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Gheddafi dal panarabismo al panafricanismo

di Claudio Mutti* - 12/06/2009

 
 


Consapevole del fatto che un paese con le dimensioni territoriali e demografiche della Libia può garantire stabilmente la propria libertà dal dominio straniero solamente integrandosi in una più vasta unità geopolitica, Gheddafi ha perseguito con ammirevole perseveranza il disegno dell'unificazione politica con altri paesi che condividono con la Libia l'identità araba e islamica. Nel 1972 il governo di Tripoli stipulò con quelli del Cairo e di Damasco un accordo che avrebbe dovuto realizzare una Federazione delle Repubbliche Arabe comprendente Libia, Egitto e Siria. In particolare, la Libia avviò con l'Egitto una serie di negoziati intesi ad accelerare l'unione politica tra i due paesi. Nei quindici anni successivi furono intrapresi analoghi tentativi nei confronti della Tunisia, del Ciad, del Marocco, dell'Algeria e del Sudan, ma nessuno approdò a buon fine. Nel 1989, un trattato siglato da Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania dava vita all'Unione del Maghreb; ma dopo qualche anno anche questo tentativo finì in un vicolo cieco.
Dai fallimenti con cui si sono puntualmente conclusi tutti questi tentativi, e dall'inettitudine delle classi politiche arabe a dare risposte chiare sulla Palestina e sull'Iraq, Gheddafi ha tratto conclusioni molto pessimistiche per quanto riguarda le istituzioni del mondo arabo. In un'intervista rilasciata nel 2002 alla televisione di Abu Dhabi, disse testualmente: "La Lega Araba non è altro che un giochetto per bambini, ed è bene ricordare che la Libia ha definitivamente rotto ogni legame con gli Arabi".
Era già nato "Gheddafi l'Africano". " 'Gheddafi l'Africano' nasce ufficialmente nel 1999 a Sirte, con la firma del Patto istitutivo dell'Unione Africana, confermato due anni dopo nella stessa città; l'Unione Africana, passando per la comunità degli Stati sahel-sahariani, è praticamente farina del sacco di Gheddafi, passata al setaccio mentre s'infrangeva l'assedio ai suoi danni. Dalla Sirte al Capo, uno spazio sterminato in cui muoversi con maggior disinvoltura che in un mondo arabo infido e saturo di primedonne, proponendosi così come mediatore nei conflitti interafricani. Se non si tratta di una strategia estemporanea del colonnello, l'idea di unire il Continente Nero apre delle prospettive interessanti anche per l'Europa. E' qui il caso di accennare all'Eurafrica, una visione geopolitica frutto delle riflessioni coloniali italiane degli anni Trenta che, spogliata degli elementi più anacronistici, potrebbe essere aggiornata nell'interesse delle popolazioni dei due continenti, con la Libia di nuovo al centro della scena. Il vertice Africa-Europa tenutosi al Cairo il 3-4 aprile 2000 e quello dei capi di governo euro-africani che la Grecia [ha ospitato] nel 2003 sono un segnale che qualcosa in questa direzione si sta muovendo. Un fatto è innegabile: l'Africa ha restituito le luci della ribalta a Gheddafi" (Enrico Galoppini, Tripoli bel suol d'affari, "Limes", X, 5 (2002), p. 132).
Tra il giugno e il luglio del 2007, nel corso di una visita ufficiale in alcune capitali africane, Gheddafi ha avanzato ripetutamente la proposta di intraprendere passi decisivi per gettare le basi di un'integrazione politica continentale. "Dobbiamo costruire un solo, potente governo africano, un esercito con due milioni di soldati, una moneta, un'identità africana, un passaporto africano. (...) L'Organizzazione dell'Unità Africana (organismo che ha preceduto l'Unione Africana, ndr) ha fallito, il consiglio dei ministri africani ha fallito, il parlamento africano è un parlamento inutile. (...) In Africa non siamo stati capaci di creare un governo unitario, né alcuno strumento che possa realizzare i nostri obiettivi. (...) Le masse popolari vogliono strade, ponti, sanità, istruzione, agricoltura, acqua ed elettricità. Come realizzare tutto ciò? Creando una vasta unione, ampi spazi, grandi mercati; anche l'Europa può assicurare la propria sopravvivenza solo grazie all'unione". Sul fenomeno migratorio: "Io vedo davanti a me dei giovani che vogliono andare in Europa transitando per la Libia. Perché volete andare in Europa? Dobbiamo decidere di vivere e morire nei nostri paesi. Tutto ciò deve finire, grazie alla creazione degli Stati Uniti d'Africa".
Nella politica africana della Libia, un ruolo particolare è stato assegnato al Portogallo, che viene considerato come il pilastro europeo per il dialogo con l'Unione Africana. Non a caso, Lisbona è una delle capitali europee in cui Gheddafi si è recato in visita ufficiale, circa un anno fa. La Libia non solo intende intensificare i suoi investimenti nel settore turistico e immobiliare portoghese; non solo si è accordata col Portogallo per dar vita a progetti congiunti nel settore petrolifero e petrolchimico. Una cosa particolarmente interessante è che la Libia intende sfruttare l'esperienza acquisita dai Portoghesi in Africa nel periodo coloniale, e ciò al fine di avviare progetti congiunti libico-portoghesi nel Continente Nero, soprattutto nei settori d'interesse comune (istruzione, sanità, infrastrutture, energia, turismo). Un ruolo analogo, a quanto pare, la Libia vorrebbe riservare alla Spagna.


*Dalla relazione presentata al Seminario di Eurasia tenuto a Reggio Emilia il 25 ottobre 2008