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Il Lingotto nelle casseforti di Goldman Sachs

di Etleboro Italia - 14/07/2006

 

Vola il titolo della Fiat in Borsa, con una quotazione che le vale tutto quel titolo di Lingotto che è sempre stato un vanto per gli Italiani, mentre viene annunciato il "sostegno" che la Goldman Sachs presterà per superare l'empasse finanziario "del momento". Le difficoltà dell'industria torinese vengono ora imputate al blocco della produzione degli stabilimenti di Melfi e Mirafiori a loro volta dovuti al fermo della fornitura di componenti. Pare che gli scioperi della Cf Gomme, industria bresciana produttrice di pneumatici, e dunque l'interruzione della produzione delle gomme per i veicoli Fiat abbia quasi fermato un'industria automobilistica multinazionale, che da sola può influire su alcune frazioni di punto percentuale del Pil. Sebbene la cosa in sé sia assurda, la giustificazione addotta dai dirigenti pare che abbia convinto i sindacalisti che sono riusciti a spuntare un accordo di diminuzione dei turni lavorativi, forse per evitare una minaccia di licenziamento di massa.

Lascia senz'altro attoniti il fatto che in questi ultimi mesi il titolo viene quotato sempre con ottimi rendimenti, nonostante l'esistenza di grandi difficoltà sia dal punto di vista finanziario che produttivo. La situazione, da quel che può vedersi in quest'ultimo semestre è comunque problematica, e non farebbe dormire alcun analista finanziario che possegga anche solo una manciata delle azioni della Fiat. Dopo il cambio di dirigenza e la nomina di Marchionne, anche l'azionariato ha subito un inaspettato stravolgimento: la Monte dei Paschi di Siena il 16 gennaio ha ceduto sul mercato in blocco a J.P. Morgan Securities Ltd e a Goldman Sachs International l’intera partecipazione in FIAT, trasformata in azioni alla scadenza del prestito obbligazionario.

Dopo di lei anche San Paolo IMI ha liquodato , senza che questa manovra finanziaria abbia minimamente sollevato dubbi sulle autorità di vigilanza, sulla Consob, sul governo o gli stessi organi sindacali, anzi il titolo era lautamente remunerato per cui le Banche hanno realizzato anche importanti plusvalenze. Ora che le due grandi banche d'affari detengono il pieno controllo della situazione le quotazioni si sono stabilizzate intorno a valori medio alti, e le previsioni sono ancor più incoraggianti dopo che la Goldman Sachs ha posto le azioni sul mercato con un "buy", ossia segnalando al mercato che l'impresa vale molto di più rispetto alla quotazione ufficialmente trasmessa. La risposta delle Banche ai problemi negli stabilimenti, potrebbe anche sembrare, e come dopotutto è stata descritta dai media, una vera e propria scialuppa di salvataggio che ha evitato la chiusura delle fabbriche del Termini Imerese e di Melfi, tant'è che rischiano di divenire i padroni salvatori del piccolo gioiello di Italia.
Tra l'altro la proiezione che viene data dalle Banche e dalle agenzie di rating, non sembra ben corrispondere alla reale situazione aziendale, considerando che la produzione cala al più piccolo problema che avviene nella filiera produttiva, solo pochi mesi fa rischiava la liquidazione, e le imprese estere da tempo avanzano proposte di collaborazione che fanno insinuare gruppi esterei nelle produzioni giù da tempo delocalizzate. Evidentemente il titolo Fiat è sostenuto proprio dalle stesse banche, che sono al tempo stesso proprietari, finanziatori, e consulenti, con un conflitto di interesse perenne dovuto proprio al fatto che una banca acquisti delle partecipazione in imprese e industrie: la tratta come un investimento finanziario, manipola le informazioni per un proprio tornaconto e se ne disfa prima che cominci a perdere valore.
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Tra l'altro mentre le Banche aumentano la quotazione di Fiat, il titolo della Juventus crolla per via degli scandali calcistici, ma non bisogna tralasciare il fatto che milioni di euro provenienti da operazioni di calciomercato, o anche dai fondi neri delle imprese e poi ritrasferite nelle società di calco, a mezzo dei calciatori plruringaggiati, sono spariti dai bilanci. I fondi neri delle squadre di calcio scompaiono ancora una volta nei circuiti bancari utilizzando come prestanome i calciatori: gli ingaggi calcistici miliardari probabilmente non esistono, perché essi vengono subito rinvestiti dai calciatori stessi in Fondi e Banche, così come le leggi spalma-debito delle società di calcio servono solo a coprire altre truffe.

Occorre che di questo stato di cose tutte le persone siano informate e che dunque sappiano che stiamo solo giocando ad un risiko, tenuto in piedi dalle Banche che finchè vorranno terranno il gioco, ed in caso contrario la cessione del pacchetto azionario porterà con sé anche un rating negativo con conseguenze ben più ampie dell'uscita di un semplice azionista.
È questo quello a cui siamo arrivati dopo anni di cassa integrazione e di scioperi, dopo anni di finanziamenti di Stato e di decreti salva-Fiat, dopo che milioni di italiani si sono sacrificati per non vedere mai cadere il loro "lingotto", dopo che uomini importanti hanno cercato invano di lasciare all'Italia una forza produttiva. Ora siamo nella situazione che delle Banche decidono il bello e il cattivo tempo, sul destino dei piccoli centri che ancora oggi vivono solo in dipendenza della Fiat, come prima era Ivrea per la Olivetti. E così si appropriano di un'impresa, come un verme si nutrono di essa, per poi distruggerla se concorrenti di una loro Ditta, o per scalarla senza incorrere in eccessivi costi. Ovunque sono state hanno lasciato dietro di sé fallimenti, e i nostri governi, le associazioni di consumatori, e nella stessa Authority, continuano a prostituirsi spacciando per vera la favola della liberalizzazione e della riduzione dei costi per i consumatori. Tuttavia a nessuno è mai venuto in mente il fatto che la riduzione dei costi passa prima, per esempio, per l'implementazione di processi lavorativi ad alto risparmio di energia, o mediante ulteriori investimenti. Ma è anche normale che le Banche, così come gli Agnelli, degni eredi dei Baroni Ladroni, non sono interessati a questo tipo di decisioni, né quanto meno al destino di migliaia di operai che rischiano la disoccupazione.

Mentre le Banche ci comprano ogni cosa, anche l'aria che respiriamo, il Ministro di Pietro ha dichiarato, con la freddezza di uno statista, nonostante questa carica non gli si addice, che sta studiando il caso di Trenitalia ed è giunto alla conclusione che la soppressione della Holding capogruppo della Fs, e dunque lo spezzettamento della società in tanti comparti, porterà a maggior efficienza sul mercato e una riduzione dei costi per i consumatori. Insomma quest'uomo va fermato, perché di questo passo porterà a tutti alla rovina, perché non ha più pallida idea di cosa lui stia parlando. Vorremmo allora sapere dal Ministro delle Infrastrutture, come mai sia riuscito a giungere in così poco tempo alti vertici di poteri? Forse perché si è fatto portavoce di interessi che non sono propriamente dei cittadini, ma di coloro che premono in prima fila per avere le liberalizzazioni.

La Fiat è ora uno strumento in mano alle lobby per controllare le persone, è un'arma con la quale stanno uccidendo anche il popolo italiano, migliaia di operai che ormai valgono per loro ancora meno delle macchine che producono.Il loro obiettivo è ora quello di portare in auge la Fiat per poter spuntare il più alto prezzo da una sua probabile vendita, ed infatti gli analisti raccomandano caldamente di non farsi sfuggire il titolo. Stiamo assistendo ad una vera e propria truffa legalizzata, un'azione speculativa che porterà la fiat non a fallire, ma a scomparire dal territorio italiano. Diventerà una holding, una multinazionale delle Banche che produrrà auto in paesi in via di sviluppo conservando solo il marchio, sempre che non accada a lei ciò che è già accaduto alla Daewoo, ora Chevrolet. Questo è un processo che ha avuto inizio già da molto tempo, ed è stato solamente ritardato grazie agli aiuti di Stato, ossia i finanziamenti del welfare per la cassa integrazione e i decreti salva-Fiat, che sono ben presto verranno censurati dalla Comunità Europea come ostacolo alla libera concorrenza. Lo stesso è stato per le imprese dell'IRI: prima sono state vendute, poi spezzettate e alla fine smaterializzate. Esistono ancora ma sono parte di grandi multinazionali che sono ovunque e in nessun luogo, il loro nome è stato col tempo sostituito con i grandi marchi come Nestlé e Monsanto, e la loro italianità è stata cancellata. Questo è un Etnocidio, così si uccide un popolo: privandolo della forza produttiva gli si lascia solo il potere di acquisto, da cittadino diventa consumatore, da operaio diventa utente, difeso così non dai sindacati ma dalle associazioni di consumatori. Ma dove sono i nostri tutori, i sindacalisti che dicevano di essere comunisti o socialisti e si sono venduti, non agli imprenditori, ma alle Banche? Ora sono politici, sindaci e uomini di Stato, fanno le riforme e indicono scioperi e manifestazioni su comando, radunano persone in nome di un ideale ma non gli si dice contro chi in realtà si protesta. La situazione è davvero preoccupante, perchè ormai tutti noi siamo catturati da trappole mediatiche e non ci rendiamo neanche conto che ci stanno ammazzando tutti