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Lunga vita al pentagono. Il consumo di petrolio da parte dell'apparato militare statunitense

di Sohbet Karbuz - 16/11/2006


 
 
   


Il consumo di petrolio da parte dei settori militari statunitensi è generalmente considerato essere poca cosa in confronto con il gigantesco consumo del paese. Dato che il petrolio è e rimarrà una risorsa strategica e vitale il Pentagono non si concederà il lusso di voltargli le spalle.

Il Dipartimento della Difesa degli USA è un impero?

Consideriamo i seguenti punti:

1. Il Dip. della Difesa è l’unico dipartimento ad avere al suo interno altri dipartimenti: il Dip. della Marina, dell’Aereonautica, dell’Esercito.

2. Il Dip. della Difesa è uno dei più ricchi proprietari terrieri del mondo. Possiede o affitta circa 4000 siti estesi su più di 30 milioni di acri (metà della Gran Bretagna, se preferite) sparsi su 130 paesi del mondo. Se includiamo quei siti non denunciati (per esempio le basi militari d’oltremare, che il Dip. usa senza nessun costo) il numero sarebbe ancora più grande. È una versione statunitense del colonialismo?

3. Le spese militari statunitensi sono più di 500 miliardi di dollari all’anno, somma che rappresenta più del 50% delle spese militari mondiali. Come Martin Luther King una volta disse: «Una nazione che continua anno dopo anno a spendere più per la difesa militare piuttosto che per programmi di miglioramento sociale è spiritualmente morta».

4. Il Dip. della Difesa è il più grande datore di lavoro, che impiega più di 3 milioni di persone.

5. Gli USA sono i più grandi fornitori di armi, rappresentando circa il 50% del commercio mondiale (2 miliardi di dollari).

6. Gli USA hanno le più numerose riserve di testate nucleari (10.104 testate, di cui 5.735 sono operative). Non riesco ancora a capire perché non ritorna a usare il suo vecchio nome di Dip. della Guerra.

7. I settori militari Usa sono i più grandi acquirenti e consumatori di petrolio (così come di bio-diesel) del mondo. Inoltre, la Marina americana è il più grande consumatore di benzina diesel al mondo.

Se gli USA sono un impero, allora il Dipartimento della Difesa è un impero dentro un impero. E un impero che ha continuamente bisogno di petrolio.

Il consumo americano di petrolio per fini militari

Secondo le stime ufficiali, il Dip. della Difesa americano consuma 365 migliaia miliardi di dollari. Ma queste stime non offrono una visione complessiva perché escludono:

• la quantità di benzina fornita da appaltatori di servizi,

• la quantità di benzina impiegata per l’erogazione e i suoi costi,

• la quantità di petrolio non pagato.

(Si noti che durante le operazioni Desert Shield e Desert Storm, l’Arabia Saudita e la UAE hanno fornito 1,5 miliardi di galloni di benzina che il Dip. della Difesa non ha pagato secondo il prezzo di mercato). Quindi il consumo di petrolio del Dip. della Difesa americano è superiore di quanto è ufficialmente ammesso. I miei calcoli mostrano infatti che è infatti di circa 500 kb/d, dei quali 350 kb/d sono consumati all’estero:

Impiego di energia nell’ anno fiscale 2005 nei diversi settori: Aureonautica 53%, Marina 32%, Esercito 12%, altro 3%. Impiego di benzina: benzina per la viabilità aerea (mobility 49%, fighter 25%, trainer 3%, altro 5%), benzina per la viabilità terrestre 3%, elettricità 3%, altro 5%.

Sfortunatamente il Dip. della Difesa ancora non conosce esattamente quanta energia (nei siti nazionali e d’oltremare) prodotta da ogni tipo di combustibile è usata a seconda dei mezzi (veicoli, caccia, ecc.) e a seconda del servizio (esercito, marina, ecc.) e quanta di questa energia è comprata, o auto-prodotta, o presa in appalto. Ancora, quanto combustibile i fornitori di servizi usano per conto del Dip. della Difesa.

Oggi tutti i mezzi militari, ad eccezione dei sottomarini nucleari, vanno a petrolio e il US DESC (Defense Energy Support Center) non ha vita facile nel fornire il petrolio a tutti i suoi utilizzatori. Infatti il Pentagono è più dipendente dal petrolio di quanto il presidente Bush immagini. Ecco perché il Dip. della Difesa sta sprecando tanto inchiostro, tempo e soldi per ridurre il consumo di petrolio per fini militari.


[Hillary Clinton celebra la consegna da parte della General Motors all'esercito USA di un furgone funzionante con celle a idrogeno]

Recentemente ci sono sempre più articoli su pubblicazioni militari sulla “trasformazione”, la maggioranza dei quali prevede come futuro affare la conversione della marina militare da consumatrice di petrolio a consumatrice di gas.

Questo è l’oggetto di un articolo di Sandra Erwin (“Energy conservation plans overlook military realities”), che è apparso nel settembre 2006 nella rivista Defense Watch. La Erwin sottolinea alcuni problemi della politica energetica del Pentagono.

Solo due anni fa l’Agenzia per la Protezione Ambientale ha dato al Pentagono una “esenzione per la sicurezza nazionale” così che potesse continuare ad utilizzare autocarri con motori vecchi e inefficienti dal punto di vista energetico che non corrispondono agli standard delle emissioni richiesti agli autocarri commerciali …

L’Esercito una volta aveva considerato di rimpiazzare la madre di tutti i bevitori di carburante, la locomotiva Abrams, con un più efficiente impianto per la produzione di diesel. Ma le gerarchie dell’Esercito hanno fatto marcia indietro perché la sostituzione era troppo costosa. Più recentemente l’Esercito ha cancellato un programma per produrre humvees con motore ibirido -diesel e ha rallentato lo sviluppo di altri autocarri ibridi nelle flotte medie e pesanti …

Le Forze Aeree avevano contemplato la possibilità di sostituire i propri motori per la ricognizione, il carico e le aereocisterne, ma il progetto è stato poi considerato troppo costoso e non adatto al risparmio di qualsiasi combustibile.


Sicuro! Il Pentagono ha cominciato un “entusiastico” programma di ricerca di combustibili alternativi, come quelli sintetici, i bio-combustibili, l’idrogeno, l’energia del vento o del sole, l’energia nucleare, ecc.

Quanto sono alternativi i combustibili alternativi?

Nell’esercito USA il petrolio è il combustibile tradizionale per la mobilità, mentre il gas naturale e l’energia elettrica riforniscono i vari sistemi di installazioni terrestri.

Mentre i combustibili a base di petrolio sembrano continuare ad essere la risorsa maggiore per la flotta mobile; la graduale introduzione di nuovi materiali, di combustibili alternativi, di sistemi, di capacità e di una tecnologia più efficiente per migliorare il consumo di energia e ridurre la dipendenza da essa sta ottenendo un momento di popolarità. In molti pensano che l’utilizzo di combustibili alternativi ridurrà i GHG (gas serra). Affermazione che dimentica la concessione da parte dell’EPA al Dip. della Difesa della suddetta “esenzione per la sicurezza nazionale”, ossia una vera e propria licenza a inquinare.

Nel numero di maggio/giugno 2006 della pubblicazione Defense Technology International, Michael Durniak (“Going Green”) traccia un quadro piuttosto nero a proposito dei mezzi blindati a base di energia ibrida (diesel). «Dopo aver speso milioni di dollari e anni di ricerca la tecnologia non è ancora all’altezza del problema. C’è molto più inchiostro speso sulla tecnologia ibrida che combustibile risparmiato».

E David Axe sostiene in un articolo nella stessa pubblicazione: «Nel Dip. della Difesa ci sono circa 30 campioni di veicoli a base di energia ibrida …. Ma questi veicoli non hanno raggiunto quella combinazione di prestazioni, di costi e di utilità che i militari cercavano». In aggiunta, come Scott Buchanan riporta nel suo articolo “Energy and Force transformation” nel Joint Force Quarterly, «Dei dieci guzzler da battaglia soltanto due sono veicoli da combattimento –il carro armato Abrams e l’elicottero Apache. Gli altri trasportano combustibile e forniture». Buchanan aggiunge: «più della metà di combustibile trasportato nel campo di battaglia è consumato da veicoli di supporto, non dai mezzi coinvolti direttamente nel combattimento».

Le Forze Aeree hanno testato il JP-8 sintetico derivato dal gas naturale sul B-52s, che consuma 47 mila galloni (circa 100.000 dollari) in una sola missione. Provate a riempirlo con il sintetico JP-8 che costa al Pentagono 23 dollari a gallone.

Sono d’accordo con il colonnello Fullerton (Airpower magazine dell’aprile 2005) che pensa che: «Anche se le nuove tecnologie permetteranno di costruire aerei a idrogeno o nucleari, essi saranno sempre un piccolo numero». Tra cinque anni le Forze Aeree faranno probabilmente cose molte diverse, ma «se volare farà ancora parte della nostra missione certamente noteremo il forte odore di jet a petrolio nei nostri hangar e autostrade» (in “Oil, America and the Air Force”).

Il Pentagono vuole mantenere le sue forze tradizionali aggiungendone qualcuna tecnologicamente più avanzata. Ma cosa sappiamo a proposito della futura tecnologia degli aerei? Sentiamo spesso parlare di F-22A e di F-35, ma cosa sappiamo di quelli (come il Polecat e l’Aurora) che sono stati testati in Nevada vicino al Lago Groom (il centro conosciuto come Area 51)? Esistono davvero questi programmi? Se esistono, questi aerei del futuro su quale combustibile si basano? Sull’idrogeno?

Per la Marina l’energia nucleare è la salvezza. È già usata per le portaerei e per i sottomarini (circa 80 delle 286 navi della Marina). Ma l’energia nucleare non sarà considerata un combustibile economico per i cacciatorpedinieri, gli incrociatori e per le navi più piccole fino a quando il petrolio costerà 200 dollari a barile (“Energy gap” in Armed Forces Journal, agosto 2006).

Insomma i bio-combustibili non sono una soluzione a breve o medio termine. La conversione dal petrolio ai bio-combustibile è per ora una illusione e forse vi sono dietro dei motivi diversi dal problema economico.

Un complesso industriale-petrolifero-militare neo-conservatore

Nel suo articolo (“Hubbert’s Defense Department”), Brown W. King sostiene che «difficilmente sentirete un riferimento al “combustibile mobile” come sine qua non del potere militare USA». Un rapporto del 2001 dell’Ufficio del Sotto-Segretariato della Difesa ne ha già dato la ragione: «dato che il consumo di petrolio da parte del Dip. della Difesa è la più alta priorità, non c’è nessun limite alle forniture di combustibile per molte decadi ancora».

Si, gli Stati Uniti sono dipendenti dal petrolio, come anche l’esercito americano. E il Pentagono ha probabilmente una strategia che mira alla massima rifornitura di petrolio. Perciò fino a quando il Pentagono continuerà la politica della “guerra al terrore” di Bush il complesso militare-petrolifero sarà il maggior vincitore. Cos’è infatti il complesso militare-petrolifero degli USA senza il petrolio?

Fino a quando gli USA vorranno essere una superpotenza, il petrolio rimarrà una risorsa vitale non soltanto per il “non negoziabile” modo di vita americano ma anche per il complesso petrolifero-militare-industriale neo-conservatore.

Molto tempo fa Mussolini disse: «Il fascismo dovrebbe propriamente essere chiamato corporativismo perché è la fusione dello stato con il potere industriale». Pensiamo allora al numero dei dirigenti delle industrie impiegati nelle file neo-conservatrici!

Il dottor Sohbet Karbuz (cittadino turco) è l'ex direttore della sezione statistica non OECD della International Energy Agency (Parigi). Prima di entrare nella IEA ricopriva ruoli accademici in Germania e Austria. (questo è il link al suo blog). Ha scritto parecchi articoli per Energy Bulletin.

Sohbet Karbuz
Fonte: http://www.energybulletin.net/
Link: http://www.energybulletin.net/21330.html
13.10.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DIOTIMA