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Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale

di Miguel Martinez - 10/02/2009

 
Non ho seguito per nulla la vicenda della signora Englaro, deceduta pubblicamente un'oretta fa.

Quando sento che una perfetta sconosciuta viene chiamata per nome e non più per cognome, già inizio a provare un senso di ribrezzo. Mica è colpa sua, ovviamente: non conosco la signora Englaro. Ma non fate finta, per favore, di conoscerla nemmeno voi. Parliamo piuttosto della signora Englaro come è stato ricostruita per noi da esponenti della chattering class, dai preti ai politici, dagli intellettuali laici ai giornalisti.

In questi giorni ero troppo preso dallo spettacolo di
politici italiani che festeggiavano le morti atroci e la mutilazione di migliaia di abitanti di Gaza, per preoccuparmi della sorte di gente che ha avuto, invece, il massimo possibile di cure mediche.

Mi dà anche fastidio l'esaltazione, da una parte e dall'altra, di una persona che esiste solo in quanto è annullata.

Non ho idea se la signora Englaro avesse o no qualche qualità umana propria. Ma la figura mediatica della signora Englaro, è nota unicamente dal momento in cui ha smesso di averne. Cioè in quanto esempio supremo della cultura delle Vittime e dei Vittimi. Per entrambe le parti, ovviamente: è proprio la condivisione di questa falsa incultura che permette la nascita di un Acceso Dibattito.

Dietro questo, c'è un fatto materiale molto semplice, che si chiama divisione del lavoro.

Altri squartano le vacche per noi, altri seppelliscono i nostri morti, altri uccidono con il fosforo bianco per conto nostro. E le nostre immacolate mani hanno orrore di uccidere: ecco la stessa matrice dietro il vittimismo dei pacifisti, il vittimismo dei "nemici del terrorismo", il vittimismo di coloro che vorrebbero la signora Englaro in vita a tutti i costi e anche il vittimismo di chi vorrebbe che "non soffrisse più".

C'è una cosa, poi, che non capisco. Io credo che qualche ragione ce l'abbiano, almeno potenzialmente, quei cattolici che temono la trasformazione della natura umana attraverso la chimerizzazione genetica. Ma la signora Englaro è essa stessa una chimera. Voglio dire, vi pare che una persona nelle sue condizioni sarebbe campata ai tempi in cui hanno dipinto la Cappella Sistina, o potrebbe campare nell'80% del nostro pianeta? La signora Englaro è rimasta in quella che chiamano meccanicamente vita semplicemente a causa di una forma decisamente contro natura di presunzione progressista. Cavalli chimici per
correre a Samarcanda...
"Sbagli, t'inganni, ti sbagli soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l'altro ieri là?"

Infine, ed è la cosa più importante, la cultura religiosa sarà sempre superiore alla cultura laicista, perché sa incorporare in sé la morte.

Vedete, è qui che si distinguono i farisei dai santi.

Gianni Alemanno, che per gli assassinati di Gaza ha passato giornate in appassionati abbracci con
Riccardo Pacifici, ma per la signora Englaro ha fatto accendere tutte le luci del Colosseo.

Contro Giovanni di Pietro Bernardone, detto Francesco d'Assisi:
In quei giorni un medico di Arezzo, a nome Bongiovanni, molto amico di Francesco, venne a visitarlo nel palazzo vescovile di Assisi. Il Santo lo interrogò: «Che ti sembra, Benvegnate, della mia idropisia?».

Non voleva chiamarlo col suo nome, perché non dava a nessuno l’appellativo di «buono» per rispetto verso il Signore, che disse: Nessuno è buono, eccetto Dio solo. Allo stesso modo, non dava a nessuno il titolo di «padre» o di «maestro», nemmeno nelle lettere, per riguardo verso il Signore, che disse: Nessuno chiamate vostro padre su questa terra, e non fatevi chiamare maestri.

Il medico rispose: «Fratello, con l’aiuto del Signore starai meglio». Francesco insistette: «Dimmi la verità. Qual è il tuo parere? Non aver paura di dirmelo, poiché con la grazia di Dio non sono un pusillanime che teme la morte, per dono dello Spirito Santo, sono così unito al mio Signore, da essere ugualmente felice sia di vivere che di morire».

Allora Bongiovanni parlò senza reticenze: «Padre, secondo la nostra scienza la tua malattia è evidentemente incurabile.

Penso che per la fine di settembre o ai primi di ottobre tu morrai».

Allora Francesco, steso sul letto, levò le mani verso il Signore con grande fervore e riverenza, e, pieno di gioia d’anima e di corpo, esclamò: «Sii la benvenuta, sorella mia Morte!».

[...]


Allora Francesco, sebbene soffrisse più del solito per i suoi mali, sembrò trasfigurato a quelle parole da una nuova gioia, udendo ripetere che la morte sua sorella era vicina. Con gran fervore di spirito, lodò il Signore e disse: «Se dunque piace al Signore che io debba presto morire chiamatemi frate Angelo e frate Leone perché mi cantino di sorella morte!».

Quando i due gli furono dinanzi, affranti dalla pena e dal cordoglio, cantarono lacrimando il Cantico di frate sole e delle altre creature del Signore, che il Santo stesso aveva composto. Egli aggiunse allora alcuni versi sopra la morte sua sorella, prima dell’ultima strofa, dicendo:

Laudato si, mi Signore, per sora nostra
Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po’scampare.
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!
Beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime
voluntati,
ca la morte seconda no li farrà male.