Il mondo alla rovescia è il mondo liberal-capitalista
di Martino Mora - 16/06/2026

Fonte: Martino Mora
Negli ultimi anni la neolingua orwelliana politicamente corretta ha superato il semplice omicidio, inventando di sana pianta, con stupro della lingua italica, il “femminicidio”. Ma senza inventare il “maschicidio”.
Eppure, se esiste il femmicidio non dovrebbe esistere, per logica necessaria, anche il maschicidio? E proprio qui casca l’asino.
Se un uomo uccide una donna, non è più un semplice omicidio , ma “femminicidio”, per sottolineare l’identità della vittima.
Se una donna uccide un uomo, rimane invece un semplice omicidio, e non un “maschicidio”. Perché in questo caso non occorre, non sta bene, non si può, non si deve sottolineare l’identità della vittima.
Il maschio infatti è sempre colpevole, a prescindere, in quanto oppressore storico.
Soprattutto se è bianco (ulteriore aggravante) e sessualmente nomale (aggravante persino superiore).
Non si può, non si deve, non è concesso farlo passare per vittima, nemmeno quando lo è veramente.
E’ il gioco delle tre carte di quell’ ideologia rancorosa e vendicativa, ammantata di zuccheroso buonismo - come tutte le caramelle al veleno - elaborata nei college anglosassoni a libro paga del grande capitale.
Essa decide come si deve parlare e quindi come pensare. E infine legiferare, come ha fatto il servile parlamento italiano a maggioranza meloniana, che ha elaborato l’abominio giuridico del “femminicidio”.
George Orwell aveva pronosticato bene un regno della menzogna universale, che avrebbe cambiato la lingua per cambiare il pensiero. Si era ingannato però nell’immaginare una dittatura, con tratti sia comunisti che fascisti, che l’avrebbe imposta.
L’ha imposta invece un’altra dittatura: quella del denaro. Ovvero la plutocrazia liberale.
Non esiste il Grande Fratello, inteso come dittatore. Abbiamo avuto invece, purtroppo, Mario Draghi, delegato dell'usurocrazia d'oltreoceano.
La profezia di Orwell va quindi integrata con quella di un altro scrittore, Gilbert Keith Chesterton, che già nel lontano 1925 affermava di temere Manhattan più di Mosca, allora comunista.
E’ sorprendente come un cattolico rigidamente antibolscevico come Chesterton avesse già intuito cent’anni fa che la perfidia dei finanzieri di Wall Street (e l’iniquità del mondo che avrebbero creato) fosse superiore a quella degli spietati seguaci di Lenin.
Sì, viviamo nel mondo del veleno politicamente corretto coperto di zuccherosa melassa vittimista e buonista. Quello dove le razze non esistono più, gli immigrati d'un tratto diventano "migranti", e non esistono più nemmeno i due sessi, ma spuntano infiniti “generi”.
Esiste invece il “femminidio”. Senza “maschicidio”, però.
E’ il regno della neolingua e della menzogna universale. E’ il mondo alla rovescia.
Il mondo liberal-capitalista.
