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La posta in gioco delle elezioni magiare

di Riccardo Paccosi - 10/04/2026

La posta in gioco delle elezioni magiare

Fonte: Riccardo Paccosi

Se abitassi in Ungheria, sarei sicuramente all'opposizione del governo di Orban. 
Non perché questi sia "fascista" come racconta la propaganda liberale: ci sono tanti governi di destra, in Europa, ma l'unico fra essi che si richiama esplicitamente alla memoria storica del nazifascismo è quello ucraino, cioè proprio quello sostenuto da quasi tutte le sinistre occidentali e anti-sovraniste. 
Sarei all'opposizione, invece, perché ci sono aspetti per l'appunto di destra del governo di Orban quali uno spiccato autoritarismo per ciò che riguarda il diritto di espressione e manifestazione, nonché una concezione dello Stato tendente al neo-confessionale. 
Per quanto riguarda la politica estera, inoltre, alla tutto sommato comprensibile alleanza con Trump, Orban unisce un'assai meno comprensibile ossequiosità nei confronti del sionismo e di Israele.
Elencati questi aspetti negativi e tutt'altro che secondari, ci sarebbe però da capire se altri aspetti come l'essere contro l'immigrazione illimitata siano davvero "di destra" o se invece - come io credo - esprimano semplicemente colleganza con i sentimenti e con gli interessi materiali delle classi meno abbienti. E ci sarebbe altresì da capire quanto sia di destra o di sinistra l'aver posto - come ha fatto Orban - la Banca Centrale sotto il controllo del Parlamento.
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Al di là di tutte queste faccende, se abitassi in Ungheria è probabile che, seppure strenuo oppositore di Orban, alle elezioni che si svolgeranno domenica voterei per uno dei due partiti attualmente al governo.
Questo per il fatto che, nell'appuntamento elettorale ungherese, c'è in gioco molto, molto di più del destino di una singola nazione.
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1) In primo luogo, c'è in gioco un modello: ovvero la possibilità o meno di una politica sovranista all'interno della sfera occidentale, ovvero ancora la possibilità o meno, per una nazione, di costruire un proprio modello istituzionale e socio-economico. 
Come ha scritto di recente la rivista tedesca International Politik, "in passato esisteva un legame rigido: Occidente = democrazia + liberalismo. Orbán dimostra invece che si può vivere diversamente. E questo è un cambiamento di visione del mondo: la democrazia si separa dal liberalismo".
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2) In secondo luogo, la vittoria di Orban indebolirebbe l'agonizzante Unione Europea. Un eventuale crollo eurofederale darebbe una forte battuta d'arresto ai progetti criminali di Von der Leyen e compagnia inerenti alla riduzione drastica di allevamento e agricoltura, all'attacco alla proprietà di case, al diritto di spostamento, al diritto di scelta in campo sanitario e, in generale, al benessere economico della popolazione.
Non siamo in grado di prevedere in modo netto cosa potrebbe materializzarsi nello spazio continentale dopo una caduta della UE, ma abbiamo invece piena sicurezza dell'incubo distopico che essa rappresenta oggi e ancor più di quello ch'essa è intenzionata a realizzare domani.
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3) In terzo luogo e in stretta connessione col punto precedente, vi è la prospettiva della guerra fra Russia ed Europa entro i prossimi tre anni. E' ormai chiaro, infatti, che non siamo di fronte a un riarmo attuato solo per innalzare il PIL: oltre alla foga guerrafondaia della Commissione Europea, siamo di fronte a una Gran Bretagna che pone tutte le sue prospettive future ed esistenziali nella guerra con la Russia e così la Germania. Considerato poi che in entrambi i paesi si dovrebbe votare solo nel 2029, neppure si può sperare in un cambiamento interno e imminente.
Orban, ebbene, è il capo di stato europeo che maggiormente si è speso e si sta spendendo per evitare la guerra con la Russia: non esistono priorità superiori a quella dell'evitare tale conflitto o, al limite, del generare un contesto europeo che veda Germania e Gran Bretagna correre verso il baratro col solo appoggio dei paesi baltici e di pochi altri.
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Ma a parte il tema della guerra che di per sé basterebbe, quello che gli "antifascisti" aderenti ai dogmi del globalismo proprio non riescono a capire, è che chiunque voglia che il paese in cui vive adotti un modello socio-economico diverso da quello neoliberista-mercatista promosso dalla UE e diverso anche da quello autoritario attuato da Orban - magari, chessò, un modello socialista-libertario - oggi non può che augurarsi la permanenza al potere del presidente ungherese.