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La filosofia antica come tensione verso la saggezza

di Paolo Scroccaro - 09/01/2006

Fonte: filosofiatv.org

 

1)FILOSOFIA E PHILOSOPHIA PERENNIS

L’etimo (greco e latino) parla da solo e non lascia dubbi: la Filosofia non può che esser tensione verso la Saggezza o Sapienza; in assenza di tale impulso, l’uso del termine Filosofia appare abusivo. L’esperienza della tensione verso la Saggezza, lungi dall’essere un fenomeno tipicamente greco, si riscontra in pressocché tutte le culture antiche, a Oriente e a Occidente, prima e dopo i Greci (sia pure con tonalità e metodiche diverse, che hanno dato origine a molteplici vie di ricerca e di realizzazione). Ciò giustifica l’uso del termine Philosophia Perennis, per indicare l’insieme di tali variegate esperienze, accomunate da un medesimo impulso soggiacente.

 

2)FILOSOFIA E SOPHIA

Nel tendere alla Sophia, gli antichi filosofi raramente peccano di presunzione e si pretendono originali: quasi sempre infatti guardano al passato, mettendosi sulle tracce di una “Sapienza originaria” in gran parte occultata. Tali tracce sono per lo più costituite da miti, simboli e figure sapienziali del passato, che antecedono la cosiddetta “nascita della filosofia greca” di cui parla la manualistica liceale ed universitaria; quest’ultima presenta la storia della filosofia in chiave evoluzionistica, presupponendo un sostanziale progresso del pensiero razionale a partire dai primi balbettii filosofici di Talete e Anassimandro. Tale ricostruzione, che soddisfa la mentalità “progressista” ad oltranza del mondo moderno, non corrisponde ai dati culturali forniti dalle antiche esperienze filosofiche d’Occidente e d’Oriente, che fluiscono in ben altra direzione(v. referenze che verranno allegate).

 

3)LA VERITA’ SAPIENZIALE NON PUO’ ESSERE PRODOTTA DAL SOGGETTO UMANO, BENSI’ “RICORDATA” O “DISVELATA”

Alétheia: questo è il termine greco ricorrente che la manualistica traduce con “verità”. Esso merita qualche attenzione supplementare, poiché l’etimo indica letteralmente il non-oblio, cioè il ricordo, la rammemorazione, come essenza della verità e della sua accessibilità: non si tratta di un dato secondario su cui si possa sorvolare in fretta. E’ noto infatti che la dottrina socratico-platonica della Conoscenza realizzativa è presentata, certo non per caso, come dottrina del Risveglio interiore, che conduce alla Rammemorazione (e dunque all’intuizione noetica) della “Sapienza iperuranica”. Non per caso, le scuole pitagoriche e quelle platoniche erano anche confraternite dedite al culto delle Muse e specialmente di Mnemosyne, dea della Memoria. Ovviamente, la “Memoria” in questione non è meramente empirica e non riporta indietro nel tempo, bensì oltre ogni tempo, là dove dimora stabilmente “non una sapienza acquisita per mezzo di ragionamenti…ma una sapienza perfetta dall’eternità e che non viene mai meno…la sapienza prima e originaria”(Plotino, ENNEADE V).

 

4)LA SAGGEZZA COME APERTURA ALL’ILLIMITATO

La semplicissima nozione di Apeiron (Illimitato), una delle più antiche parole della storia “ufficiale” della filosofia, che come tale ritroviamo già in Anassimandro (canonizzato come il 2° filosofo, dopo Talete), costituisce una delle chiavi più importanti per accedere alle dottrine filosofiche e sapienziali. I non-filosofi si qualificano (negativamente) per il loro attaccamento al Limitato (cioè a qualche ente o insieme di enti), valutato dogmaticamente come se fosse il Tutto o un suo surrogato privilegiato. Ciò corrisponde ad un livello coscienziale angusto che deve esser superato: questo insegna la filosofia, che esorta ad un ampliamento della consapevolezza, avente come fine ultimo l’apertura all’Illimitato, cioè al Tutto che in quanto tale è oltre ogni limite, oltre ogni confine “formale”(che invece è caratteristica degli enti o comunque di ciò che è contenuto nel Tutto). Per motivi che vedremo (ma che in parte sono già intuibili), tale Illimitato o Tutto troverà riscontro totale o parziale anche in altre espressioni quali: Uno, Agathon, Sovraformale, Aformale, Infinito, Brahman nirguna…

 

5)OSTACOLI SUI SENTIERI CHE PORTANO ALL’ILLIMITATO

Relativamente allo stato umano, le potenzialità conoscitive si trovano impedite da forze psichiche potenti che fissano continuamente vincoli e gioghi, tali per cui la mente non accoglie incondizionatamente quanto le si offre, le si fa incontro, ma solo ed esclusivamente sub condicione, quindi con prepotenza calcolatrice. I fattori più generali che impregnano la mente impura e prevaricatrice dell'ordinaria umanità vengono riportati in ultima istanza all’egocentrismo e all’antropocentrismo, quindi a prospettive molto ristrette.

 

6)LA PURIFICAZIONE, CIOE’ LA RIMOZIONE DEGLI OSTACOLI

Le purificazioni di cui trattano le antiche scuole non hanno nulla di oscuramente misticoide: le innumerevoli regole di vita figurano molto spesso come supporti che orientano al ridimensionamento della volontà di potenza dell’ego e della tracotanza umana, ridimensionamento che si accompagna al risveglio animico e ad una crescente apertura noetica. Si pensi per esempio ad alcune regole, quali la rinuncia alla proprietà privata e perfino alla famiglia (v. scuole pitagoriche e platoniche); si pensi alla pratica della temperanza e della sobrietà, considerate quali presupposti irrinunciabili di qualsiasi altra virtù e di qualsiasi percorso spirituale. Come si può notare, la filosofia non ha nulla in comune con le elucubrazioni cervellotiche degli intellettualini annoiati, che oggi abbondano più che in altri tempi, e che pretendono di risolvere i problemi spirituali escogitando avventurose formule concettuali.

 

7)VERSO LA CONOSCENZA CONTEMPLATIVA

La purificazione animica e mentale, liberando da vincoli e gioghi, predispone alla contemplazione, cioè alla conoscenza ospitante, che accoglie e non preseleziona, “lasciando essere l’essere”, per usare un’espressione diventata di moda. Tale stato realizzativo si accompagna ad una visione simpatetica e non più contrappositiva: infatti, nella misura in cui le pretese umanocentriche vengono messe a tacere o almeno declinano, scaturisce l’esperienza sublime della “con-spirazione cosmica”, dice Giamblico richiamando una insuperabile formula pitagorica, il cui significato essenziale, per altro, si ritrova in tutte le saggezze tradizionali, d’Occidente e d’Oriente.

 

8)GRADI DI CONOSCENZA E APERTURA CONTEMPLATIVA

Ogni grado di conoscenza corrisponde ad una particolare prospettiva; nella storia della filosofia, non solo antica, sono note le riflessioni sugli angoli visuali che fanno capo ai sensi, alla ragione(dianoia) e all’intelletto contemplativo (nous). Il celebre “mito della caverna” di Platone è un compendio della dottrina tradizionale dei gradi del conoscere: essa insegna che in ogni “punto di vista” affiora qualcosa della verità totale, per cui esso non può essere né azzerato né assolutizzato, ma considerato come un punto d’appoggio per elevarsi al grado successivo, in vista dell’apertura noetica totale (v. dialettica ascensiva di Platone).

 

9)COSA ACCADE QUANDO UNA CIVILTA’ NON E’ VIVIFICATA DA QUALCHE SAGGEZZA CAPACE DI APERTURA VERSO L’ILLIMITATO ?

 

F. Schuon concludeva il suo SGUARDI SUI MONDI ANTICHI avvertendo che “una civiltà è integrale e sana…in quanto le sue espressioni o le sue forme lasciano trasparire l’Aformale”; ma quando questo non accade, allora “gli uomini si combattono fra loro per delle ombre”(v. Platone, REPUBBLICA, VII), poiché viene enfatizzato qualcosa di parziale, che gli assolutizzatori  pretendono di imporre come se fosse l’assoluto, con gli inevitabili conflitti e squilibri cosmici che ne discendono e che sono sotto gli occhi di tutti. Questo spiega l’impegno politico, diretto o indiretto, degli antichi filosofi, impegno rivolto ad una sostanziale funzione di riequilibrio universale. E’ il caso qui di rimarcare che quando i platonici(e non solo loro) si ispirano, nel far ciò, ad uno stato ideale archetipico, l’essenza di tale modello politico e civile consiste nell’esser orientato verso l’Aformale (il Bene Incondizionato di Platone), con tutte le innumerevoli applicazioni che ne possono conseguire sul piano storico-politico.

 

10)PER UNA FILOSOFIA MILITANTE: LA FUNZIONE RISANATRICE E ARMONIZZATRICE DELLA PHILOSOPHIA PERENNIS NEL MONDO ATTUALE

 

Ieri come oggi, la filosofia non può che denunciare le prevaricazioni che, scambiando la parte per il Tutto, vorrebbero assolutizzare la parte obliando il Tutto. Ovviamente, le prevaricazioni ed i correlati sbilanciamenti possono cambiare nelle varie epoche, obbligando la critica filosofica agli adattamenti richiesti dai contesti, anche se permangono dei tratti comuni e perenni. Nel mondo contemporaneo, i fenomeni più inquietanti possono riguardare:

a)      la sopravalutazione della tecnoscienza e dell’economia (v. le critiche di Jünger, Heidegger, Severino…);

b)      lo scientismo fondamentalista, sfociante in una specie di fideismo laico che si ripercuote a vari livelli nella vita civile e individuale (v. le critiche di Illich, Feyerabend, Panikkar, F. Capra…);

c)      la crescente devastazione della Terra in nome di etiche antropocentriche (v. Bacone, Kant, Hegel…) che vorrebbero ridurre il mondo a strumento manipolabile per fini umani, troppo umani (v. le critiche dell’Ecologia Profonda);

d)      la mancanza di un valido dialogo interculturale e interreligioso, là dove,in assenza di una metafisica unitiva, prevalgono atteggiamenti unilaterali che dogmatizzano certe formule dottrinarie, con tutto l’esclusivismo aggressivo che ne consegue;

e)      la fede oltranzista nella bontà della civilizzazione occidentale, missionata ad una omologazione planetaria che annienta le culture refrattarie in nome del “pensiero unico”(v. le critiche di Latouche, Goldsmith…);

f)        l’insipiente indifferenza verso le saggezze premoderne, in nome della supponenza delle ideologie oggi prevalenti, insipienza di cui è abbondantemente permeata la manualistica scolastica e universitaria di quasi tutte le materie, con effetti nocivi e diseducativi sulle giovani generazioni (ma anche sui docenti e sugli adulti).     

Ieri come oggi, la filosofia deve custodire il pluralismo e l’apertura, in nome di quella “propensione all’Intero” che da sempre la qualifica, oltre ogni chiusura e restrizione, svolgendo così anche un ruolo essenziale e insostituibile in ciò che oggi si potrebbe chiamare l’autentica “educazione civica”, di cui quella scolastica è una banale contraffazione.