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Manifesto per una nuova politica

di Paolo De Gregorio - 09/09/2009

 

Abbiamo assistito alla fine del comunismo, la fine del capitalismo era segnata se non si fossero usati soldi pubblici (cioè nostri), in Cina il passaggio dal comunismo al capitalismo non è nemmeno stato comunicato ufficialmente alla popolazione.
Pur in presenza di un fallimento del capitalismo con la distruzione dell’ambiente, le guerre, la sovrappopolazione, un miliardo di affamati, nessuno parla di un urgente e necessario, epocale, cambiamento della economia e della politica.
Nessun vero cambiamento sarà possibile se non si metteranno da parte ideologie e religioni, e se non si prevede che al primo posto deve essere messa la difesa nel nostro ecosistema.
La scienza ha già parlato, ha emanato sentenza senza appello per l’attuale modo di produrre e consumare le merci, e ha definito questo modo INSOSTENIBILE.

Eppure noi tutti ce ne freghiamo di ciò che migliaia di scienziati hanno scoperto con il loro duro impegno, e affidiamo il nostro futuro ad avidi industriali e a politicanti ignoranti, di destra o di sinistra, poiché destra e sinistra si affidano entrambe al metodo capitalista di produrre le merci.
Oggi la maggior parte delle merci che vengono prodotte per alimentare l’insaziabile consumismo sono inutili, i loro appariscenti involucri e confezioni vanno a riempire le discariche, e sempre nuovi bisogni e mode vengono creati dalla pubblicità che le TV commerciali e pubbliche riversano ogni ora di tutti i giorni e di tutti gli anni direttamente nelle nostre case.
Le scimmie ammaestrate al consumismo si fabbricano col potere mediatico.
Paghiamo qualsiasi cifra per essere alla moda, mangiamo frutta e verdura piene di veleni ma grandi e belle, respiriamo aria che ci fa venire il cancro, viviamo ammassati in orrendi condomini, viviamo ogni giorno per ore prigionieri del traffico, possiamo essere licenziati e rottamati in ogni momento, e questo lo chiamiamo progresso e libertà.
Per il potere industriale e quello politico uscire dalla crisi significa semplicemente riprendere con più vigore la strada dei consumi. Che ciò non sia sostenibile dall’ambiente non interessa.

E’ ora, è urgente, che le persone che comprendono che non c’è futuro insistendo in questo modello si sviluppo, si mettano insieme e comincino a fare, ad agire, uscendo dalle eterne analisi e dagli eterni dubbi.
Non penso ad un partito, ma ad un movimento che sia capace di proporre un reale e praticabile diverso modello di sviluppo che, partendo dalla indiscutibile base di uno sviluppo sostenibile, poggi le sue fondamenta su due pilastri: la riconversione energetica con le rinnovabili, e l’autosufficienza alimentare basata su una profonda riforma dell’agricoltura, con la produzione legata al territorio e al metodo biologico.
Tutto questo non sarà mai concesso dalla attuale politica, ma bisognerà cominciare a praticarlo in concreto e dal basso.

La strategia è quella di convincere migliaia di piccoli contadini a non lavorare più per il mercato (ossia per la mafia, per la filiera dei mercati generali e i grossisti), ma organizzare una diffusa vendita diretta della propria produzione, con gruppi di acquisto o direttamente sul campo, con l’impegno di non usare veleni chimici, e creando la propria autosufficienza energetica con il fotovoltaico.
Bisogna solo crederci, essere convinti ed impegnarsi. Non vi è nulla di astruso o impossibile, anzi è una strada che possono scegliere molte persone che ritengono intollerabile la vita delle grandi città e la precarietà del lavoro salariato o stipendiato, e puntino a mettere su vere e proprie “fattorie solari”, dove il reddito deriva dalla vendita di energia elettrica prodotta col fotovoltaico.
Qui si tratta di fondare una nuova cultura che non solo rispetta la natura, ma non prevede il lavoro salariato, o meglio la schiavitù salariata, perché queste iniziative devono essere di singoli, di famiglie o di soci di piccole cooperative.
Saranno poi le realizzazioni, i fatti, a dimostrare che un altro mondo è possibile, che si può vivere facendo pace con l’ambiente, senza padroni, facendo a meno di tutte le cose inutili, facendo pochi figli in modo da decrescere fino ad entrare nel territorio virtuoso della sostenibilità nel rapporto tra risorse e numero di abitanti.

La vera utopia è pensare di avere un futuro con lo sviluppo infinito, nel continuare a non arginare la bomba demografica, con coltivazioni transgeniche che ibridano tutte le colture del pianeta, con l’energia atomica, con le grandi monocolture in mano alle multinazionali che tolgono terre ai paesi poveri per far arrivare il cibo ai ricchi e agli obesi.
E’ rispetto a questa realtà che possiamo e dobbiamo essere alternativi, partendo dal basso, perché nessuno oggi presente in politica, né di governo né di opposizione, vede al di là del proprio naso e dei propri interessi.
Una sola previsione, ma certa. Se diffusamente sul territorio si realizzassero milioni di piccole e piccolissime produzioni di energia elettrica con il sole, la rete elettrica non avrebbe più bisogno di costose centrali, tanto meno quelle atomiche.