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Anche questa è un'Opzione Sansone

di Filippo Bovo - 09/03/2026

Anche questa è un'Opzione Sansone

Fonte: Filippo Bovo

Dopo quelle di Haifa in Israele, sono state colpite anche le raffinerie Bapco in Bahrein. E' la rappresaglia per aver colpito, in precedenza, gli impianti di raffinazione di Teheran, da cui giornalmente uscivano 250mila barili di petrolio. Colpendoli, Israele ha stabilito (ovvero, ha ribadito, dacché già aveva preso di mira per prima le infrastrutture petrolifere: ad esempio l'anno scorso, nella Guerra dei Dodici Giorni, venendo poi ricambiata coi missili sugli impianti di Haifa, o ancora nel 2006, quando in Libano bombardò gli impianti di Jiyeh) un grave precedente che in guerra autorizza anche altri a far altrettanto nei suoi confronti. Esattamente come quando, sempre in questi giorni, con l'alleato americano ha colpito gli impianti di desalinizzazione di Qeshm, di fatto autorizzando Teheran a colpire quelli israeliani, da cui Tel Aviv dipende per oltre il 60% (non parliamo poi dei paesi del CCG, che da queste infrastrutture dipendono ancor di più: gli EAU per il 42%, l'Arabia Saudita per il 70%, l'Oman per l'86%, il Qatar e il Kuwait per il 90%, il Bahrein per il 95%: se non funzionassero più, la popolazione, enormemente ampliatasi in tutti questi anni di "quieto benessere", sarebbe immediatamente costretta alla fuga).
Colpire gli impianti di raffinazione e stoccaggio a Teheran, da parte israeliana, non è stata dunque una buona idea: non soltanto per le gravi conseguenze militari, ma anche atmosferiche e sanitarie, e politiche. Ieri parlavo dell'Operazione Sansone (l'opzione nucleare), e questa infatti già le si avvicina, perché equivalente ad un attacco chimico, di tipo non convenzionale. Presto infatti il cielo e le strade di Teheran sono stati avvolti da un'immensa nube tossica che, dopo aver intossicato i 10 milioni di abitanti della capitale, s'è propagata anche a nord e nord-est, dirigendosi verso il Turkmenistan e l'Asia Centrale. Le conseguenze che nei prossimi 20-30 anni si verranno a manifestare nella salute delle persone coinvolte saranno immense. Mentre l'immagine di Israele, già assai imbarazzante, appare ora ancor più compromessa: le conseguenze dell'azione peseranno sui suoi rapporti coi paesi dell'Asia Centrale, con cui negli ultimi anni aveva stabilito discrete intese, attratta dalle loro risorse e non solo; e soprattutto stanno provocando già ora nuove crepe con l'alleato americano che, sebbene fosse stato avvertito dell'azione, non era stato informato che il suo impatto sarebbe stato di tale portata. Le conseguenze per gli Stati Uniti potranno essere catastrofiche sia per le loro relazioni coi paesi dell'area, sia per la possibile sorte di altri impianti petroliferi ed energetici nel Golfo divenuti, per effetto dell'azione israeliana, bersagli legittimi; sia, infine, per gli scontati effetti sull'economia globale e la loro situazione finanziaria interna (in pochi giorni siamo già arrivati a 115 dollari al barile, e continuerà a salire ancora; soprattutto se altri impianti si troveranno a saltare).
In un contesto bellico segnato da una continua escalation come l'odierno, non sono più soltanto basi ed obiettivi militari americani ed israeliani (o quel che ne resta, checché ne dicano i tanti addetti alla propaganda) a diventare un bersaglio, ma anche fonti vitali per l'uomo come l'acqua o vitali per l'economia come il petrolio. Anche questa è un'Opzione Sansone, che può avere conseguenze umane, geopolitiche e geoeconomiche di portata tellurica: la deflagrazione di questa "bomba" energetico-umanitaria, con l'annientamento dei simboli della pluridecennale presenza e del predominio americano americano in Medio Oriente, vede crollare davanti ai nostri occhi un ordine internazionale su cui, fin qui, Washington, Tel Aviv e i loro alleati (l'Europa, il Giappone, ecc) avevano praticato la respirazione bocca a bocca. Viene meno un vecchio ordine falsamente basato su regole, e sulla predazione del petrolio, che aveva nel controllo coloniale del Medio Oriente le sue fondamenta economiche.
Qualcuno, molti anni fa, parlava di "struttura e sovrastruttura": ebbene, è proprio quanto ora vediamo.