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Cambio di regime?

di Pierluigi Fagan - 10/04/2026

Cambio di regime?

Fonte: Pierluigi Fagan

Il primo giorno di guerra scrivemmo che un attacco all’Iran avrebbe provocato un addensamento nazionalistico prima ancora che ideologico tra popolo e poteri, altri l’hanno ribadito dopo. Inoltre, anche i novizi di politica sanno che ai movimenti di resistenza non bisogna mai dare un martire.
Ma c’è di peggio. Il martirio, nello sciismo è un fondamento, l’Ashura è la principale festa religiosa dello sciismo e verte sul pentimento per aver permesso il martirio di Hosein nel 680 a Kerbela (basso Iraq). Il martire -shadid- testimonia l’ingiustizia e l’empietà del potere avverso, in pratica il Male.
Non è un caso, secondo me, che la storia dello sciismo diventi poi una storia degli iranici (che con sorpresa e meraviglia molti stanno scoprendo che non sono arabi ed hanno pure un sofisticato modo di fare ironia), antichissima etnia di un altipiano da cui discende la prima forma di monoteismo o di trasformazione di un politeismo triadico di origine indoeuropea in quella che sarà il monoteismo vetero testamentario. Del resto, che io ricordi, l’Antico Testamento è stato per lo più messo in forma scritta a Babilonia, dai leviti comodi ospiti dei sacerdoti zoroastriani in quella che è conosciuta come “cattività babilonese”. Zoroastriani che, appunto, fondano per primi la dicotomia Bene-Male.
Tornando ai martiri, ieri, si sono tenute corpose manifestazioni in Iran per commemorare il martirio di Ali Khamenei e il figlio ha mandato un messaggio in cui si rivolge ai Paesi del Golfo: “Ai vicini del sud dell'Iran dico: state assistendo a un miracolo, quindi osservate bene, comprendete e posizionatevi nel posto giusto e diffidate delle promesse menzognere dei diavoli malvagi". "Aspettiamo ancora una reazione adeguata da parte vostra per poter mostrare la nostra fratellanza", ha aggiunto, ma "questo non accadrà se non prendete le distanze dai superbi arroganti".
Sarà un caso ma giusto ieri il ministro degli esteri saudita, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo iraniano. Si tratta del primo contatto ufficiale tra i due paesi da quando Teheran ha lanciato attacchi contro i suoi vicini del Golfo Persico in risposta agli attacchi israelo-americani. «La telefonata si è concentrata sull'analisi degli sviluppi della situazione e sulle modalità per rallentare l'escalation delle tensioni, al fine di contribuire a ripristinare la sicurezza e la stabilità nella regione», hanno detto i sauditi.
Come s’era scritto, la resilienza iraniana proietta una potente immagine di soft power verso i musulmani anche non sciiti, ci riferiamo ovviamente a livello popolare. Spesso viene sottovalutato come la relazione di potere tra élite e popolo richieda pur sempre un certo grado se non di supporto quantomeno di non profondo distacco, a prescindere dal modello politico di potere costituito. Vale cioè per qualsiasi regime o governo. Le élite medio-orientali dovranno fare i conti con questo sentimento popolare (già gravato dai 70.000 morti di Gaza), così come con le nuove attenzioni di egiziani (firmatari di recente di importanti accordi atomico-energetici e soprattutto alimentari con la Russia), turchi e pakistani (russi e cinesi).
Da qui le sorprendenti dichiarazioni del ministro della Difesa del Pakistan. Dopo aver definito Israele uno “stato cancerogeno” ha chiuso con: "Spero e prego che coloro che hanno creato questo Stato sul suolo palestinese per sbarazzarsi degli ebrei europei, brucino all'inferno". Non male per un arbitro mediatore delle trattative di pace, anche se poi ha cancellato il post su X.
FT invece, pubblica sondaggi interni a Israele in cui Netanyahu starebbe colando a picco. Alle volte, oltre le notizie, c’è da domandarsi chi le dà e perché. L’élite banco-finanziaria e soprattutto assicurativa della City, immagino sia un po’ tanto nervosa.
Pare che a gennaio, il Pentagono abbia convocato il nunzio apostolico e gli abbia brutalmente ricordato “Gli Stati Uniti hanno il potere militare per fare ciò che vogliono nel mondo” con un funzionario particolarmente gasato che ha anche citato “Avignone” come minaccia. Dopo la minaccia di Sauron sulla cancellazione eterna della civiltà iranica, Leone XIV aveva sentenziato: “La minaccia contro il popolo dell’Iran è inaccettabile” e pare che il papa, pur sempre americano, celebrerà il 4 luglio a Lampedusa. Il che, al Signore dell’ICE, piacerà ancora meno. Un quinto (poco meno) di americani sono cattolici e a novembre tutti i voti serviranno.
Regimi che cambiano quindi potrebbero essere parecchi nel prossimo futuro. Da vedere come si assesterà la dialettica interna dei poteri in Iran, se il “martirio” iraniano porterà ad uno spostamento ideologico e geopolitico internamente all’islam che porta ora a convergere sul Medio oriente anche Egitto, Turchia e Pakistan (pur sempre potenza atomica non seconda a Israele) a parte Cina, India, Russia ma anche altra mezza Asia; quanto reggerà la disperata strategia personale di Netanyahu che ora rende evidente a tutti (anche nella stampa mainstream occidentale) tutto quanto successo a ritroso dal 7 ottobre-Gaza in poi (ma anche prima), nonché -ovviamente- le fatidiche mid-term americane.
Su quest’ultimo punto tutti i sondaggi danno Trump in picchiata tranne il famoso Rasmussen (l’unico istituto di sondaggi che indovinò il primo successo alle presidenziali Clinton vs Trump), il quale è notoriamente ultraconservatore. Personalmente credo che, dato il prezzo della benzina al distributore, bollette al +6%, ultimi dati crescita ad un misero +0,7%, l’inflazione al +3,1% (tutte cifre di marzo) e il calcolo della catena delle conseguenze proiettato su i prossimi mesi, i mal-di-pancia MAGA e le emergenti ricostruzioni di come Trump avrebbe deciso di andare in guerra (NYT, notizia di nuovo più che vera in sé interessante per l’intento), l’emergente antipatia diffusa per il ruolo dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) nel condizionare la politica americana secondo gli interessi ebreo-israeliani e visto anche che lady Trump ha sentito il dovere di fare una solenne e pubblica dichiarazione che lei con Epstein non c’entra niente (excusatio non petita…), mi sa che questa volta Rasmussen sta facendo propaganda.
Ci manca solo che diano seguito alla ventilata idea di ripristinare la leva obbligatoria per rendere l'attesa del risultato delle mid-term, superflua.
Su Trump, si annuvola un’altra questione di posizionamento. Trump si sta rivelando un perfetto esecutore delle strategie del mitico “deep state” che i suoi elettori odiano. Cancellare dalle cartine l’Iran è una fissa longeva di tutti gli apparati strategici americani almeno da trenta anni. Anche qui da noi molti emotivi fanciulli delle questioni politiche s’erano eccitati dal diluvio di chiacchere anti-woke. Non so se fosse woke o semplicemente progressista o più semplicemente ancora molto “americano” scambiare il mondo delle chiacchiere per il mondo reale e concreto, sta il fatto che in quanto “molto americano” anche Trump si sta rivelando un perfetto “tutte chiacchere e distintivo”. E ancora non si sa come chiuderà la partita con Teheran e il resto del mondo ricordando che ha, a metà maggio, l’appuntamento con Xi Jinping. 
Da qui, il tornare a parlare di NATO e Groenlandia, lo scongelamento di Vance, l’altra anima del gruppo Trump, a lungo ibernato nelle settimane passate poiché in imbarazzo ideologico verso la guerra anche perché non era questa la strada strategica della lobby AI che ha alle spalle. Di colpo riappare, va in Ungheria e ora pare avrà un ruolo nelle trattative a Islamabad. Da seguire quindi la possibile eclissi del trio Hegseth-Witkoff-Kushner e l’ascesa di Vance.
Vedremo, tutto si muove in una delle più complesse transizioni di epoca storica dentro la quale ci è toccato in sorte vivere. Tuttavia, pare proprio che il duo Nethan-Trump abbia trasgredito una delle regole prime dei sistemi molto complessi, com’è molto complessa l’economia, la finanza, la dipendenza energetica, lo spirito dei popoli, le religioni, il Medio Oriente nel suo complesso e l'inevitabile multipolarità mondiale: non perturbare un sistema ipercomplesso o il caos che ne deriva ti potrà travolgere.
In questi casi da "Epic fury" a "Epic fail" è un attimo.