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Pensando a Marwa, martire dell’hijab

di Patrizia Khadija Dal Monte - 21/07/2009

Fonte: islam-online

   

Ci siamo più volte soffermati sui frutti avvelenati prodotti dal razzismo, che oggi si manifesta preminentemente come islamofobia, e dall'abilità con cui i governi occidentali e il compiacente circo mediatico alimentano e amministrano la paura. A seguire, sul tema, un significativo articolo sulla recente vicenda della giovane egiziana uccisa in Germania solo perchè, indossando il velo, manifestava il proprio credo.

 

La tragica vicenda di Marwa, Dio le doni la Sua pace, tocca noi donne musulmane da vicino… Prima di tutto perché quello che fu l’inizio della sua storia è un’esperienza che tutte abbiamo vissuto.

Chi di noi, indossando un pezzo di foulard di qualsiasi forma non si è imbattuta un giorno o l’altro in distinte persone che si sentivano autorizzate ad ogni tipo di commenti cattivi e gestacci gratuiti nei nostri confronti? Vai a fare la spesa, cammini per strada, te ne stai tranquillamente per i fatti tuoi ed ecco che qualche paladino dell’occidentalità si sente in dovere di aggredirti verbalmente, di farti la morale, di ricordarti che qui non c’è posto per te, con buona pace della famosa libertà e tolleranza occidentali. Sì perché quando partecipi ad un dibattito sull’islam la prima cosa che tutti spiattellano come cosa assolutamente accertata e indiscutibile, dogmatica oserei dire, è quella che l’Occidente è molto, ma molto superiore alle altre culture in quanto a rispetto dell’altro, del diverso…

E qualche volta c’avrei pensato anch’io di reagire in qualche modo a questa aggressione ripetuta, mi sarei detta: “Ma facciamoci le foto a questi imbecilli, e poi in questura a sporgere denuncia… se una possibilità di giustizia esiste per tutti…” Io non l’ho mai fatto, ho preferito lasciar perdere e non so se è per quella misericordia che ci ha insegnato il Corano verso gli ignoranti.: “I servi del Compassionevole: sono coloro che camminano sulla terra con umiltà e quando gli ignoranti si rivolgono loro, rispondono: “Pace!” (XXV,63); o l’esempio del Profeta, per lunghi anni beffeggiato e anche picchiato, la pazienza che ha dimostrato… o se invece è stato per pigrizia: Le contrapposizioni costano fatica, anche se il difendersi dall’ingiustizia è un dovere per il musulmano, un atteggiamento benedetto da Dio: “Eccetto* coloro che credono, compiono il bene e spesso ricordano Allah, e che si difendono quando sono vittime di un’ingiustizia.”   (III,108)Allah non vuole l’ingiustizia per il creato.”(XXVI,227) poiché se la si lascia vivere nel mondo essa si allarga e la corruzione prospera sulla terra… “…

Il gesto seguito a quella offesa iniziale è stato fatto passare come proprio di una personalità malata… Certo, grazie a Dio non tutte le storie giungono a queste soluzioni estreme e tuttavia in quel gesto c’è l’emersione eclatante di un subdolo stillicidio in atto contro la religione musulmana e la donna musulmana in particolare, che penalizza sopratutto i nostri figli e le nostre figlie, proprio nella loro possibilità di realizzare un’integrazione equilibrata nella società in cui vivono e spesso sono nati, senza dover vergognarsi delle proprie radici, dei propri genitori, della propria religione, o scegliendo questa,sentirsi esclusi e isolarsi creando un piccolo mondo nel mondo, ritrovandosi solo con i propri, e anche in questo caso impoverendo l’esperienza umana e religiosa, poiché il confronto sereno e intelligente con la cultura occidentale avrebbe delle ricchezze da dare all’essere musulmano stesso, al suo rinnovamento… E ci sono poi quelli che si ribellano confusamente a tutto e non appartengono più né ad una terra né all’altra e si immergono nelle dinamiche consumistiche che dominano in questa società, nella patetica illusione di un riscatto delle proprie diverse origini, e i soldi non bastano mai poiché l’immagine griffata da assumere è cosa costosa, e poi non basta neanche essa stessa a coprire un volto che rimane diverso… E forse il sogno bianco di Michael Jackson così osannato in questi giorni in cui è venuto a mancare non è poi al singolare… E al di là delle sue qualità artistiche che non voglio discutere, in tutta la prosopopea che è seguita alla sua morte non c’è forse ancora, anche, un innalzare l’uomo bianco, in colui che ha fatto il possibile e l’impossibile per assomigliargli?

E i mass media… come non ricordare ancora una volta la loro responsabilità nel mondo attuale nella formazione degli idoli e dei contro idoli, e nel fatto che ci riguarda, nell’associazione tra foulard islamico e integralismo e terrorismo, che quando l’onesto cittadino si vede una donna velata davanti non può più esimersi da pensare ad attentati e barbarie varie, e tu te ne stai là invece innocentemente, convinta di aver bene abbinato il colore del foulard con il vestito e sorridi il più possibile, per non fare paura all’uomo bianco…
Un ultimo pensiero va a Marwa, donna e sorella coraggiosa, non violenta, che attraverso la legge voleva difendere la sua dignità e il suo diritto ad essere cittadina tedesca musulmana, spezzato da chi invece l’essere cittadino europeo lo rivendicava solo a sé, purezza di razza, cultura e religione che ci rimanda ad altri sogni non così lontano da noi in questi giorni… Pace su Marwa.