano offerto un ritratto dei bambini che non corrisponde più a quello degli angioletti… La confutazione del pregiudizio arriva in questo caso con un secolo di ritardo. E oggi semmai bisognerebbe capovolgere certi luoghi comuni della psicoanalisi.

Gli opuscoli pubblicati dalla Armando alternano rilevazioni statistiche interessanti a considerazioni che rischiano di essere opinabili tanto quanto i pregiudizi che si intende combattere. Non sempre il contrario di un pregiudizio rappresenta la verità. Qualche volta il contrario del pregiudizio è solo un pregiudizio all’incontrario… Cifre alla mano, Malika Nor nega che vi sia una stretta correlazione tra prostituzione e estrazione sociale povera. Evidentemente (ma forse questo è solo un altro luogo comune!) la propensione verso un certo mestiere prescinde dalle condizioni economiche. Ugualmente, l’autrice nega che la prostituzione sia solo un fenomeno femminile. In effetti, di maschietti che si vendono a vari livelli, sono piene le strade (e i parlamenti). Tuttavia ci riesce difficile comprendere il carattere di “pregiudizio” – dunque di falsità – della affermarmazione che «le persone che si prostituiscono trasmettono le malattie sessuali e l’Aids». In questo caso, l’ansia di smascherare un pregiudizio lascia trapelare il desiderio di preservare da critiche uno stile lo vita “liberal”.

A proposito di Aids. Un altro luogo comune contestato è che “l’Aids è la malattia degli omosessuali”. Non è vero, protesta de Larocque. E infatti la diffusione di malattie sessuali prescinde dal gusto e dalle posizioni, mentre ha a che fare con le “modalità” e le frequenze. Neppure è vero che l’ “omosessualità sia un vizio proibito dalle religioni”. I greci avevano parecchi Dei dalla sessualità ambivalente. Il rifiuto della omosessualità è esplicito e inequivocabile principalmente nei testi sacri delle religioni abramitiche. Poi de Larocque passa ad analizzare pregiudizi che ahinoi sentiamo di condividere. Sarebbe solo un pregiudizio il credere che «i figli hanno bisogno di un papà e di una mamma per svilupparsi». Certo, nessuno nega che Dolce e Gabbana potrebbero essere genitori perfetti… tuttavia è ancora consentito affermare che un bambino ha bisogno della figura paterna maschile e di quella materna per crescere con completezza? Oppure è ineluttabile che tale affermazione debba essere respinta a priori, senza una reale argomentazione: debba essere insultata più che confutata?

Paul Balta, L'Islam

Paul Balta, L'Islam

Dulcis in fundo, l’Islam. È un pregiudizio credere che l’Islam sia intollerante. L’autore del volumetto pro-islamico estrae le sue dotte citazioni dal Corano per dimostrare che l’Islam è una religione tollerante. Tuttavia estrapolare un versetto espone sempre al rischio che il fautore della tesi opposta chiami a testimoniare uno o più versetti di suono ben diverso. Ma più in generale è il metodo della citazione teorica che mostra i suoi limiti: è come se uno storico volendo descrivere le dinamiche di una nazione e la sua “vita quotidiana” citasse gli articoli della costituzione. Una religione è una realtà storico-culturale, non solo una dichiarazione di intenti: non basta citare un versetto, bisogna comprendere tutto il contesto e le conseguenze pratiche che ne derivano. Anche il filo-islamico più audace deve riconoscere che il principio di “tolleranza” (che nell’Europa antica si legava alla mentalità “politeistica” e nell’Europa moderna si lega al sentimento della “laicità”) non era certo una priorità nella agenda del Profeta. È ovviamente falso pensare che tutti i musulmani sino legati a un concezione aprioristica e inconfutabile della verità. Però in questo caso il pregiudizio e il suo capovolgimento assoluto risultano entrambi falsi… spesso chi capovolge un pregiudizio finisce col creare un pregiudizio all’incontrario.

L’esito paradossale della cultura europea moderna è che dopo aver combattuto tutti i propri pregiudizi come “tradizioni” nocive da estirpare, oggi in nome del multiculturalismo tende a dare riconoscimento giuridico a pregiudizi ben più gravi solo perché vengono da oltremare. E così nelle mense dei poveri e delle scuole “multietniche” non si serve la carne di maiale. E così in alcune regioni psicologi “progressisti” hanno proposto di effettuare simboliche infibulazioni di bambine africane per assecondare senza danno la nobile “tradizione” equatoriale. Chissà perché contro queste iniziative ci sorge qualche pregiudizio.