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Polemiche contro Buttafuoco, che alla Biennale di Venezia accoglie anche Russia e Israele. La colpa di pensare con la propria testa

di Fulvio Scaglione - 01/05/2026

Polemiche contro Buttafuoco, che alla Biennale di Venezia accoglie anche Russia e Israele. La colpa di pensare con la propria testa

Fonte: Insideover

Non è vero che la nostra epoca confusa non offra più punti di riferimento. Uno, superaffidabile, c’è: Repubblica. Quando l’ex giornale della ex sinistra si butta di qua, tu sai con assoluta certezza che bisogna andare di là. Succede anche con le polemiche intorno a Pietrangelo Buttafuoco, dal 26 ottobre del 2023 presidente della Fondazione La Biennale di Venezia per nomina ministeriale. Dalla suddetta Repubblica, Buttafuoco viene coperto di critiche e ironie di bassa lega per aver invitato la Russia nel novero delle “partecipazioni nazionali” alla Biennale Arte. Scontentando, pensa un po’, “Commissione europea, Europarlamento, lo stesso governo italiano che lo ha insediato”. Perché l’intellettuale, a quanto pare pensa Repubblica, deve fare non ciò che gli suggerisce la sua preparazione e la sua sensibilità ma ciò che gli detta la politica.
Nell’articolo di Repubblica si citano anche, a prova delle malefatte di Buttafuoco, le dimissioni della giuria internazionale, composta da cinque donne (la presidente Solange Farkas con Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, tutti grandi nomi del mondo dell’arte), che ha lasciato perché Buttafuoco ha riammesso alla partecipazione (e quindi anche a un’eventuale premiazione) sia la Russia sia Israele che a giudizio delle giurate, invece, dovevano essere escluse perché «Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale». Le due righe o poco più dedicate alle dimissioni della giuria sono anche l’unico luogo in cui l’articolo anti-Buttafuoco di Repubblica usa la parola Israele.
Tutti questi fatti, e altri ancora che sarebbe noioso qui elencare, spingono inevitabilmente a stare dalla parte di Buttafuoco. Che non conosciamo di persona ma con il quale, a occhio, non abbiamo filosoficamente ed esistenzialmente nulla in comune visto il suo solido curriculum di destra (Fronte della Gioventù, Movimento Sociale e Alleanza Nazionale), la fama di romanziere, gli incarichi prestigiosi e, ultimo ma non ultimo, la recente conversione all’Islam. Perché il punto sta in ciò che si dice ma anche in ciò che non si dice. Noi qui a InsideOver siamo sempre stati chiari nel merito: l’arte, la cultura e lo sport, e quindi gli intellettuali, gli artisti. gli sportivi, non possono scontare le colpe della politica. L’abbiamo scritto più volte, l’ultima parlando della ballerina russa e del calciatore israeliano (lei in passato parlamentare del partito putiniano Russia Unita, lui esaltatore sui social delle azioni delle forze armate israeliane) al centro di polemiche a Firenze. Basta buffonate, dicevamo, lasciateli esibire.
Qual è la differenza tra le guerre in Iraq, Ucraina e Iran?
E lo ripetiamo anche in questo caso, come in tutti gli altri numerosi casi. Nessuno, dopo l’invasione anglo-americana dell’Iraq che causò centinaia di migliaia di morti tra i civili iracheni innocenti dopo una vasta campagna di menzogne e false notizie sulle armi di distruzione di massa, propose di escludere gli artisti americani o britannici dalle rassegne d’arte o dalle competizioni internazionali. Perché? Forse perché a morire erano uomini, donne e bambini dalla pelle più scura di quella degli ucraini? Le giurate della Biennale, forse per tirarsi fuori da una polemica che rischiava di travolgerle, si sono appellate alla Corte penale internazionale che he emesso mandati di cattura per Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu per “crimini contro l’umanità”. Bel tentativo, ma inefficace e forse anche meno nobile di quanto appaia. Perché le cose accadono anche se la Corte non interviene. Per dire: qualcun ha dubbi sul fatto che la guerra degli Usa contro l’Iran sia una guerra di aggressione motivata dagli interessi americani? O davvero qualcuno crede che a Donald Trump stiano tanto a cuore gli studenti iraniani bastonati o ammazzati in strada, o che l’Iran, come dice Netanyahu d trent’anni, fosse a un passo dalla bomba atomica? O, di nuovo, le bambine di Minab sepolte da un missile Usa contano meno dei civili di Bucha?
Tra le nazioni partecipanti alla Biennale ci sono, per fare solo qualche caso, oltre ai citati Usa, Russia e Israele, anche la Turchia (e i curdi?), l’Ungheria (che fino a ieri era il Paese-canaglia di Viktor Orban, punito dalla Ue per la mordicchia al sistema giudiziario), l’Arabia Saudita (e Kashoggi? E la pena di morte, 300 esecuzioni nel 2025?), la Siria (e i civili alawiti massacrati? E i drusi attaccati? E l’ex capo di Al Qaeda presidente?), l’Azerbaigian (e la democrazia? E il Nagorno-Karabakh?), la Cina (e gli uiguri? E i tibetani? E molte altre cose?), la Repubblica democratica del Congo (e i diritti umani e civili?), Cuba (e i diritti civili? E le detenzioni arbitrarie?), El Salvador (e l’ergastolo anche per i dodicenni?), e l’Iran (e la pena di morte? E la repressione delle proteste?)… Che facciamo? Li cacciamo tutti? Perché la questione è semplice: se sono valori, quelli che invochiamo, devono valere per tutti e allora ci facciamo la Biennale (o le Olimpiadi) con Lussemburgo, Svizzera, Svezia e pochi altri, visto che solo l’8% della popolazione mondiale vive nei 24 Paesi (sui 193 dell’Onu) che sono senza ombra di dubbio democratici. Oppure, e non c’è santo che tenga, arte, sport e cultura devono essere liberi. Liberi dalle colpe dei regimi come dai moralismi d’accatto. Quelli che nascondono la solita vecchia morale: è un puzzone ma è il nostro puzzone, quindi…