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Il fanatismo e’ l’oppio dei popoli. Lettera aperta ad un amico comunista

di Giuliano Corà - 12/05/2011

 




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Caro R., diversi giorni fa, in risposta ad una mia mail in cui inoltravo materiali secondo i quali sembrava si stesse configurando una responsabilità del Mossad nell’assassinio di Vik Arrigoni, mi rimproveravi (per l’ennesima volta) di usare, invece del termine ‘Israeliani’, quello di ‘Ebrei’, affermando che così facendo io avallo la connotazione razziale e religiosa che Israele vorrebbe dare al suo Stato. A parte questo argomento, su cui possiamo tornare in futuro (per l’ennesima volta, tra parentesi, ti rispondo che gli ‘Ebrei’ non li ho inventati io: si sono ‘inventati’ da soli), quel che mi ha colpito della tua lettera è stata una frase: “comunque, la religione è l’oppio dei popoli”.
Ti confesso che mi son corsi i brividi lungo la schiena. D’improvviso ho rivissuto anni ed anni di frequentazione dei partiti della sinistra, anni di ‘ateismo militante’, anni in cui ogni cedimento alla dimensione ‘spirituale’ veniva stigmatizzato come una deriva piccoloborghese, ed in quanto tale irriso ed additato al pubblico ludibrio.
Ma mi son venute in mente anche altre cose. Quelle cupe e grottesche istituzioni che furono i Musei dell’Ateismo, sparsi per ogni dove in Unione Sovietica; e le splendide cattedrali ortodosse moscovite – monumenti d’arte, prima che di religiosità – abbattute per costruire piscine per il popolo (serviva proprio quel posto lì, al popolo?).
Ed altre ancora. Conosci il ‘volo dell’Anima’? Nello Sciamanesimo viene così chiamata la capacità degli Sciamani di spostarsi, durante la trance, in corpi o forme differenti, assumendo sembianze a volte non umane, e di trovarsi in vari luoghi nello stesso momento. Pare che Stalin, nella sua campagna per estirpare simili ‘barbariche’ credenze dalle popolazioni siberiane, facesse caricare gli sciamani sugli elicotteri, dai quali poi, giunti a varie centinaia di metri di altezza, venivano buttati giù, al grido di: “Adesso vola!”.
Anche mi è tornata alla mente quella scena del film “Sette anni in Tibet” (J.J. Annaud, USA/GB, 1997), versione un po’ romanzata ma accettabile del bel libro omonimo dell’ austriaco Heinrich Harrer, in cui Mao Tse-Tung, invitato a Lhasa da Sua Santità il Dalai Lama per discutere del futuro del suo Paese, calpesta con spregio i mandala di burro realizzati in suo onore, sibilando anch’egli rabbiosamente tra i denti: “La religione è l’oppio dei popoli”. Ancora pochi mesi, e il Tibet sarebbe stato invaso da una dittatura al cui confronto il Reich nazista impallidisce, e avrebbero avuto inizio il genocidio e l’etnocidio che, ormai, ne hanno quasi completamente cancellato popolo, identità e cultura. In onore, naturalmente, di quella Dea Ragione in nome della quale temo siano stati commessi più delitti di quanti ne abbiano commessi tutte le religioni del mondo messe insieme.
E tu mi scrivi così. Siamo dunque ancora a quei passi? Il Comunismo pare sia morto, e sinceramente ciò non mi rende felice: sono ancora convinto, come anche Sua Santità il Dalai Lama ha dichiarato (nonostante tutto quel che ha passato!), che “il marxismo sia l’ultimo custode filosofico di valori etici che il capitalismo distrugge con la religione del profitto”. Tuttavia, quando leggo affermazioni come la tua, e ricordo a quali mostruosi esiti hanno condotto, quasi oso pensare che anche Sua Santità, nella Sua infinita benevolenza, si sia illuso.
So bene che questo in cui viviamo oggi è forse il peggiore dei mondi possibili, ma tuttavia mi chiedo che succederebbe, se il ‘Comunismo’ dovesse ritornare? Ancora chiese abbattute? Ancora culture cancellate? Ancora religiosi e ‘credenti’ cacciati a frustate? È ‘libertà’, questa? È ‘umanesimo’? È ‘socialismo’?
Scusami, ma non lo credo, e continuo a pensare di aver fatto la scelta giusta abbandonando quelle sponde politiche. Forse sono ancora ‘comunista’ nel cuore, ma farò fatica a credere ancora ad una proposta politica comunista. Almeno fino a quando mi verrà fatta con parole come quelle che tu hai usato.



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