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La giustizia sociale oggi non è progresso ma conservazione

di Riccardo Paccosi - 01/05/2026

La giustizia sociale oggi non è progresso ma conservazione

Fonte: Riccardo Paccosi

Nell'articolo soprastante, Il Foglio riporta la notizia - in termini ovviamente negativi - d'una riunione svoltasi a Mosca lo scorso fine settimana, lanciata dal partito marxista d'opposizione Russia Giusta guidato da Sergei Mironov.
Alla riunione hanno partecipato gli esponenti di partiti marxisti da settanta paesi del mondo (anche dall'Italia attraverso il Partito Comunista di Unità Popolare, che conosco solo di nome). 
L'assise ha deliberato la nascita di Sovintern, una nuova internazionale che si propone di difendere, in tutto il mondo, “la giustizia sociale, lo sviluppo sovrano e i valori spirituali e morali tradizionali”.
Personalmente, non ho idea di come possa andare quest'iniziativa. A occhio e croce, ipotizzo che abbia possibilità di attecchire in Africa, Asia e Sud America, ma per quanto riguarda l'Occidente mi pare piuttosto improbabile.
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A prescindere però dalle sorti di questo specifico progetto, va detto che il suo enunciato portante - evocante giustizia sociale, sovranismo e conservatorismo - coglie quel medesimo nocciolo teorico-filosofico che anche qui in Italia, sotto traccia e silenziosamente, sta pian piano prendendo forma.
La questione centrale da cui tutto si diparte, infatti, è la frattura tra il concetto di progresso e quello di giustizia sociale. Oggi, essere per l'assistenza sanitaria universale e gratuita - e in generale del welfare state - significa farsi latori di un'istanza di protezione sociale e quest'ultima, al cospetto delle dinamiche di trasformazione perpetua proprie del sistema capitalista, risulta essere altresì un'istanza di CONSERVAZIONE.
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In altre parole, si manifesta compiutamente quella connessione tra emancipazione sociale e tradizione  individuata da Pasolini oltre cinquant'anni fa: il capitalismo - affermava in una celebre intervista televisiva - ha distrutto riti, tradizioni e valori delle classi popolari, spezzandone l'identità e la coesione.
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Il fatto che l'avvento delle AI traformerà milioni di esponenti della working class in una sterminata useless class, non contraddice il concetto di progresso: quest'ultimo, infatti, si riferisce a un crescente processo di avanzamento, sviluppo o miglioramento d'efficacia. 
L'idea che il miglioramento in questione debba concernere anche la qualità della vita di tutta la società e di tutti gli esseri umani, è stata vera per un certo tempo; ma risulta oggi superata, al pari di com'è stata superata l'idea che la parola "sinistra" coincida col sostenere la lotta politica delle classi povere.
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La concezione di progresso, e a ruota anche quella di sinistra, oggi coincidono con un processo trasformativo perpetuo, senza alcuna fase di quiete. Una successione infinita di accelerazioni, stati d'emergenza e di continua spinta trasformativa, che procede alla velocità delle macchine - e queste ultime, si sa, non dormono né sognano. 
Un'accelerazione che stressa ogni oltre misura la coscienza umana, impedendole il riposo e la contemplazione.
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In tutto questo, oltre all'onnipervadenza dell'ambiente digitale, la politica progressista volge a fare tabula rasa di tutto ciò che implica coesione sociale e retaggio generazionale. 
L'immigrazionismo illimitato, svolge la funzione di rendere le città - per dirla con Paul Virilio - dei nonluoghi dove non esistono più lingua, memoria storica e ritualità in comune. 
L'agenda Lgbt/transgenderista volge invece alla dissoluzione della famiglia, ovvero di quell'impalcatura che ancora, un minimo, mantiene la società in grado di proteggere gli esseri umani dalle dinamiche accelerazioniste delle macchine. 
I due assi costitutivi del pensiero politico progressista odierno - immigrazionismo e transgenderismo - fungono insomma da disintegratori della coesione e della protezione sociali.
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Questo non significa affatto che la giustizia sociale sia diventata un'istanza di destra.
La giustizia sociale non può essere neppure di destra anche e soprattutto per le speculari trasformazioni che suddetta polarità politica, non meno della sinistra, ha attraversato nel corso del tempo: per varie ragioni, oggi non esiste una sola destra nominalmente detta che non sia allineata col neoliberismo. 
E la destra odierna crede quanto la sinistra nella vettorialità infinita del progresso: vedi, per esempio, il CEO di Palantir Alex Karp che rivendica il suprematismo dell'America per il fatto ch'essa ha fatto avanzare "valori progressisti".                                        Questo significa che né può esistere una "destra sociale" né, tantomeno, è possibile che una qualsivoglia destra - nel momento in cui accoglie la visione liberista d'una società sottomessa alla potenza livellatrice del mercato - possa difendere le tradizioni.
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Per tutte queste ragioni, il nuovo pensiero socialista, comunitarista e conservatore che sta nascendo, non potrà che porsi contro tutto ciò che oggi si definisce destra e contro tutto ciò che oggi si definisce sinistra.