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La guerra ibrida contro l'Iran non cesserà

di Daniele Perra - 16/06/2026

La guerra ibrida contro l'Iran non cesserà

Fonte: Daniele Perra

Rimango piuttosto scettico rispetto all'accordo Iran-USA. Sorvolando sul fatto che Israele è già pronto a farlo saltare (insieme ai suoi tanti uomini nell'amministrazione USA), questo (per come si presenta oggi, è solo un memorandum al momento) rappresenta la più grave sconfitta strategica della storia recente degli Stati Uniti, addirittura peggiore dello stesso Vietnam. Anche perché in quella occasione gli Stati Uniti riuscirono ad attutirne i costi truffando sulla Golden Window e stampando più dollari di quanto oro avessero in riserva.
Pochi giorni dopo l'inizio del conflitto avevo scritto un articolo, pubblicato sul sito informatico di "Eurasia" dall'emblematico titolo "L'ultima guerra dell'Impero americano". Bene, magari non sarà esattamente così (e l'apparato tecno-militare-industriale USA continuerà a produrre/infiammare teatri di conflitto), ma ho l'impressione che questo sarà l'ultimo reale confronto all'infuori dell'emisfero occidentale per Washington.
Ma osserviamo nel dettaglio cosa prevede il memorandum. Si parla di cessate il fuoco in Libano. Qui il cessate il fuoco, ad onor del vero, era in vigore sin dal 2024, sebbene l'IDF in un anno (più o meno) l'avesse già violato un migliaio di volte. Sostanzialmente cambia poco. Israele non abbandonerà le posizioni fin qui ottenute e continuerà la sua guerra come e quando vorrà (ed è difficile, se non impossibile, immaginarsi che gli USA ne interrompano il sostegno). Non sembra si faccia menzione del programma missilistico iraniano. Lo Stretto di Hormuz riapre ma rimane sotto controllo iraniano. Questa è la vera umiliazione per la talassocrazia USA. Ed è la dimostrazione che gli Stati Uniti (soprattutto la loro economia), a prescindere dalla tanto decantata autosufficienza energetica, dipendono dal commercio internazionale del petrolio, che consente al dollaro di rimanere vivo. La Cina, ancora una volta, si è dimostrata potenza responsabile sul piano internazionale, tagliando le sue importazioni della risorsa e mantenendo bassi i prezzi, insieme ad altri Paesi che hanno intaccato profondamente le loro riserve strategiche. Inoltre, ha mostrato agli stessi USA che la loro strategia di interruzione delle forniture per frenarne la crescita non è fattibile (anche la Cina, nonostante ciò che erroneamente si pensa, è autosufficiente sul piano energetico almeno per l'80% della sua capacità). Le sanzioni all'Iran verranno molto probabilmente in parte rimosse per ciò che concerne proprio il settore petrolifero. Allo stesso tempo circa 25 miliardi di asset iraniani verranno sbloccati (Obama venne aspramente criticato per aver dato all'Iran molto meno). Infine, si discuterà sul nucleare nell'accordo che dovrà essere siglato, previo nuovo negoziato, nei prossimi 60 giorni. A questo proposito è bene ricordare che già nel JCPOA l'Iran dichiarò di non voler sviluppare armi nucleari. Ad oggi, sembra piuttosto improbabile che Trump riesca ad ottenere condizioni migliori di quelle del suo primo predecessore. A ciò si aggiunga che in Iran non vi è stato alcun tipo di cambio di regime. Anzi.
Come detto in precedenza, rimango scettico. Anche nel 2015 gli Stati Uniti, a differenza della controparte iraniana, non rispettarono minimamente l'accordo. Ed anche in questa situazione, l'eventuale firma non significherà affatto una fine della guerra ibrida, o alternata tra bassa ed alta intensità, contro Teheran.