Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Il manuale per fabbricare Stati falliti

Il manuale per fabbricare Stati falliti

di Pino Cabras - 07/04/2026

Il manuale per fabbricare Stati falliti

Fonte: Pino Cabras

Prima hanno colpito duro i poli siderurgici di un paese che ha superato l’Italia per numero di automobili prodotte, poi gli impianti petrolchimici (peraltro con effetti ambientali catastrofici): questa sequenza non è certo casuale, perché invece recita a menadito un copione già visto. È la grammatica della “deindustrializzazione forzata” e della disarticolazione criminale del tessuto tecnologico civile, quella che in altri teatri – dalla Libia alla Siria – ha preparato il terreno a Stati svuotati, incapaci di reggere l’urto del dopoguerra.
Oggi, dunque, non si inventa nulla: si replica semplicemente un modello, quello voluto un quarto di secolo fa dai neocon di quello stesso apparato golpista che da allora regge con strumenti bi-partisan la macchina bellica israelo-americana e condiziona le mosse dei loro “clientes” presso le classi dirigenti di vari paesi, non solo in Europa. La combinazione di bombardamenti mirati alle infrastrutture strategiche e pressione prolungata serve a rendere la ricostruzione dell’Iran proibitiva, a moltiplicare le fratture interne, a spingere un intero paese di oltre 90 milioni di abitanti verso una condizione di instabilità cronica.
Dentro questo schema, la divisione dei compiti tra Stati Uniti e Israele appare sempre meno implicita. L’obiettivo non si limita a contenere, ma punta a ridefinire gli equilibri regionali e mondiali attraverso il logoramento strutturale dell’Iran.
Per il nuovo “Sionismo reale”, che coltiva ambizioni di espansione e centralità in un Medio Oriente frammentato, uno scenario di macerie diffuse è il più funzionale, anche se carico di rischi incontrollabili: l’Iran sa che questa è una lotta esistenziale e agisce di conseguenza.
Non è irrilevante il linguaggio che accompagna queste scelte. Quando il tragico pupazzo arancione di War-A-Lago parla degli iraniani come “bestie” e sostiene di poter annientare il Paese in una notte, riecheggia una retorica già vista. Yoav Gallant usò parole analoghe per i palestinesi alla vigilia della devastazione genocida di Gaza.
Il passaggio dalle parole ai fatti, in questi casi, non è mai casuale. È parte dello stesso disegno.…