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Biodiversità, l'Onu lancia l'allarme

di lanuovaecologia - 21/03/2006

Fonte: lanuovaecologia.it

 


Lince iberica
È in atto la peggiore ondata d'estinzioni dopo quella dei dinosauri. La velocità con cui scompaiono piante e animali è mille volte la media storica. A rischio gli obiettivi di Johannesburg
Gli esseri umani sono responsabili della peggiore ondata di estinzioni ambientali dalla fine dei dinosauri, e si dovranno fare degli sforzi senza precedenti per cercare di ridurre questo trend entro il 2010. Lo rivela un rapporto della Nazioni Unite in occasione dell'incontro a Curitiba, in Brasile, sulla Convenzione per la Biodiversità.

«In
pratica - si legge nella 92 pagine che
compongono il rapporto Global Biodiversity Outlook 2 - siamo responsabili per la sesta maggiore ondata di estinzioni, la maggiore dalla scomparsa dei dinosauri 65 milioni di anni fa».
Secondo questa analisi redatta dal Segretariato della Convenzione Onu sulla biodiversità alcuni habitat, dalle barriere coralline alle foreste pluviali tropicali, sono sempre più in pericolo.

I fattori che provocano i maggiori danni all'ambiente nel quale vivono animali e piante sono ricollegabili all'aumento della popolazione umana: inquinamento, espansione delle città, deforestazione, riscaldamento della Terra e introduzione di "specie aliene" (come ad esempio le circa 300 specie invasive - molluschi, crostacei e pesci - provenienti dal Mar Rosso introdotte nel Mar Mediterraneo dopo l'apertura del Canale di Suez).

Si calcola che attualmente il tasso di estinzione sia mille volte più veloce di quello storico e ciò sta mettendo a rischio l'obiettivo fissato nel 2002 in un summit dell'Onu a Johannesburg «di raggiungere, entro il 2010, un significativo calo dell'attuale tasso di distruzione della biodiversità».

«Ci sarà bisogno di ulteriori sforzi senza
precedenti per conseguire l'obiettivo sulla biodiversità previsto per 2010 ad un livello nazionale, regionale e globale».

Ogni anno vengono distrutti circa 7,3 milioni di ettari di foresta - un'area grande come l'Irlanda. La cifra resta preoccupante anche se è di poco inferiore degli 8,9 milioni del decennio 1990-2000. Inoltre ogni anno i costi derivanti solo dalla distruzione ambientale causata da insetti nocivi introdotti in Australia, Usa, Sud Africa e Gran Bretagna superano i 100 miliardi di dollari. Nonostante ciò gli aiuti per rallentare la perdita di biodiversità sono diminuiti da 1 miliardo di dollari a 750 milioni dal 1998 e la percentuale delle zone protette è resta esigua (12% delle terre e 0,6% degli oceani).

«Le cause dirette della perdita della biodiversità – secondo il rapporto, ben più pessimista di un primo studio del 2001 su questo tema – non sembrano diminuire», nonostante
ciò, l'obiettivo previsto per il 2010 «non è affatto impossibile». La “lista rossa” compilata dalla World Conservation Union conta almeno 844 specie di animali e piante che si sono estinte negli ultimi 500 anni, dal dodo, l'uccello delle isole Mauritius, al rospo dorato della Costa Rica.