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Annullate 140mila residenze palestinesi

di Miche Giorgio - 12/05/2011




Tra il 1967 e il 1994 Israele ha usato criteri, mai resi noti alla popolazione sotto occupazione militare, per annullare lo status di residente in Cisgiordania a circa 140mila palestinesi. Lo rivelava ieri il quotidiano israeliano Haaretz riferendo le ammissioni fatte al Centro per la Difesa dei Diritti dell'Individuo, dal consigliere legale dell'ufficio del ministero della giustizia israeliano competente per la Cisgiordania.

Fino al 1994, anno della nascita dell'Anp, le autorità militari israeliane imponevano ai palestinesi della Cisgiordania che si recavano in Giordania di lasciare i loro documenti al valico di Allenby. In cambio ricevevano un permesso per attraversare il confine. Quel permesso era valido tre anni e poteva essere rinnovato solo tre volte, ogni volta per un anno. La carta di identità dei palestinesi non rientrati in Cisgiordania sei mesi prima della scadenza del permesso, veniva inviata al Registro della popolazione e timbrata con la sigla NLR (no longer resident, non più residente). Tutto ciò avveniva all'insaputa degli interessati. Il Centro per la Difesa dei Diritti dell'Individuo ha spiegato che il numero totale dei palestinesi che hanno perduto il diritto a vivere nella loro terra è rimasto segreto sino ad oggi.
Intanto pare aver raggiunto un altro risultato la campagna "Bds" (Boycott, Divestment, Sanctions) messa in atto da attivisti internazionali nei confronti di Israele, sino a quando Tel Aviv non porrà fine all'occupazione e alle sue politiche anti-palestinesi. La tedesca Deutsche Bahn, azienda che opera nel settore dei trasporti ferroviari, si è ritirata dal progetto di costruzione di una linea israeliana ad alta velocità (28 minuti da Gerusalemme a Tel Aviv) perché per 6,5 km entra all'interno della Cisgiordania. I primi cantieri della Tav israeliana sono stati aperti nel 2005 e dal progetto trae profitto anche l'italiana Pizzarotti & C. SpA di Parma, incaricata di scavare un lungo tunnel, di fronte ai villaggi palestinesi di Beit Surik e Beit Iksa. In origine la costruzione di questa parte di linea era stata aggiudicata all'impresa israeliana Shapir in partnership con l'austriaca Alpine.

La costruzione è stata ferma per anni a causa delle obiezioni degli ambientalisti israeliani. Nel frattempo la Alpine ha fatto retromarcia, dando spazio all'italiana Pizzarotti che non sembra aver alcun problema ad operare contro la IV Convenzione di Ginevra che vieta lo sfruttamento delle terre di un popolo da parte di una potenza occupante.