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Il futuro dell’olivo? La biodiversità

di Michele la Porta - 09/12/2005

Fonte: Almanacco della Scienza


 La crescente consapevolezza che tutti i paesi sono dipendenti, per il futuro di gran parte delle loro agricolture, dalle risorse genetiche ha realizzato una solidarietà tra società, politici, scienziati e agricoltori con azioni concrete di tutela e valorizzazione della diversità biololgica. In questa direzione, il Cnr, con l’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa), di Sesto Fiorentino, ha concluso, in Toscana, un primo progetto di recupero della biodiversità autoctona di questa regione.
“Ad oggi”, spiega Antonio Cimato, dell’Ivalsa-Cnr, “nei campi collezione di Follonica sono presenti 131 genotipi. Il progetto, oltre a provvedere alla tutela di queste risorse, alla descrizione del profilo tassonomico (caratteri morfologici) e alla loro autenticità genetica (analisi del dna), ha inteso riunire, in campi collezione, la biodiversità recuperata alle varietà più diffuse negli oliveti toscani (Frantoio, Leccino, etc.), e ciò con l’obiettivo di offrire ai produttori l’opportunità di realizzare impianti moderni, economicamente ed ecologicamente sostenibili, nei quali, oltre alla tradizione varietale, sia realizzabile un forte legame con il territorio. Questi obiettivi”, prosegue il ricercatore, “sono raggiungibili solo valorizzando i vecchi genotipi. Infatti, le nostre ricerche, hanno inteso esprimere, con metodologie moderne, i caratteri fisiologici e produttivi delle piante: l’adattabilità ad ambienti difficili, alle moderne tecniche colturali e, finalmente, alla produzione di oli extra vergini di oliva dalle caratteristiche chimiche e organolettiche (acidi grassi, tocoferoli, polifenoli, aromi) particolari per valore nutrizionale e salutistico”.
 Ma per la tutela e valorizzazione della biodiversità dell’olivo, i ricercatori dell’Ivalsa-Cnr sviluppano e coordinano anche progetti internazionali che coinvolgono sia paesi europei (Croazia, Slovenia, Albania) sia paesi della sponda africana del mediterraneo. “In Algeria, Egitto, Marocco, Siria e Tunisia”, spiega Cimato, “grazie al progetto finanziato dal Common Fund For Commodities di Amsterdam, abbiamo, fino ad oggi, identificato 365 genotipi autoctoni di questi singolari ambienti. Il progetto del Ministero affari esteri italiano ci permetterà, dal prossimo anno, di riordinare la biodiversità in Albania mentre, con il progetto del Consiglio oleicolo internazionale (Coi, Madrid), stiamo concludendo le attività di identificazione, caratterizzazione e valorizzazione di oltre 60 genotipi rappresentativi della biodiversità della Croazia e Slovenia”.
Attraverso queste attività è stato possibile collaborare alla riorganizzazione e valorizzazione della biodiversità di questi paesi e, allo stesso tempo, offrire, agli agricoltori e al mondo scientifico, l’obiettivo di riunire e tutelare, nei due campi collezioni internazionali di Cordoba e Marrakech, oltre 900 genotipi rappresentativi della biodiversità olivicola del Mediterraneo.