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Unlus mundus

di redazione ECplanet - 18/04/2006

 


“L'inconscio collettivo è una parte della psiche che si può distinguere dall'inconscio personale per il fatto che non deve, come questo, la sua esistenza all'esperienza personale e non è perciò un'acquisizione personale... il contenuto dell'inconscio collettivo è formato essenzialmente da archetipi. Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dell'idea di inconscio collettivo, indica l'esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque”. La supermente corrisponde a ciò che Jung chiamava inconscio collettivo, che non va inteso solo come una metafora. Esistono numerose prove scientifiche della sua esistenza.

L'inconscio collettivo è massa psico-sferica, psico-spaziale, transpersonale, che trascende l'individualità, costituita da archetipi psichici fondamentali e universali, come il binomio “animus-anima” (Jung ha sottolineato che in ogni intimo incontro fra un uomo e una donna vi è sempre uno scambio incrociato, che coinvolge l'uomo e la sua anima femminile, Anima, da una parte, e la donna e la sua anima maschile, Animus, dall'altra), rintracciabili nel simbolismo mitologico, religioso, filosofico, nei sogni, nelle visioni dei singoli individui, e che risalgono all'origine dell'umanità.

In altri termini, si può dire che l'inconscio collettivo è la struttura della psiche dell'intera umanità, sviluppatasi nel tempo e suddivisibile in inferiore, medio e superiore. L'inferiore è legato alle radici arcaiche, al passato dell'umanità; il medio è costituito dai valori socio-culturali in questo attuale momento; il superiore è invece relativo ai valori, alle potenzialità, alle mete future dell'umanità.

Il metodo per esplorare il proprio inconscio e di riflesso quello collettivo consiste dunque nell'interpretazione dei simboli archetipi che emergono sia dai sogni che dall'immaginazione attiva. Guida a questo processo di conoscenza del Se, che totalizzando la storia, i valori e le esperienze collettive stimola la coscienza del singolo a dare significato e guida alla sua esistenza, è ciò che Jung chiama “funzione trascendente”, la stessa di cui parlano i mistici, che sostituendosi all'io cosciente consente di ritrovare una identità latente.

Jung arriva a descrivere il divenire della personalità come dinamica dei contrari (Io-Ombra, Anima-Persona, Logos-Eros) che trova nel Sè una armonia sempre instabile. In seguito, insieme al fisico Wolfgang Pauli, nella famosa teoria Pauli-Jung della “sincronicità”, “connessione a-causale fra stati psichici ed eventi oggettivi”, arrivò a sostenere che l'inconscio collettivo possa in qualche modo influenzare il mondo fisico (convergendo con le scoperte della fisica quantistica).

“Osservati a partire da una prospettiva globale, i fenomeni sincronistici e quelli causali potrebbero essere considerati come due lati di un nastro di Moebius”, scrive Pauli in una lettera al fisico Fierz. Sulla base della teoria della sincronicità, Jung immaginò un mondo unitario, Unus Mundus, guidato dal subconscio di una intelligenza collettiva universale.

Ad un certo stadio, la coscienza umana può arrivare a controllare i fenomeni elementari che hanno luogo nell'universo, fino a trascendere spazio e tempo nel “Kosmokrator”, il Cosmo Creatore, l'universo-rete di cui ogni mente umana è parte attiva e integrante.