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Calcio: la solita tragicommedia all’italiana

di Carlo Gambescia - 25/05/2006

Lo scandalo che ha travolto Luciano Moggi, le intercettazioni telefoniche di rito e la società dello spettacolo che si avventa sulla preda ormai ferita

Achi fanno male le
intercettazioni telefoniche?
Di sicuro agli
indagati. E a chi disgraziatamente
è restato inciuciato, per
aver telefonato, magari per
sbaglio, una sola volta a Moggi.
Il quale come scrivono i
giornali teneva il telefonino
sempre acceso. E rispondeva a
tutti: ministri, presidenti,
avvocati, “sottopanza”, addetti
agli spogliatoi, maghi, venditori
porta a porta…
Tutti chiamavano: il potente
che voleva far vincere la squadra
del paesello natio. Il ministro
tecnocrate che sognava di
iscrivere i figli alla scuola calcio
della Juventus… Perciò
ora sarebbe facile facile fare
del moralismo su Calciopoli.
E invece è più interessante un
altro aspetto: quello di come
la società dello spettacolo
(televisioni e giornali) abbia
immediatamente fagocitato la
notizia, trasformandola nell’evento
dell’anno.
Subito è partita “Striscia la
Notizia”, con gli insulti a
caratteri cubitali dei tifosi: e
noi tutti lì a ridere. Poi le imitazioni…
Altre risate. Le parafrasi
satiriche della canzonetta
della Nannini: “Il telefono no,
il telefono no… E giù altre
risate. E chissà che altro ci
“toccherà” ridere fino ai mondiali.
Moggi come Totò, Sordi,
Manfredi, Tognazzi, Vianello.
L’Italia ride. E Moggi
piange, così scrivono i giornali.
Lo scenario che viene
costruito sulle macerie dello
scandalo è quello della commedia
all’italiana. Si ride sulle
nostre debolezze, per poi,
attenzione, come al solito, non
venire a capo di nulla… La
solita Risatopoli.
Si dirà: allora vuoi Flores
d’Arcais, e compagnia giudicante
e fucilante. Vuoi che
scorra il sangue… Vuoi i giacobini
con la picca. Sei pure
tu un giustizialista…
No. Ma francamente vedere,
ancora una volta, davanti a
uno scandalo di questa portata,
che certa Italia la butti sul
ridere… Fa male al cuore.
Ma perché ridono i cretini?
Per due semplici motivi.
In primo luogo, noi italiani
siamo poco seri: so che odioso
dirlo, ma, piaccia o meno, è
così. È inutile ricordare certe
pagine “ottosettembrine” di
storia patria alla Alberto Sordi
(“Comandante, aiuto, i tedeschi
si sono alleati con gli
americani!”). Basti qui sottolineare
che in Italia l’opera buffa
e l’operetta hanno sempre
trovato ammiratori e reinventori.
Adirittura nella variante
dell’opera semiseria (fra il
Sette e Ottocento). Che imponeva
e impone l’elemento
patetico (Moggi che piange),
la presenza del “basso buffo”
(il potente che chiede piaceri a
Moggi). E l’inevitabile lieto
fine, con Moggi che si riscatta,
aprendo una scuola-calcio
in Africa. Sulle note di A
beautiful Day, con gli italiani
che applaudono felici.
In secondo luogo, e non sono
io dirlo, ma Guy Debord, si
vive nella società
Segue dalla prima
(…) dello spettacolo: e una rappresentazione
riuscita porta successo e
soldi. Ecco perché i media si sono
letteralmente tuffati sullo scandalo
Moggi: troppo succulento, economicamente
parlando (come ritorni
pubblicitari e sponsorizzazioni). Di
qui titoloni, inchieste, speciali,
tavole rotonde per far volare l’audience.
Di più. Visto che siamo italiani:
e… vai con la bella satira, di
cui sopra. Insomma un bel mix di
moralismi, frizzi e lazzi… Tromboni,
tromboncini, guitti, e saltimbanchi.
Significativo poi il fatto, che appena
venuta fuori la storia, tutti, dico
tutti (giornalisti, giocatori, allenatori,
conduttori, politici, nani e ballerine),
si sian subito messi lì a negare
di non aver mai frequentato o
conosciuto Moggi… Il quale a sua
volta, in un clima appunto da commedia
all’italiana, ha parlato di
complotto contro di lui.
Che dire? Votare per Rifondazione
calcistica? Con Gianni Rivera presidente?
Spegnere la televisione e
non leggere i giornali? Ecco forse
questa sarebbe un’idea giusta e
dignitosa. E intanto smettere di
ridere. Perché nell’Italia dove i
ministri chiedono raccomandazioni
per aspiranti giovani figli calciatori
(e poi ridevano del figlio di Gheddafi…),
e dove la gente comune
critica - ma se solo potesse… -,
ridere di Moggi caduto in disgrazia,
è come ridere di se stessi.