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L'Iran ha resisistito: ha vinto la sovranità, ha vinto l'amor di patria di un Popolo

di Riccardo Paccosi - 16/06/2026

L'Iran ha resisistito: ha vinto la sovranità, ha vinto l'amor di patria di un Popolo

Fonte: Riccardo Paccosi

Se in merito all'accordo di pace USA-Iran anche testate ufficiali d'oltreoceano come Bloomberg parlano di "sconfitta americana", qualcosa vorrà pur dire.
In queste ore, i filo-trumpiani stanno partendo in quarta col solito entusiasmo, ovvero proponendo l'ormai usurato approccio volto a leggere come un trionfo di Trump tutto e il contrario di tutto.
Ma al di là delle interpretazioni di parte, i fatti nudi e crudi ci dicono invece che gli Stati Uniti si ritrovano oggi dinanzi al completo fallimento del progetto di regime-change in Iran, con basi militari mediorientali distrutte, con un alleato regionale sionista sempre più isolato e odiato a livello internazionale e, soprattutto, col mondo intero che ha assistito allo spettacolo della potenza militare dell'America arenarsi e bloccarsi dinanzi alla resistenza coraggiosa e inesorabile di una nazione e di un popolo.
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Al di là di come e quanto gli Stati Uniti abbiano effettivamente perso, insomma, il dato centrale è che abbia vinto l'Iran e che ancor più abbia vinto la sovranità: autentico architrave valoriale, quest'ultima, tanto dell'epoca attuale quanto del prossimo futuro.
Se l'Occidente - tanto nella sua variante globalista di sinistra quanto in quella nazionalista di destra - esprime sia filosoficamente che militarmente una visione del mondo volta alla dissoluzione della sovranità, ecco che quest'ultima assurge allora a potere costituente per tutti i popoli e per tutte le nazioni che vogliano sfuggire, oggi come ieri, alla predazione da parte dei colonialisti occidentali.
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Questa fase del trumpismo ha fatto credere a tanti che l'unica alternativa alla visione imperiale dei globalisti, fosse quella imperialista dei nazional-suprematisti: ma questo è stato vero, finora, esclusivamente entro l'asfittico e moribondo Occidente giacché nel resto del mondo è evidente come, invece, si stia materializzando una terza visione: una visione internazionalista che, come nelle lotte anti-coloniali e antimperialiste del XX secolo, ponga al centro di tutto il sacro e inviolabile principio della sovranità nazionale.
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La coesione del popolo iraniano e la sua trionfale resistenza dovrebbero, in teoria, far riflettere noi italiani su molte cose.
Purtroppo, però, non c'è da aspettarsi grandi riflessioni da parte di coloro che risultano essere oggi i principali sconfitti sul piano etico e ideologico: ovvero i tantissimi sia di destra che di sinistra che, durante le varie crisi iraniane del 2025-2026, si sono dimostrati aderenti o convertiti a quell'ideologia neocon secondo la quale gli Stati Uniti avrebbero il diritto di aggredire militarmente tutti quei paesi che essi qualificano come "dittature”.
Questi adulatori nostrani del colonialismo - che millantavano di conoscere l'opinione pubblica iraniana e affermavano ch'essa era maggioritariamente favorevole al bombardamento del proprio paese - hanno visto la loro cialtroneria ideologica messa a nudo dalle riprese video di folle sterminate di iraniani uniti per difendere la patria dall'aggressore straniero, con le militanti femministe in strada fianco a fianco dei Pasdaran, con enormi cortei procedenti senza paura mentre d’intorno i palazzi esplodevano.
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Il fatto che tantissimi italiani siano pronti ad attribuire priorità agli interessi di Stati Uniti e Israele (nel caso della guerra in Iran) oppure a quelli di Gran Bretagna e Unione Europea (nel caso della guerra in Ucraina) anziché agli interessi nazionali, ci dimostra quanto sarebbe impensabile una reazione di popolo come quella iraniana in caso di minaccia esistenziale per l’Italia.
Una nazione devastata da un deep state – che va dall’ultimo magistrato di periferia fino al Presidente della Repubblica – avente come bussola etica l’obbedienza agli ordini dei poteri sovranazionali, da una sinistra esprimente disprezzo per la bandiera e per l’idea stessa di patria, da una destra che afferma di sostenere la l’interesse nazionale ma che una volta al governo è pronta a inginocchiarsi dinanzi ai medesimi poteri stranieri, non potrebbe mai trovare una reazione coesa dinanzi a un’aggressione, non riuscirebbe a trovare saldatura fra popolo e istituzioni nazionali come avvenuto in Iran.
Per questo, occorre far sorgere e promuovere un nuovo patriottismo italiano, ma tale obiettivo non sarà mai raggiungibile fintanto che l’ideale patriottico rimarrà rinchiuso all’interno del futile recinto identitario chiamato “destra” e, dunque, fintanto che risulterà boicottata la sua possibilità di farsi dinamica autonoma del popolo, ovvero potere costituente.