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Ritrovare la connessione con la Terra e l'Infinito

di Marcella Danon - 24/03/2006

Fonte: ecopsicologia.it


  

In un percorso verso una più completa e realizzata umanità, la natura si pone come "ponte" tra il finito e l'infinito,
tra il quotidiano e l'universale, tra il materiale e lo spirituale.

   
Oggi siamo abituati a pensare al mondo naturale come allo sfondo dipinto di un scenario in cui soltanto noi umani abbiamo il ruolo di protagonisti, ma nell'inconscio collettivo dell'umanità e nella nostra stessa memoria genetica, è chiaro il ruolo della natura come principio più vasto che ci genera, accoglie e fa crescere.

Adamo è stato creato da un pugno di terra e la figura di Madre Terra permea quasi tutte le culture dell'umanità. L'ambiente naturale è, che ci piaccia o no, la nostra "casa" in senso archetipico, è la nostra origine: dalla terra nasciamo e alla terra torniamo; anche se il nostro viaggio non finisce lì. La terra ci richiama, quindi alla nostra realtà, ai nostri limiti, ma anche agli sconfinati orizzonti che si aprono davanti a noi, ci ricorda quanto siamo piccoli e quanto siamo grandi. Piccoli... perché siamo proprio piccoli davanti all'immensità di un cielo stellato e grandi perché abbiamo saputo crescere e diventare quello che siamo diventati. La terra è parte di noi, perché noi siamo parte della terra.

Ritrovando la nostra connessione con la terra, si allentano le maglie di quel bozzolo che tutti prima o poi costruiamo attorno al nostro povero piccolo "io" spaventato, nella convinzione di salvarci da chissà quale sofferenza e condannandoci così invece a una lenta morte di inedia per mancanza di nutrimento affettivo e spirituale... La natura diventa così l'antidoto all'egotismo, all'alienazione da sé e dal mondo, diventa la casa a cui possiamo fare ritorno ogni qual volta abbiamo bisogno di ritrovarci, di entrare più profondamente in contatto con noi stessi, di ricaricarci, di sentirci meno soli e meno spaventati, per poterci aprire ogni volta un po' di più.

Quando, attraverso un percorso di crescita personale che consolida un rapporto di conoscenza e fiducia nei confronti di se stessi, prima di tutto, si arriva a riconoscere, accogliere e accettare la complessità del proprio mondo interno, diventa più facile interagire e dialogare con gli altri, con la ricchezza e la varietà del mondo esterno e permettere alla vita di rivelarsi ai suoi livelli più alti. Si creano le condizioni ottimali per permettere all'individuo di oltrepassare i confini della consapevolezza ordinaria, incentrata tutta su un punto di vista soggettivo e limitato della realtà, per attingere alle sfere più alte della consapevolezza che ogni singolo essere umano può raggiungere, e riconoscersi parte di un disegno molto più vasto, in cui scoprirà di essere in connessione profonda con tutto ciò che è.

Ma se fin qui ci può portare l'eredità dell'inconscio collettivo e può colmare il vuoto lasciato da una mancata presenza a noi stessi e al mondo circostante con un rassicurante senso di appartenenza, c'è una nuova tappa evolutiva che ci attende e fa perno sul rinnovato bisogno di trovare e definire la propria identità, e mette in gioco ogni concezione dell'uomo comunemente diffusa.

Quella che è si propone attualmente, infatti, è una evoluzione del concetto stesso di umanità, una ridefinizione della natura del nostro "essere umani" su questo pianeta Terra. La crisi esistenziale che stiamo attraversando come individui e/o come società, può diventare una crisi di crescita e ci può portare a dare un senso nuovo e ben più vasto alla nostra vita, ricollegandoci non solo al mondo in cui viviamo e di cui siamo parte, ma anche e soprattutto, come scopriremo a poco a poco, al "mondo che siamo".

Il risveglio spirituale, la consapevolezza di essere goccia in un oceano infinito – e come tale di condividerne la stessa natura – non è più una romantica immagine metaforica con cui adornare i pensieri e i discorsi, ma è un concreto punto di arrivo. E' una rivelazione che trasforma radicalmente la percezione che si ha di sé e del mondo, e diventa a sua volta il punto di partenza verso un nuovo cammino che percorre a ritroso il percorso dallo spirituale al materiale e riporta l'individuo a concentrarsi e a operare proprio sul "qui e ora". Su quel finito che, come un ologramma, contiene tutto l'infinito.

La natura è, ancora una volta, un importante momento di passaggio in questo processo, in quanto una volta "risvegliati", aperti a una percezione più vasta delle strette interelazioni tra noi e il mondo, non possiamo non sviluppare un atteggiamento di cura amorevole nei confronti del mondo naturale che ci circonda. Animali, piante, ecosistemi, diventano estensioni del nostro stesso essere, nostro come esseri umani, non più come singoli individui, e come tali vengono considerati, curati, usati, quando necessario, con rispetto e buon senso. L'impegno ambientalista acquista così una chiave completamente nuova in cui non per senso del dovere, ma per amore, si impara a impegnarsi per una gestione migliore delle risorse e per uno sviluppo sostenibile.

Sentire la connessione con la natura, infatti, può far crescere la motivazione a prendersi cura di lei con più attenzione e, viceversa, occuparsi della natura sviluppa questo senso di connessione e può portare anche a esperienze di tipo spirituale.

L'esperienza spirituale, intesa come ampliamento della consapevolezza oltre i confini di una percezione egoica, o ego-centrica, della realtà, non limita i suoi effetti a una differente e attenzione alla natura, ma si riflette in ogni campo dell'esistenza, a partire da questo nuovo punto di vista che permette all'individuo di sentirsi parte di un progetto più grande risvegliando in lui il desiderio di offrire un suo contributo al progetto, alla vita. Viene così favorita una maggior sensibilità sociale, un maggior impegno nella vita della comunità, un'applicazione di principi etici nel mondo del lavoro, una maggior maturità nella gestione delle dinamiche interpersonali, un rapporto più sereno e armonioso con gli altri e con se stessi.

tratto da Ecopsicologia, di Marcella Danon in via di pubblicazione

pubblicato su ABLE, Roma, novembre 2005

 

 

Ecopsicologia oggi

La perdita del senso di connessione e interconnessione con qualche cosa di più vasto, con la natura, con la Creazione, con il Cosmo, ha un costo pesante in termini esistenziali e favorisce la nascita di problemi legati al senso della vita, alla scala dei valori, alla motivazione e alla capacità di entusiasmarsi al progetto della propria esistenza.

Ha un costo pensante anche in termini materiali: si traduce in mancanza di sensibilità, rispetto e attenzione per il prossimo, per il mondo animale, per l'ambiente naturale, per l'equilibrio degli ecosistemi, per la biodiversità.

C'è una strettissima interazione tra questi due poli: contatto col mondo e contatto con se stessi o "non contatto" col mondo e "non contatto" con se stessi. Disconoscendo la nostra natura terrestre, perdiamo il contatto con ciò che siamo e perdiamo il senso più vasto di ciò che siamo .

L'Ecopsicologia nasce per svegliare la psicologia, per sottolineare che molto del malessere contemporaneo ha le sua radici non solo nel vissuto intrapsichico personale, ma anche nella perdita del senso di connessione con la vita stessa. Ritrovare il legame con l'ambiente circostante può diventare punto di partenza per ritrovare il contatto con la totalità di se stessi. E viceversa.

L'Ecopsicologia nasce per risvegliare i singoli dal torpore di credersi soli, isolati, autarchici, circondati da "cose" di cui poter disporre a piacimento, nasce per allargare orizzonti, percezioni, visione di sé e del mondo, nasce per riconnettere l'individuo al mondo e il mondo all'individuo, in un'ottica sistemica e sinergica.

L'Ecopsicologia è una psicologia del noi. E' il futuro.